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All'imbocco della pausa estiva, Lando Norris traccia una linea e analizza con estrema schiettezza i primi mesi del suo campionato da iridato in carica. Di fronte a una situazione di classifica complessa e a un divario dai battistrada difficile da colmare nel breve periodo, il pilota britannico rivendica con fermezza la qualità del proprio rendimento al volante, affrontando il prosieguo della stagione 2026 con pragmatismo e senza cercare alibi.
Mettendo a confronto la prima metà di questo campionato con quella del 2025, Norris sottolinea come il proprio livello prestazionale sia persino cresciuto, pur dovendo fare i conti con un pacchetto tecnico meno competitivo rispetto alla concorrenza. “Sono il tipo di persona che vive nel presente e guarda al futuro. Onestamente, credo di aver dato persino di più in questa prima metà di stagione rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Certo, vorrei una macchina migliore, una vettura che mi dia più opportunità e risultati in termini di prestazioni pure, ma del lavoro che sto facendo al volante sono molto, molto contento”.
La consapevolezza del margine accumulato dai rivali non spinge il campione in carica a facili proclami, ma piuttosto a una visione realista delle forze in campo. “È difficile, perché recuperare anche solo 100 punti da dove sono ora gli avversari sarà parecchio dura. Devo essere paziente, qualità mai facile da mantenere nel mondo della Formula 1, ma credo ancora che possiamo ottenere buoni risultati da qui al termine del campionato”.
Tra i temi centrali della media session figurano le difficoltà riscontrate da diversi piloti nel riplasmare il proprio stile di guida a causa del profondo cambio normativo introdotto nel 2026. Sollecitato sulle lamentele di chi sostiene di non voler stravolgere automatismi consolidati in decenni di carriera, Norris ha espresso una posizione netta e priva di compromessi. “Ho dovuto cambiare il mio stile di guida ogni singolo anno della mia vita automobilistica. Se per qualcuno un determinato approccio ha funzionato per vent'anni, è stata una fortuna, ma per me non è mai stato così. Anzi, penso che più esperienza hai in Formula 1, più dovresti essere capace di adattarti a una macchina diversa. Se non sei pronto a farlo, semplicemente non sei a un livello abbastanza alto”.
Per l'inglese, la capacità di piegare il proprio stile alle esigenze del mezzo meccanico rappresenta il cuore stesso della professione. “È il nostro lavoro, è quello per cui siamo qui: guidare qualsiasi auto ci venga data, che sia buona, cattiva, facile o difficile. Negli ultimi tempi, in ogni singola gara sento di dover pensare a fondo per analizzare il weekend precedente e imparare a guidare una macchina nuova. Per me, l'intera carriera in F1 si è basata su questo e continuo a farlo con grande interesse”.