Stellantis, nuovo stop a Cassino: ferme le linee di Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale

Stellantis, nuovo stop a Cassino: ferme le linee di Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale
Pubblicità
Lo stabilimento di Cassino si fermerà da questo pomeriggio per la carenza di ordini di Giulia, Stelvio e Grecale. Oggi manifestazione dei sindacati al Ministero.
30 gennaio 2026

Nuovo stop produttivo per lo stabilimento Stellantis di Cassino: come riporta ANSA, gli impianti si fermeranno a partire da questo pomeriggio al termine del turno di lavoro, e resteranno inattivi fino alla mattina dell’8 febbraio.

Alla base della sospensione, ancora una volta, c’è la carenza di ordini per i modelli prodotti sulle linee di Piedimonte San Germano: Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale. Una situazione che conferma le difficoltà già emerse nel corso del 2025, anno in cui - secondo i dati sindacali - le giornate di fermo hanno superato quelle effettivamente lavorate, con meno di 85 giorni di produzione complessiva.

Secondo le proiezioni della Uilm-Uil, il nuovo anno potrebbe registrare un numero di giornate lavorative ancora inferiore rispetto a quello appena concluso. Un quadro che alimenta le preoccupazioni di lavoratori e territorio, già duramente colpiti dal progressivo ridimensionamento del sito produttivo.

Nel corso di un incontro avvenuto giovedì tra azienda e sindacati, la direzione Stellantis ha tuttavia ribadito che Cassino resta nei piani del gruppo, escludendo ipotesi di chiusura o di riconversioni radicali dello stabilimento. L’automotive, è stato assicurato, continuerà a essere centrale per il sito laziale.

Nessuna anticipazione, però, sul nuovo Piano Industriale, che verrà illustrato soltanto nel mese di maggio dal CEO Antonio Filosa in occasione dell’assemblea degli investitori. Nel frattempo, il Cassino Plant prosegue nella dismissione di alcune aree ritenute non più strategiche: la gestione dello storico Centro Sportivo aziendale è stata trasferita al Centro Universitario Sportivo, mentre resta incerto il futuro della Palazzina Uffici, per la quale era stata valutata una possibile riconversione in studentato universitario.

Sul fronte sindacale, la tensione resta alta: nella giornata di oggi, le sigle cassinati sono state presenti davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) a Roma per chiedere certezze sul futuro dello stabilimento e per sollecitare il Governo a prendere atto di una crisi che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, ha ormai un impatto trasversale sull’intero tessuto sociale del territorio.

Un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo: dagli oltre 12 mila dipendenti degli anni Settanta, il Cassino Plant è sceso agli attuali circa 2 mila addetti, simbolo di una trasformazione industriale che continua a sollevare interrogativi sul futuro produttivo dell’area.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese
Pubblicità