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Ci sono notizie che sulla carta sembrano solo un'operazione finanziaria e che invece raccontano dove sta andando l'automobile. Quella arrivata da Moncalieri il 7 settembre è una di queste: Italdesign non è più una società del Gruppo Audi. La quota di maggioranza è passata a UST, azienda americana con quartier generale ad Aliso Viejo, in California, specializzata in trasformazione digitale e intelligenza artificiale. Valore dell'operazione e percentuali esatte non sono stati comunicati.
Detta così potrebbe sembrare l'ennesima cessione di un pezzo di industria italiana. La realtà è più interessante, e riguarda il motivo per cui una società di software compra uno dei più celebri centri stile del mondo.
UST nasce nel 1999 e oggi conta oltre 30.000 dipendenti in più di 30 Paesi. Non costruisce automobili e non ne ha mai disegnata una. Fa altro: ingegneria digitale, piattaforme proprietarie, ricerca e sviluppo, soluzioni basate sull'AI per grandi gruppi industriali. Nell'automotive è già attiva sul fronte più caldo del momento, quello dei veicoli software defined, cioè le auto in cui il valore si sposta dalla meccanica al codice.
Ecco il punto. Un costruttore che oggi deve sviluppare una vettura nuova non ha bisogno solo di uno stile riconoscibile e di una scocca che superi i crash test. Ha bisogno di un'architettura elettronica, di un sistema operativo, di aggiornamenti over the air, di un ecosistema digitale che regga per dieci anni. Italdesign sa fare la prima parte come pochi al mondo. UST sostiene di saper fare la seconda. Insieme, il ragionamento è che si possa accompagnare un cliente dal concept alla produzione senza passaggi di consegne tra fornitori diversi.
Il Gruppo Volkswagen aveva preso il controllo di Italdesign Giugiaro nel 2010, affidandola poi ad Audi. Sono sedici anni di matrimonio che si chiudono in una fase in cui Wolfsburg sta tagliando costi ovunque, riorganizzando le piattaforme elettriche e concentrando le risorse sul software interno. Una società di design e ingegneria conto terzi, per quanto prestigiosa, in quello schema fatica a trovare posto: lavora per i concorrenti, ha bisogno di autonomia commerciale, e dentro un gruppo integrato rischia di essere sottoutilizzata.
Da qui la scelta di aprire il capitale a un partner esterno. Per Italdesign, paradossalmente, potrebbe essere una liberazione: fuori dal perimetro Volkswagen è molto più facile bussare alla porta di costruttori cinesi, coreani e americani senza conflitti di interesse.
Poco, almeno nelle intenzioni dichiarate. L'azienda continuerà a operare con il proprio nome, i propri valori e la struttura attuale: quartier generale a Moncalieri, oltre 1.300 professionisti e dieci sedi internazionali, con un portfolio che supera i 1.000 progetti tra industrial design e transportation design e che negli ultimi anni si è allargato ad aerospazio e robotica.
«Portiamo in questa partnership quasi 60 anni di esperienza e una credibilità unica nel settore automotive globale», ha commentato Antonio Casu, amministratore delegato di Italdesign, sottolineando che l'approccio olistico e multidisciplinare della casa piemontese resterà invariato, con un'attenzione crescente alla sostenibilità.
Dalla sponda americana il messaggio è quasi affettuoso. «Non abbiamo investito in Italdesign semplicemente per le sue capacità», ha spiegato Vijay Padmanabhan, Chief Financial Officer di UST. «Abbiamo investito per le sue persone, la sua pluriennale esperienza e la sua straordinaria reputazione nel trasformare idee audaci in prodotti riconosciuti a livello mondiale».
Gli fa eco Gilroy Mathew, Chief Operating Officer: i clienti chiedono partner capaci di collegare design, ingegneria, software e AI, e l'obiettivo è accelerare il percorso verso la produzione «preservando al contempo la creatività e l'eccellenza ingegneristica».
Che un'azienda di intelligenza artificiale compri un centro stile italiano e poi metta al centro del comunicato la creatività umana è, in fondo, il dettaglio più eloquente di tutta la vicenda. La macchina calcola, ma qualcuno deve ancora decidere che forma darle.