Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Quando la terza generazione della Fiat Panda fece il suo debutto nel 2012, il mercato europeo non era ancora quello di oggi: l’alimentazione elettrica è ancora poco conosciuta, la spinta regolatoria sugli ADAS non è ancora piena e il segmento A vive un momento (quasi) più sereno.
In questo contesto, la Panda di terza generazione si conferma immediatamente un’istituzione nazionale, una risposta concreta al bisogno di mobilità compatta e accessibile, soprattutto nelle città italiane. Il dato che lo certifica è semplice: per tredici anni, dal 2012 al 2025, la Panda non è mai uscita dalla fascia delle 100mila unità annue, con poche oscillazioni. Un risultato che pochissime auto del segmento A o B possono vantare.
Prima di analizzare i numeri, serve una premessa importante: tutti i dati che leggete fanno riferimento al totale delle immatricolazioni, escludendo quindi il tipo di alimentazione. Infatti, se nei primi anni di commercilizzazione erano presenti le alimentazioni benzina, bi-fuel GPL, diesel e metano, oggi è presente (almeno finora) l'alimentazione micro-ibrida benzina. Detto questo, analizzando i volumi annui, l’arco 2012–2025 è molto chiaro:
Era di consolidamento (2012–2014): la Panda parte sopra quota 118 mila nel 2012, con un lieve fisiologico assestamento nel biennio successivo (2013: 102.797 — 2014: 105.360).
Era del boom (2015–2017): È il periodo d’oro: 127.461 nel 2015, 147.314 nel 2016 (massimo assoluto del ciclo) e 145.919 nel 2017.
In questi tre anni la Panda incarna l’idea della “small car giusta nel momento giusto”: poco costosa, affidabile, adatta alle città che nel frattempo si stanno trasformando in ZTL permanenti.
Fase pre-pandemia, tra volatilità e concorrenza crescente (2018–2019): Nel 2018 si scende a 105.196 (quasi 40.000 unità in meno rispetto al 2017), poi la Panda risale in modo sorprendente nel 2019 (136.245). Perché sorprendente? Perché proprio nel biennio 2018-2019 inizia a consolidarsi la narrativa europea dell’elettrificazione: B-SUV, mild hybrid e incentivi iniziano a spingere altri modelli, soprattutto stranieri.
L’impatto della pandemia (2020–2021): Il 2020 è l’anno del crollo generalizzato del mercato: la Panda cala a 110.459 (-25.786 rispetto al 2019). Ma la tenuta è evidente: nel 2021 si sale a 112.288, a dimostrazione che l’auto compatta e accessibile è ancora un valore in un mondo incerto.
La normalizzazione post-pandemia (2022–2024): Il triennio post-Covid è caratterizzato da un lento declino fisiologico:
2022 → 102.335
2023 → 100.049
2024 → 97.614 (unico anno sotto le 100mila)
Qui incidono almeno tre fattori macro:
Crollo del segmento A in Europa, dove i costruttori abbandonano le citycar per motivi di margine;
Pressione regolatoria sugli ADAS e sulle emissioni, che fa salire i costi industriali;
Trasformazione della domanda verso B-SUV e veicoli elettrificati.
Segnale opposto nel 2025: Il dato 2025 è 102.430, quindi sopra i 100k. Non è un picco, ma è un segnale: la Panda dimostra una capacità di sopravvivenza commerciale rara nel segmento più aggredito dai cambiamenti del mercato.
Dal 2012 al 2025 il segmento A ha subito una contrazione drastica. Molti costruttori hanno abbandonato l’idea di una citycar economica: Volkswagen up!, Skoda Citigo, Seat Mii, Opel Karl, Ford Ka+ e Renault Twingo sono state ritirate o fortemente ridimensionate. Le ragioni sono note e principalmente industriali: margini ridotti, aumento dei costi di omologazione, normative più stringenti sulle emissioni e requisiti ADAS obbligatori.
La Panda non solo è rimasta, ma ha mantenuto volumi stabili. Questo perché rispondeva a una domanda reale ancora molto presente in Italia: mobilità di prossimità, costi gestionali contenuti, dimensioni compatibili con i centri urbani e una rete commerciale capillare. In parallelo, Fiat ha potuto sfruttare una piattaforma ormai ammortizzata, riducendo l’impatto delle nuove regolamentazioni sul prezzo finale. In un segmento in cui ogni euro pesa, questo ha fatto la differenza.
I tredici anni di Panda raccontano molto più di una storia commerciale: fotografano un Paese e un settore industriale rimasti sostanzialmente fermi mentre attorno il mondo cambiava. Nel 2012 la terza generazione arrivava sul mercato con un prezzo d’attacco vicino ai 10.000 euro, alimentazioni benzina, diesel, GPL e metano, e un contesto in cui produrre utilitarie accessibili in Italia era ancora possibile. Oggi quella stessa vettura - praticamente invariata nella piattaforma e nell’offerta tecnica - parte da 15.950 euro di listino, un +60% in poco più di una decade che non si può spiegare solo con l’inflazione o con l’evoluzione dei contenuti.
Nel frattempo il mercato ha eliminato quasi completamente le alimentazioni alternative “povere”: il metano è crollato per motivi geopolitici, il diesel è sparito dal segmento A, il GPL sopravvive a fatica, mentre l’ibrido e l’elettrico hanno spinto verso l’alto i prezzi medi. Ma non è aumentata la produttività industriale, non si è ridotto il costo dell’energia, non si è affrontato il nodo del costo del lavoro e non si è costruita una nuova catena del valore. Il risultato è un paradosso: le utilitarie costano come delle compatte di qualche anno fa, pur senza aver ampliato il loro ruolo tecnologico o sociale.
In questo vuoto si inserisce la Panda, che rimane l’unico prodotto capace di garantire volumi e continuità produttiva in un Paese che ha perso quasi tutto il resto. I numeri della filiera sono infatti impietosi: secondo la Fim-Cisl, nel 2025 dagli stabilimenti italiani sono uscite appena 213.706 autovetture, il -24,5% rispetto a un 2024 già definito critico.
Per trovare un volume simile bisogna tornare indietro di settanta anni: nel 1954, quando l’industria automobilistica italiana era agli albori e non esisteva alcun paragone con la complessità attuale. Pompe di produzione come Melfi (-47,2%), Cassino (-27,9%) e Pomigliano (-21,9%) raccontano un ridimensionamento strutturale, con Panda che da sola vale il 53% della produzione automobilistica nazionale. Significa che più di metà dell’output industriale italiano si regge su un modello lanciato nel 2012.
L’aspetto che rende il quadro ancora più fragile è che a questa fotografia non corrisponde alcun adeguamento strategico del sistema-Paese. La produttività industriale è stagnante, gli investimenti pubblici sul settore sono marginali, la politica industriale è affidata agli annunci. Non a caso qualche ministro è arrivato a parlare di “un milione di auto prodotte all’anno”, ma i dati raccontano tutt’altro: 379.706 veicoli totali nel 2025 (includendo i commerciali), -20,1% rispetto al 2024, e un unico segno positivo a Mirafiori, che pur crescendo rimane lontana anni luce dai livelli pre-pandemia.
La Panda, letta dentro questa cornice, non è solo una best-seller: è l’ultimo diaframma che separa l’Italia dall’uscita dal tavolo dei produttori automobilistici europei. Il fatto che l’unica auto che gli italiani comprano su larga scala sia anche l’unica che il Paese riesce ancora a costruire, e che questa auto sia stata progettata più di un decennio fa, è un segnale allarmante. Un settore industriale avanzato non può reggersi su un solo modello, e soprattutto non può reggersi su un modello che appartiene a un paradigma economico che non esiste più dal punto di vista globale.
Se i numeri della Panda raccontano una storia di resilienza commerciale, i numeri della produzione raccontano invece una storia di declino industriale. Ed è qui che questi tredici anni diventano una cartina al tornasole del mercato reale: quello dove la domanda esiste ancora, ma l’offerta e le fabbriche non ci sono più.
Dati immatricolazioni UNRAE:
Fiat
Corso Giovani Agnelli, 200
Torino
(TO) - Italia
800 342 800
https://www.fiat.com
Fiat
Corso Giovani Agnelli, 200
Torino
(TO) - Italia
800 342 800
https://www.fiat.com