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In Autostrada per le vacanze: rischi, pericoli, costi e nervosismi vari - Ep.3: i pericoli

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Mettersi in viaggio in una qualsiasi tratta della rete autostradale italiana rischia di trasformarsi, in questo 2021, in una sintesi perfetta dell'intera annata lavorativa, come un'ultima pena da pagare (e pure tanto) prima del meritato riposo. Ecco il terzo di una serie di articoli che prosegue, appunto, con "i pericoli in autostrada"

In Autostrada per le vacanze: rischi, pericoli, costi e nervosismi vari - Ep.3: i pericoli

I numeri sono impietosi: in Italia gli incidenti mortali sono ancora troppi. Colpa della sfortuna, a volte di comportamenti scorretti che si rivelano fatali, ma, molto spesso, anche di situazioni di oggettivo pericolo che poi si concretizzano e che potevano essere evitate con un minimo di programmazione in più e qualche investimento.

Il problema è noto da tempo e, inutile dirlo, è anche molto articolato, tanto che andrebbe analizzato in maniera specifica e dettagliata per provare a capire quanto e come si potrebbe riuscire ad abbattere numeri che non sembrano quelli di un paese civile, con politiche sulla sicurezza stradale adeguate e infrastrutture sicure. Magari cominciando proprio dalla rete autostradale, quella in cui, a causa delle velocità che si raggiungono, è, di fatto, la più pericolosa per automobilisti e motociclisti, con i numeri dell’ultimo anno che avevano fatto registrare un calo degli incidenti mortali che, però, s’è rivelato poco attendibile. Perché c’è stato un lungo lockdown e perché, tornati alla libera circolazione, la percentuale degli incidenti si è nuovamente assestata su numeri già tristemente noti.

E’ per questo che dopo “i rischi in autostrada” abbiamo voluto dedicate un episodio specifico ai “pericoli”, soprattutto adesso che centinaia di migliaia di italiani stanno per mettersi in viaggio per  raggiungere la meta delle ferie estive. Abbiamo chiesto ai lettori di darci una mano, indicandoci quali sono, a loro avviso, le situazioni di concreto rischio che meriterebbero un intervento immediato e ne abbiamo scelte quattro.

Ponti, viadotti e cavalcavia

Le immagini di Genova ce le ricordiamo tutti e, purtroppo, la tragedia del Ponte Morandi ha aperto una consapevolezza: ponti e cavalcavia, soprattutto se realizzati negli anni della cementificazione selvaggia e delle mazzette facili, rischiano di trasformarsi in trappole mortali. Le segnalazioni, da nord a sud, sono ormai quotidiane, con strutture ormai al collasso e criticità visibili anche ad occhi non esperti e senza competenze tecniche specifiche. Urgono investimenti significativi, perché non è più accettabile che si vada avanti mettendo la testa sotto la sabbia o, peggio ancora, con istituzioni che si puliscono la coscienza limitando il traffico o addirittura chiudendo alcuni tratti.

Tra le Marche e l’Abruzzo, ormai da anni, le condizioni dei cavalcavia, ad esempio, hanno innescato un tira e molla tra magistratura, istituzioni e autorità locali che poi si sono riversate sulla pelle degli automobilisti. Dai sequestri preventivi e in via cautelativa per oggettive criticità si è passati a mesi di traffico congestionato e, poi, senza alcun intervento di natura strutturale, a riaprire tutto come se le criticità fossero andate in ferie nei periodi di maggior affluenza. E’ solo un esempio, perché di situazioni così se ne potrebbero raccontare decine e basta aprire un qualsiasi social network per vedere foto o video che raccontano lo stato di tunnel, ponti e cavalcavia in autostrada. E’ vero che l’investimento da fare sarebbe faraonico, ma può un paese civile non sapere neanche a chi appartengono, per competenza, qualcosa come 800 cavalcavia su circa 15.000 in totale? Può, un paese civile, lasciare che i dovuti controlli e le altrettanto dovute ispezioni siano in mano a chi si ritrova nel doppio ruolo di controllore e controllato?

La speranza è che il recente provvedimento che mette sul tavolo più di un miliardo di euro per le attività specifiche di manutenzione e messa in sicurezza di questa tipologia di tratti stradali possa dare il suo apporto nel risolvere una situazione ormai insostenibile.

I lavori sempre nei periodi peggiori

Le deviazioni improvvise, anche se opportunamente segnalate, sono tra le principali cause di incidenti in autostrada. Lo dicono gli studi effettuati sulla sicurezza stradale, ma il modus operandi non cambia mai. Statisticamente si è valutato che sarebbe più opportuno chiudere alcuni tratti, da casello a casello, per poter effettuare i lavori necessari (nel minor tempo possibile e operando h24) piuttosto che procedere a deviazioni, cambi di corsia e soluzioni decisamente stravaganti. Eppure è la seconda strada quella che si continua a percorrere.

Molti lettori ci hanno fatto presente che, soprattutto quest’anno, anche gli interventi di normale manutenzione, che solitamente venivano svolti di notte o in orari di scarso traffico, stanno avvenendo di giorno, con ulteriori rischi sia per il personale che lavora, sia per gli utenti stessi della rete autostradale, che ormai vedono come un miraggio la vecchia massima secondo cui “in autostrada si va sempre diritti”.

I numeri riferiscono, tra l’altro, che la stragrande maggioranza dei tamponamenti si è innescata proprio in prossimità di tratti sottoposti a lavori, con i soccorsi che poi, proprio in quelle aree, si rivelano sempre più difficili del solito e favoriscono il formarsi di lunghe code e ulteriori situazioni di pericolo. Un gatto che si morde la coda, quindi, anche se basterebbe un minimo di organizzazione in più e una sana dose di buon senso, soprattutto in questi giorni di esodo estivo.

La circolazione dei mezzi pesanti

Chi lavora non ha mai colpe e, quindi, lungi da noi prendercela con autotrasportatori e categorie simili. E’ indubbio, però, che la presenza di mezzi pesanti in autostrada nei periodi di grande traffico aumenta vertiginosamente i pericoli per gli automobilisti. Non necessariamente perché chi guida camion, tir e autoarticolati non ha rispetto per gli altri utenti della strada e nemmeno a causa della vecchia (e francamente non accettabile) teoria che si “sentono i padroni solo per il fatto di essere più grossi”. Anche perché molto spesso sono proprio loro a rimetterci e non è solo una questione di statistiche e probabilità.

Fino a qualche tempo fa il calendario che limitava la circolazione dei mezzi pesanti era piuttosto rigido, con regole fissate che dovevano fare i conti con pochissime deroghe, concesse solo per situazioni di estrema necessità. Adesso sembra sia diventato piuttosto facile ottenere permessi per circolare anche nei giorni in cui non si potrebbe. Quanti camion si incontravano in un sabato d’estate in autostrada quattro o cinque anni fa? E quanti se ne incontrano adesso?”,  è il commento di un lettore di automoto.it. La domanda possiamo farcela tutti e la risposta, probabilmente, non richiede di starci troppo a pensare e nemmeno di andare a verificare.

Nessuno, lo ribadiamo, criminalizza nessuno, ma è chiaro che in alcuni periodi dell’anno, o meglio in alcuni giorni, sarebbe opportuno tornare ai numeri del passato, soprattutto adesso che la rete autostradale italiana è falcidiata da cantieri e deviazioni e trovare cinquanta chilometri tutti liberi è ormai un miraggio per tutti.

Le corsie si utilizzano tutte

Le colpe non vanno sempre ricercate all’esterno dell’abitacolo delle nostre auto. Molto spesso, troppo spesso purtroppo, sono all’interno e quasi sempre su chi tiene il volante. Tralasciando i pericoli già noti, come eccessiva velocità, guida con lo smartphone e scelleratezze varie, l’ultimo inaccettabile fenomeno che sembra non conoscere crisi e che, anzi, cresce sempre di più, è quello degli automobilisti che snobbano la prima corsia. Ce ne sono tre? Si viaggia su due! Ce ne sono quattro? Si viaggia comunque su due!

La rete e i social sono pieni di foto e filmati di prime corsie completamente vuote e seconde congestionate, solo perché qualcuno, per una sorta di assurda convenzione sociale che non ha alcun fondamento nei presupposti e nella logica, ha deciso che le corsie non si utilizzano tutte.

Sembra assurdo da dire, ma anche questo è spesso causa di incidenti ed è capitato a chiunque di trovarsi dietro al classico automobilista che con il cruise a 120 km/h parlotta serenamente e come se nulla fosse con gli altri occupanti della sua macchina, ignorando tutto e tutti mentre procede in seconda corsia, mentre la prima è più libera del deserto. Follia che strappa pure un sorriso, ma che è oggettivamente pericolosa. Anche perché in molti tendono, ormai, a rispondere al comportamento scorretto con un comportamento ancora più scorretto: trasformando la corsia di destra in una sorta di extrema ratio del sorpasso. Con tutto quello che può conseguirne in termini di pericolo.

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