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Ci sono anniversari che si festeggiano con una torta e altri che si celebrano con un casco, una gabbia di sicurezza e ventiquattro ore di Inferno Verde. Volkswagen R ha scelto la seconda opzione. Nel 2027, anno in cui la divisione sportiva di Wolfsburg spegnerà 25 candeline, la Golf R tornerà a sporcarsi le mani sull'asfalto più temuto del pianeta. Una decisione che sa di dichiarazione d'intenti, perché quella "R" che da oltre due decenni firma le Volkswagen più cattive non è mai stata una semplice lettera dell'alfabeto: nasce da racing, e adesso quella parola torna a pretendere il proprio significato originale.
L'antipasto si chiama Golf R 24H show car e debutta sul Ring Boulevard del Nürburgring, lì dove ogni anno migliaia di appassionati pellegrinaggi convergono per respirare l'aria della pista più severa del mondo. Non è ancora la vettura definitiva, ma è il manifesto visivo di quello che verrà: aerodinamica esasperata, livrea da combattimento, atteggiamento da bestia nervosa. Reinhold Ivenz, alla guida di Volkswagen R, non gira intorno al concetto e parla apertamente della "Golf R più spettacolare di sempre", lasciando intuire che il progetto reale è già in fase avanzata pur restando blindato sotto chiave.
La base tecnica parte dalla Golf R di attuale generazione, ma rivista da cima a fondo per affrontare le 73 curve della Nordschleife senza mai fare prigionieri. Il cuore del progetto resta la trazione integrale, marchio di fabbrica della famiglia R fin dai tempi della mitica Golf R32 del 2002, quella che introdusse il VR6 da 3,2 litri e il primo cambio a doppia frizione nel segmento. Una genealogia che pesa, perché quel modello non fu solo un'auto sportiva: fu il momento esatto in cui Volkswagen decise di posizionare un gradino sopra la GTI un nuovo concetto di prestazione totale.
A occuparsi della trasformazione da stradale a belva da pista sarà ancora Max Kruse Racing, partner storico che dopo tre stagioni con la Golf GTI Clubsport apre adesso un capitolo inedito. Sul cordolo della responsabilità tecnica c'è Benjamin Leuchter, cofondatore del team e collaudatore di lungo corso dei modelli R di serie. Il suo ruolo è strategico: ogni informazione raccolta in gara verrà poi reinvestita nello sviluppo delle prossime Volkswagen sportive di produzione, in un cortocircuito virtuoso tra pista e strada che da sempre rappresenta l'anima della Casa.
Ivenz lo definisce il "banco di prova più duro in condizioni reali di competizione", e non è retorica da comunicato stampa. La 24 Ore del Nürburgring è una creatura unica nel panorama mondiale, capace di mescolare professionisti e gentlemen driver, prototipi estremi e berline turismo, condizioni meteo schizofreniche e oltre venti chilometri di tracciato che non perdonano nulla. Per Volkswagen R, partecipare significa rimettere sul tavolo le proprie credenziali sportive dopo anni di silenzio, soprattutto considerando che il marchio ha alle spalle quattro titoli mondiali Rally con la Polo R WRC e i record elettrici siglati dalla mostruosa ID.R.
Manca poco più di un anno al sipario, e il messaggio che arriva da Warmenau è chiaro: la Golf R 24H non sarà un esercizio di stile né un semplice spot commemorativo. Sarà il modo con cui Volkswagen R intende ribadire che la sigla 4MOTION, abbinata a motori potenti e a telai cesellati al millimetro, ha ancora qualcosa da dire nell'era dell'elettrificazione di massa. E lo dirà nel posto giusto, davanti al pubblico giusto, con la cronometro che non guarda in faccia a nessuno. Il countdown è ufficialmente partito.
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Viale G.R. Gumpert, 1
Verona
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800 865 579
https://www.volkswagen.it/it.html
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