intervista

Eugenio Amos. “Io ci metto l’anima!” (“Faccio io, mi prendo i meriti o del pirla”)

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La Delta di Automobili Amos è un “attrezzo” straordinario. Basta sfiorarne la… pelle vellutata e si capisce che c’è dell’altro. Qualcosa che viene da dentro, dal suo realizzatore. Cercheremo di capire senza pensare troppo alla Macchina…

Pont-Saint-Martin, Settembre 2018. Fuori non c’è neanche la targa luccicante che ci aspettavamo. Automobili Amos cresce tutto insieme, tutto “dentro”. La Macchina e la “Fabbrica” - forse meglio dire laboratorio, atelier? – una mano di vernice alle pareti del padiglione, l’installazione di un componente di rete per l’équipe di ingegneri, l’evoluzione di dettaglio sulla Delta appena nata. Anche il rombo “cresce”, maturando sulle code vocali metalliche dello scarico. Probabilmente è giusto così. Eugenio Amos ha ritenuto che il luogo dove si costruiranno i venti esemplari della sua “creatura” non dovesse essere una “fabbrica” in senso stretto, o universale. Piuttosto un ”ambiente”, dove insieme alla Macchina evolvesse un concetto molto lontano da quello che viene istintivamente alla mente, e che è, invece, intimamente interattivo.

Non è una rivoluzione, o forse sì, almeno quanto può esserlo il ritorno a un ritmo di respiro più personale, “umano”, che accompagna la realizzazione. Un ritorno alle origini e, contemporaneamente, una rivisitazione cosciente del presente in proiezione futura. Complicato. Non troppo se si parte dalla parte giusta. È come dare a un artigiano con la passione di cento anni fa i mezzi e le tecnologie straordinarie dei giorni nostri. Come realizzare il suo sogno perfetto di … velocità materializzato in un futuro senza scadenza.
Chi voglia conoscere “anagraficamente” Eugenio Amos trova i dati fondamentali della sua vita un po’ ovunque. È schivo e riservato, ma non riuscirà mai a isolarsi dalle sue origini e sparire in un mondo che si fa sistematicamente i cavoli tuoi. Noi siamo andati a conoscerlo un po’ più in là, su un “percorso” che inizia durante la Dakar dell’exploit e, casualmente, prosegue durante la Dakar del riposo forzato. E ora a Pont-Saint Martin…

Sia chiaro che, sotto questo aspetto, la Creatura Delta è quasi un pretesto, al massimo un pretesto eccellente, per proseguire con le nostre chiacchiere sui più, soprattutto, e sui meno della vita. Niente di meno che!
 

Capita di accarezzare la carrozzeria di un’Auto. Quasi sempre è un gesto senza ragione che attinge ad altre esperienze, non necessariamente dirette, magari neanche vicine al nostro tempo. Non capita mai che il gesto ottenga una risposta “viva”. Eppure è così. Se passate la mano sulla verniciatura della Delta di Automobili Amos avrete la sensazione di accarezzarne la pelle, quanto meno di passare la mano su una superficie vellutata. Guarderete meglio, e vi parrà una tinteggiatura, niente di più anche se molto curata. Riproverete, e… di nuovo. La conclusione è che quella tinta risponde diversamente alla vista e al tatto. Come una creatura bella e irresistibile. Viva.
 

Come succede? Da dove viene la Delta di Automobili Amos? Da dove viene Eugenio Amos? Qual è il fuoco che anima tutto questo?
Eugenio Amos. “Eh, il fuoco. Il fuoco che ho dentro oggi viene da una serie di situazioni fastidiose che ho vissuto in passato, situazioni che mi hanno fatto venire fame, non di soldi, che già avevo, ma di successo personale e di ambizione. Aspetta. Non nel senso negativo del termine. Non sono uno “sgomitone”, un arrivista o uno che frega le persone. Non sarò mai uno che farebbe qualsiasi cosa per centrare il suo obiettivo. Mi piace che le mie conquiste siano il frutto di un combattimento onesto. Sono cresciuto in una piccola provincia dove ero sempre il figlio o il nipote di qualcuno. Ho sempre avuto voglia di avere la mia identità, di essere identificato per quello che ero e sono io. Nel bene e nel male. Nessuno è perfetto, tutti dovrebbero sentire di voler essere migliori. Tutto questo mi ha spinto a far bene tutto quello in cui mi avventuravo. Oggi sono Eugenio Amos che ha fatto, e sta facendo, questo, questo e questo. Non più il nipote e il figlio di nessuno.”
 

Nipote e figlio forse sì, credo che ci sia un gene che ti accompagna come un principio. Penso alla storia e a quello che ci mostri oggi. Non è una molla che scatta per un primato. È il gene della Qualità. Filosoficamente con la “Q” maiuscola…

EA. “Se è per questo ho voluto fare meglio di mio padre e di mio nonno il marito e il papà, meglio il Pilota, ho fatto meglio il volontario… L’imprenditore… è ancora un po’ presto per dirlo. Nonostante questo vedo che non sono mai contento. O meglio, vedo che non mi… accontento. Probabilmente arriverà un giorno in cui lo sarò e allora mi fermerò. Non so quando sarà… presto per dirlo.”

A quanti figli ti vorrai fermare, se può voler dire aver fatto la famiglia perfetta?

EA. “Ancora uno. Sì. Al terzo vorrei fermarmi. Tre è quel numero perfetto, no? Di più poi vorrebbe dire iniziare a dedicare male, o meno bene, il tempo, le energie a tutti loro. Sì, tre mi sembra il numero giusto per non far mancare niente a nessuno e alle cose che vorrei fare nella mia vita.”
 

 

 

Voler affermare la tua identità, la tua personalissima evoluzione, ti costringe a un “percorso” noioso, fastidioso, faticoso? Magari rabbioso per staccarti dai binari di quella tua storia… non tua?

EA. “No. Oggi quello non è più un pensiero. No, non mi pesa più. Mi ha segnato la perdita di mio padre, anche se quello che aveva fatto di più dal punto di vista del lavoro era mio nonno. Mio padre forse aveva “bighellonato” di più, forse per questo era quella figura così simpatica. Comunque con lui non mai potuto prendermela perché è mancato troppo presto, quasi non c’è mai stato. Mi sono attaccato a qualcosa che non c’era. È quello, credo, che mi ha segnato, formato di più. C’è sempre, è una presenza dalla quale non ci si libera mai, che probabilmente mi ha spinto a volermi affermare in fretta in quei frangenti formidabili e determinanti della personalità come mettere su famiglia, avere dei figli. Una sorta di “vendetta!”
 

Serve dunque per chiudere e mettersi alle spalle, alla svelta, il conto in sospeso con la famiglia da cui vieni, e correre libero verso la TUA storia?

EA. “No, non sto correndo, in questo senso. Non più. Io penso che la personalità di un uomo si regga su tre pilastri: l’identità affettiva, l’identità professionale e EA. “No, non sto correndo, in questo senso. Non più. Io penso che la personalità di un uomo si regga su tre pilastri: l’identità affettiva, l’identità professionale e l’identità culturale. Il cento per cento di personalità è, dunque, anche 100% di impegno, di tempo, di testa messa lì. Io provo a conquistare il 100% mettendo il giusto tempo e impegno in ciascuno dei “33%”. Ho visto che nella mia famiglia queste “cose” non erano mai bilanciate. Chi metteva troppo da una parte, chi troppo dall’altra. Così si creano dei deficit. Meglio cercare di fare in maniera accettabile tutte e tre le cose, probabilmente è la via della stabilità e della riuscita.”

 

Una smisurata passione per le Automobili. Certe Automobili. Anche questa è una cosa che viene da prima di te? Da dove?

EA. “Guarda, è una domanda che mi sono fatto molte volte e ancora non sono soddisfatto della risposta. So che da sempre mi piace guidarle, guardarle, toccarle, lavorarci, correrci. Anche, semplicemente, usarle per spostarmi da casa al lavoro e per tornare a casa la sera. Mi piace. Mi piacciono le Automobili. Basta. Ho provato ad avere anche altre attività. Belle, mi piacciono o mi sono piaciute, mi appassiono, ma nessuna è così viscerale. Come se l’Automobile fosse una costola, un’appendice della mia persona.”

Un’altra “cosa” che, in più direzioni, cerchi di fare vincolato a quel gene della Qualità. Hai corso e corri, bene, sempre su alti livelli, grandi scenari. Hai deciso di costruire una Automobile, idem, “top”, un carico inedito di “vita”. Cosa ci metti in tutto questo. È qualcosa che va oltre la passione?

EA. “Forse bisognerebbe chiederlo a mia moglie, a cui a volte non faccio fare una vita semplice. O pensare che si producono, così, dei momenti in cui si sta bene e dei momenti in cui si sta meno bene. Come un prezzo da pagare, come sempre, per raggiungere dei risultati quando si fa fatica ad accontentarsi. Quando il coinvolgimento diventa fortemente emotivo, ci si confronta con una formidabile equazione che ancora una volta, esige equilibrio. Soffrire per ottenere un grande beneficio, felicità. Passione? Non so esattamente, in tutto quello che faccio io ci metto l’anima!”

 

La Dakar. Quella l’anima te la succhia! Molti la considerano una corsa, un vento, moltissimi ancora e soprattutto una sfida. Tu come la pensi? E poi. Costruire un’Automobile oggi è sicuramente una sfida, è mettersi in competizione con l’industria numero 1, confrontarsi con i giganti. Ambizione?

EA. “La Dakar è una sfida. Del Progetto della mia Macchina posso dirti una cosa, che vi parrà forse ovvia, banale, scontata. Il Progetto porta il mio nome, c’è la mia faccia e insieme alla mia faccia tutto quello che mi porto dietro, che ho dentro. Il fallimento del Progetto sarebbe anche il mio fallimento. Se si fosse chiamato Pinco Pallino Cars e non ci fosse la mia faccia, non sarebbe il mio progetto. Torniamo ora a quell’”equilibrio”. Se non ci avessi messo la mia faccia non l’avrei fatta così bene, se non fosse venuta così bene la gente non l’avrebbe apprezzata. È un rischio, e come tale è una sfida. Ci metto l’anima e per questo convivere con una certa paura fa bene, perché ti fa cercare continuamente di sbagliare il meno possibile, di conseguenza di fare il meglio possibile.”
 

Quindi non vivi la “sfida” come una cosa fine a sé stessa o come il leit motiv di una vita estrosa. Tornerei all’origine della domanda sulla … sfida. Cosa è per te la Dakar?

EA. “Proviamoci. Dal punto di vista dell’esperienza sportiva, agonistica, non molto. Non si discosta molto dagli altri Sport che ho fatto. Vai per fare meglio che puoi, ti alleni, ti prepari per quello. Meglio lo fai e meglio figurerai. Quello che fa davvero la differenza alla Dakar è l’esperienza umana. È un’Esperienza Umana Enorme. Lì non ti confronti con i rivali o con i compagni di squadra, con i commissari o con le regole. Niente di tutto ciò. Il confronto totale è quello che hai con te stesso. Lì alla fine se tu. Sei tu con i tuoi problemi e con le tue paturnie. Con le tue ambizioni e con le tue megalomanie. Con le tue grandezze e molto di più con le tue piccolezze. A seconda di come gestisci tutto questo riesci ad ottenete un risultato più o meno importante, sportivo forse, umano certamente.”

 

In che modo la Sfida della Delta Eugenio Amos si discosta dalla sfida tradizionale del costruire un’Auto?

EA. “Beh, in questo caso io non mi sono dovuto confrontare, né tanto meno scontrare con nessuno. Non si può parlare di confronto quando si parla di multinazionali, con numeri da capogiro di prodotto e fatturato o centinaia di migliaia di dipendenti a cui sentire di dover rendere conto. Non mi scontrerò mai con un grande Costruttore e non vorrò mai farlo con uno piccolo che si crede grande. Esistono anche quelli, è un peccato. Questo mi evita anche di puntare il dito contro questo o quello, una cosa di per sé criticabile. Io sono un appassionato, non ho l’ambizione e neanche la voglia di avere migliaia, o anche solo cento dipendenti. Voglio quello che ho oggi, la mia Squadra che mi consente di fare quello che voglio io. Ancora, nel bene e nel male, apprezzato o no, decido io, con la mia faccia e sulla mia pelle, senza dovermi piegare a nessuna logica di opportunità o, diciamo, canonica. Decido io, faccio, io, mi prendo i meriti o del pirla!

 

C’è un approccio quasi sentimentale, quasi… senza il quasi, nella realizzazione della tua Automobile. È così?

EA. “Eh già! In tanti modi e per tanti motivi. Questa è una Macchina per gli altri, ma è come… la faccio per me stesso. Non appartiene a un ufficio tecnico e non nasce da un’analisi di mercato. L’ho fatta per me e ci ho messo la mia anima, per quella nicchia della nicchia che la vede come me, che è romantica come me e che, a sua volta, la vivrà nell’anima.”

Ecco! A chi deve andare in mano una Macchina con un così forte carico sentimentale? A chi la vorrai dare? A chi potrà permettersela economicamente o a chi “se la merita”?

EA. “Per fortuna c’è stata subito molta più richiesta di quanta potrà essere l’offerta. Questo mi consente, in qualche modo, di prendermi un po’ di libertà, di “scegliere” i miei Clienti. Anche in questo c’è la realizzazione di un piano più personale che istituzionale, per niente convenzionale. E così è la nostra strategia di comunicazione, se così si può definire, basata quasi esclusivamente sul messaggio dal mio account Instagram. È una fonte di ispirazione passionale più che un canale di vendita. Tutto si muove su un piano personale, fortemente ispirato a qualcosa che si agita nella sfera dell’intimo. Un piano sentimentale. Sì. Giusto.”

Saltiamo da un ramo all’altro liberamente, e parliamo anche di cose un po’ più pratiche. Dakar 2019: è un tuo affare o no?

EA. “È un mio affare dal punto di vista psicologico. Nel senso che non c’è giorno che io non ci pensi. Non lo è se penso a quanto sono incazzato con il “sistema” non molto meritocratico e assai più attento ai soldi. Poi, per carità, ‘ste macchine bisogna pur mettergli la benzina, le ruote, ci vuol pure qualcuno che le paghi. Posso dire che sono arrabbiato anche con me, che non sono uno bravo a cercare i soldi che servono per farla. Non sono arrabbiato, invece, per non averci dedicato troppo tempo, avrei debordato da quei 33% vitali. Certo, visti i buoni risultati della mia Dakar 2018 e la vetrina in cui ci siamo esposti, magari provo a dire che potevo aspettarmi qualcosa di concreto.”

 

Altro aspetto pratico. Cosa succede della Delta Automobili Amos, adesso?

EA. “Allora. La nostra Automobile è stata presentata a Basilea i primi di settembre, alla Gran Basel, una nuova Fiera alla quale abbiamo dato battesimo. Cornice bellissima. Miki Biasion ha provato la Delta e l’ha apprezzata pur essendo, lui, un purista assoluto. Contestualmente è partita la vendita e per i prossimi due anni saremo impegnati a produrre, collaudare, consegnare, assistere le 20 Machine del Progetto.”

 

Finite le 20?

EA. “Finite le 20, finita la Storia! Potremmo pensare a un’evoluzione, per esempio a realizzare dei modelli evocativi, per esempio una versione Safari, ma è tutto da vedere, tutto da decidere quando sarà il momento.”

20 soltanto. Quindi la tua Delta potrebbe andare all’asta sin da domani…

EA. “Potrebbe, ma non ci andrà, non per mia scelta. E poi, la prima è la mia e le altre sono già praticamente assegnate. In effetti ce l’ha chiesta una famosa casa d’aste, ma preferisco di no… preferisco conoscere i miei amici clienti, stabilire con loro una relazione ed eventualmente pensare che svilupperemo insieme altri progetti di Automobili Amos.”

Automobili Amos apre una strada?

EA. “Per la verità no, si inserisce nel contesto “RestoMod”, Restoration-Modding, una “corrente” già esistente. Non so se è proprio così, in effetti. Noi ci mettiamo l’Anima…”

 

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