La Bugatti Tourbillon più pura di sempre? Via le batterie, dentro il manuale

La Bugatti Tourbillon più pura di sempre? Via le batterie, dentro il manuale
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Un V16 aspirato da 1.000 CV, niente batterie e tre pedali: l’idea di una Tourbillon “purista” non è più fantascienza. Il numero uno di Bugatti ci sta pensando sul serio
27 ottobre 2026

Per oltre vent’anni Bugatti ha parlato una sola lingua, quella dei record: velocità massime da capogiro, accelerazioni brutali, potenze a quattro cifre. Ora però a Molsheim qualcuno sta immaginando una hypercar che non punta a battere un cronometro, ma a coinvolgere chi sta al volante. Quel qualcuno è Mate Rimac, che in un’intervista a Top Gear ha lasciato intendere che la Bugatti Tourbillon potrebbe diventare la base di partenza per nuovi modelli. Tra le ipotesi sul tavolo c’è la più affascinante e controcorrente di tutte: una versione senza ibrido, con il V16 Cosworth lasciato libero di esprimersi da solo e abbinato a un cambio manuale.

Bugatti Tourbillon
Bugatti Tourbillon Bugatti
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Una risposta senza esitazioni

Quando gli è stato chiesto se una Bugatti con tre pedali fosse davvero possibile, Rimac non ha girato intorno alla questione: «Assolutamente sì. Puoi scommetterci». Non è un annuncio ufficiale e nessuno ha ancora parlato di tempi o allestimenti, ma il segnale è chiaro. Secondo il manager croato, ora che il marchio si è lasciato alle spalle i vincoli imposti dal Gruppo Volkswagen, l’azienda ha la libertà di ragionare fuori dagli schemi.

E il terreno è fertile. La Tourbillon è andata esaurita prima ancora dell’avvio della produzione, segno che la clientela del marchio è pronta a seguirlo anche nelle scelte meno convenzionali. Una variante esclusivamente termica e con cambio manuale rischierebbe di diventare l’oggetto del desiderio per eccellenza tra i collezionisti più facoltosi.

Bugatti Tourbillon
Bugatti Tourbillon Bugatti

Meno chili, più sensazioni

Rinunciare all’ibrido significherebbe dire addio ai tre motori elettrici, al cambio a doppia frizione e soprattutto alla batteria da 25 kWh. Il risultato sarebbe una vettura sensibilmente più leggera, con benefici immediati su agilità, risposta ai comandi e piacere di guida.

Certo, si perderebbe la spinta extra garantita dalla parte elettrica. Ma tra gli appassionati più puri sono in molti a pensare che lo scambio valga la pena. E c’è anche un ragionamento da investitori: tra 20 o 30 anni, una Tourbillon manuale e non elettrificata potrebbe valere più della versione ibrida, proprio perché rappresenterebbe l’ultima testimonianza di un’epoca.

Cockpit Bugatti Tourbillon con il cambio manuale
Cockpit Bugatti Tourbillon con il cambio manuale ChatGPT

Il V16 non ha bisogno di aiuti

Del resto, il motore di partenza non teme confronti. Il V16 aspirato da 8,3 litri sviluppa da solo 1.000 CV, sale fino a 9.000 giri/min e scarica a terra 900 Nm di coppia, senza alcun contributo elettrico. Numeri che basterebbero a rendere unica al mondo un’ipotetica Tourbillon manuale, anche senza i motori elettrici chiamati a riempire eventuali vuoti di erogazione ai bassi regimi.

Il V16 aspirato da 8,3 litri
Il V16 aspirato da 8,3 litri Bugatti

La vera sfida è la trasmissione

Il nodo da sciogliere, semmai, è un altro: progettare un cambio manuale in grado di reggere potenza e coppia di questa entità. Anche nel mondo delle hypercar più esclusive, aggiungere un terzo pedale è un’impresa ingegneristica tutt’altro che banale.

Eppure Bugatti ha già dimostrato di saper rendere possibile l’impossibile. Fino a pochi anni fa, l’idea di un sedici cilindri aspirato su un’auto stradale sembrava un esercizio di fantasia. Poi è arrivata la Tourbillon e ha cambiato le regole.

Bugatti Tourbillon
Bugatti Tourbillon Bugatti

Tre pedali contro il cronometro

Oggi le trasmissioni automatiche dominano anche tra le sportive più estreme, grazie a cambiate fulminee e alla capacità di gestire coppie sempre più elevate. Il manuale, al contrario, è diventato una rarità, quasi un vezzo, in un segmento ossessionato dai tempi sul giro e dai dati di accelerazione.

Una Tourbillon con la leva tra i sedili probabilmente non sarebbe più veloce. Ma non è questo il punto. Il valore aggiunto sarebbe il rapporto diretto con il motore, la possibilità di trasformare ogni cambiata in un gesto consapevole invece di delegare tutto all’elettronica. In un’industria che insegue il decimo di secondo a ogni costo, una hypercar capace di rimettere il guidatore al centro sarebbe la più rivoluzionaria delle eccezioni.

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