test

Opel Meriva

Opel Meriva 2006
-

Al volante dei 180 CV OPC e dei nuovi 1.3 CDTI e 1.600 Twinport Ecotec

Opel Meriva

Roma – Centottanta cavalli: in circolazione ci sono blasonate coupè e spider alla moda che non arrivano a tanto, eppure la “cosa” che ci attende nel paddock della pista di Anagni (Frosinone) ha quattro porte e proporzioni decisamente fuori dalla norma per una sportiva, con quei 164 cm di altezza. Roba da monovolume più che da scattante sportiva.
Fermi tutti: monovolume? Avete letto bene: la “belva” in questione è una Meriva, rivista e corretta dai maghi della OPC, il reparto opel specializzato nel trasformare le vetture della casa tedesca in autentiche fabbriche di emozioni. Sì, perché dopo l’Astra – a proposito, quanto ci manca la vettura provata in Sicilia: speriamo di poterla avere presto per un test drive più approfondito… - la Vectra e perfino la Zafira, alla OPC hanno deciso di cimentarsi proprio sulla Meriva, aprendo così una strada ancora inesplorata. Di monovolumi compatte ad elevate prestazioni, infatti, finora non se ne erano mai viste nelle concessionarie e questo è già un primo merito da riconoscere ad Opel.
Resta da capire se su strada l’operazione ha dato i risultati sperati, ma prima di rubare le chiavi ai PR di GM Italia e mettere il classico mattone sull’acceleratore sarà bene capire un po’ meglio quello che avremo presto tra le mani.

180 CV con il turbo
Dal punto di vista estetico, oltre agli aggiornamenti che contraddistinguono tutta la gamma 2006 (ne parleremo più avanti), questa specialissima Meriva si caratterizza per l’immancabile personalizzazione in chiave sportiva, che comprende un nuovo fascione anteriore con spoiler integrato e prese d’aria di diversa conformazione, la barra sopra la griglia in tinta con la carrozzeria anziché cromata e naturalmente un set di bei cerchi in lega (da 17 pollici) davvero grintosi. In coda, invece, il terminale di scarico sportivo

 

dovrebbe far capire alle vetture che sopraggiungono sulla corsia di sorpasso che questa non è una Meriva come tutte le altre e che sarebbe meglio riflettere un momento prima di chiedere strada con i fari…
Sì, perché sotto il cofano pulsa un quattro cilindri di 1.600 cc. che grazie ad un turbocompressore eroga ben 180 CV e 230 Nm di coppia massima disponibile da 2.200 a 5.500 giri/minuto. E non manca nemmeno la funzione overboost, che permette di aumentare momentaneamente la coppia motrice di circa il 15%, potendo contare così su 266 Nm per circa 10 secondi.
In Opel sottolineano che si tratta del più potente 1.6 litri prodotto in serie ed è decisamente singolare che l’onore di portare al debutto questa unità sia toccato ad una vettura come la Meriva, che nell’immaginario della maggior parte degli appassionati è più che altro un efficiente mezzo di trasporto per sbrigare le tante incombenze quotidiane, ma non certo un oggetto del desiderio a quattro ruote.
In ogni caso, la trasformazione della monovolume tedesca è completata da un cambio manuale a sei marce, dall’assetto sportivo (più basso di 10 mm all’anteriore, curiosamente di 15 mm al retrotreno) e da un impianto frenante potenziato, naturalmente a quattro dischi.
Le prestazioni dichiarate parlano di 222 km/h di velocità massima e di soli 8,2 secondi per raggiungere i 100 km/h con partenza da fermo.

Dopo il supermercato… la pista!
Insomma, sulla carta gli ingredienti per una piccola sportiva come si deve ci sono davvero tutti, ma confessiamo che nemmeno la cartella stampa è riuscita a dissipare tutti i nostri dubbi, perché le sue linee da monovolume, per quanto piacevoli e rese più aggressive dalla personalizzazione OPC, a tutto ci fanno pensare tranne che ad un pomeriggio in circuito. In Opel, tuttavia, evidentemente

 

credono molto nelle potenzialità di questa particolarissima vettura, dal momento che per il nostro test drive hanno scelto proprio la pista.
Per la verità, la nostra diffidenza inizia a vacillare già prima di salire a bordo, semplicemente ascoltando il suono che esce dallo scarico: anche al minimo è un rumore cupo, da vera GT, tanto che inizialmente, sentendolo per la prima volta alle nostre spalle, lo scambiamo per la “voce” dell’Astra OPC che avevamo intravisto nel parcheggio. E invece a emettere questa musica è proprio la “nostra” Meriva: bene bene, le cose si fanno interessanti!

Così eccoci al volante finalmente: giusto il tempo di ammirare i nuovi sedili sportivi ben profilati, belli da vedere e soprattutto utili nelle curve ad alto tasso di G, e la nostra attenzione si concentra già nella ricerca della migliore posizione di guida. Giochiamo un po’ con le regolazioni fino a ottenere una posizione corretta, anche se per girare in pista avremmo preferito una seduta più bassa. Questo fatto, assieme allo spazio insolitamente ampio intorno a noi, ci ricorda che non siamo a bordo di una coupè. Di conseguenza affrontiamo le prime curve con una maggiore cautela rispetto a quello che ci sarebbe piaciuto fare, ma dopo un giro è chiaro che le nostre preoccupazioni sono infondate: l’appoggio è sicuro e lo sterzo – anch’esso rivisto nella sua taratura – consente di impostare correttamente le traiettorie, anche se viste le prestazioni della vettura avremmo preferito un comando un po’ più diretto e comunicativo, a costo di sforzare maggiormente i muscoli in fase di parcheggio…

E il motore? Una vera rivelazione: basta superare i 2.500 giri per godere di una spinta davvero incisiva, che diventa esplosiva sopra i 3.500 giri, quando le marce si susseguono con

 

sorprendente rapidità (a proposito: il cambio si fa apprezzare per gli innesti precisi e l’ottima manovrabilità, anche nell’uso concitato tra i cordoli). E il bello è che tutta questa potenza tirata fuori da un “semplice” 1.6 non è andata a discapito della guidabilità: nei giri di riscaldamento e raffreddamento compiuti all’inizio e alla fine del nostro turno di prove ci ha dato l’impressione di essere perfettamente trattabile anche alle basse andature, con riprese tanto progressive quanto fulminanti. Insomma, il ritardo dei turbo del passato è solo un lontano ricordo, ma per una volta la guidabilità non ha narcotizzato le emozioni, vista la rapidità con cui il contagiri schizza verso il limitatore. E naturalmente a rendere gratificante l’esperienza di guida provvede anche la colonna sonora: al minimo e alle basse andature il motore si rivela molto silenzioso, ma quando si sollecita la cavalleria con il piede destro il propulsore risponde con un rombo tutto da ascoltare. E così ancora una volta ci scopriamo a provare l’emozione di guidare una piccola coupè di razza mentre siamo al voltante di una “banale” Meriva…
Ormai abbiamo preso confidenza con il motore e stiamo iniziando a spingere sul serio, anche perché abbiamo a disposizione solo cinque giri: cerchiamo il limite e nel farlo arriviamo anche “lunghi” ad una staccata posta alla fine di uno scollinamento, subito dopo un curvone da quarta piena… Poco male, dichiariamo convinti all’istruttore di guida seduto accanto a noi di aver voluto scoprire come si comporta questa Meriva OPC nelle frenate al limite: la faccia è salva è anche la carrozzeria, dal momento che l’impianto frenante è davvero molto potente (almeno in un paio di occasioni ci siamo resi conto di aver anticipato la staccata rispetto al limite reale) e il pedale è ben modulabile.

 

Per essere sfruttata a fondo, comunque, la Meriva OPC va prima capita: inutile cercare di accelerare il prima possibile, perché affondare il piede sull’acceleratore a ruote ancora sterzate ha l’unico effetto di accrescere il sottosterzo. Cerchiamo di curare con maggiore attenzione l’impostazione della traiettoria e “lei” ci ricompensa consentendoci un ritmo sorprendentemente elevato, complice anche un assetto davvero azzeccato. Questo, in effetti, assieme al motore è l’altra grande sorpresa della Meriva OPC: il rollio è davvero contenuto e anche nei cambi di traiettoria non si innescano mai pericolosi “effetti pendolo”. Se poi si esagera niente paura: nei limiti della fisica “San EPS” rimette le cose a posto, e senza nemmeno manifestare in modo troppo brusco il proprio intervento. Ci viene la curiosità di scoprire come si comporta la vettura senza ESP, ma scopriamo che non è disinseribile: in Opel, evidentemente, non hanno voluto correre rischi, consapevoli che 180 CV per una MPV compatta sono davvero tanti…
I nostri cinque giri, purtroppo, sono già finiti e il programma della giornata si conclude addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia. La maggior parte dei colleghi si è già avviata verso l’aeroporto e a pensarci bene ci sarebbe tempo per un’altra “gita” in pista: in Opel evidentemente ci leggono nel pensiero e così eccoci di nuovo al volante, perché – nel caso non si fosse ancora capito – questa Meriva OPC è sorprendentemente divertente da guidare.

In definitiva, il trapianto di un cuore da 180 CV sul corpo vettura di una tranquilla monovolume è avvenuto all’insegna della massima sicurezza, ma è bene ricordarsi di essere al cospetto di una vettura con un baricentro e una massa (siamo nell’ordine dei 1.370 kg) maggiori rispetto ad altre “piccole bombe”. Non pensate, quindi, di poter fare le evoluzioni possibili ad esempio con una Clio RS: la vettura tedesca non può essere

 

altrettanto agile e precisa nelle situazioni al limite. In compenso, conserva tutta l’abitabilità e la capacità di carico della Meriva, molto al di sopra di quanto offerto dalle altre compatte sportive. In fondo il motivo per cui proviamo una sincera simpatia per la Meriva OPC è proprio questo: fino a ieri sembrava impossibile coniugare prestazioni da vera sportiva con la versatilità e praticità tipiche di una monovolume compatta. Si doveva scegliere tra il dovere (la spesa al supermercato, i figli da portare a scuola, etc.) e il piacere: ora non è più così e di questo non si può che ringraziare opel . Peccato per il prezzo: 23.250 euro, circa 5.500 euro in più rispetto alla Meriva 1.6 aspirata nell’allestimento Cosmo, sembrano un po’ tanti, soprattutto rispetto ai 20.600 necessari ad esempio per una Seat Ibiza Cupra di potenza praticamente analoga (179 CV), senza contare che con soli 3 mila euro in più ci si può portare a casa addirittura una Golf GTI. Paragoni che, lo ammettiamo, proponiamo con una certa titubanza, perché comunque di vetture come la Meriva OPC non ce ne sono: se desiderate tanti cavalli in una vettura compatta e non potete – o volete – rinunciare alla praticità, questa è davvero l’unica auto che fa per voi.

Nuovi 1.3 CDTI e 1.600 Twinport Ecotec
Oltre alla pepatissima versione OPC, con il model year 2006 esordiscono sulla Meriva altri due propulsori meno eccitanti, ma destinati certamente ad un pubblico più vasto.
Di particolare interesse, per lo meno per il mercato italiano, appare soprattutto il nuovo turbodiesel common-rail 1.3 CDTI a 4 valvole per cilindro da 75 CV, con filtro antiparticolato autorigenerante – ovvero senza bisogno di manutenzione - di serie (senza il FAP, per altro, il motore sarebbe comunque conforme alla normativa Euro 4). Con una coppia massima di 170 Nm, spinge la Meriva fino a 157 km/h e secondo

 

la Casa consuma mediamente solo 5,7 litri di gasolio ogni 100 chilometri.
Al volante si fa apprezzare per la buona disponibilità di coppia ai bassi regimi e per la sua silenziosità alle basse andature. Solo insistendo con l’acceleratore la rumorosità aumenta, senza per altro che la velocità cresca in modo proporzionale, ma onestamente sarebbe davvero ingeneroso pretendere di più: se volete un piccolo diesel per contenere al massimo i consumi, fa parte delle regole del gioco e nelle condizioni di guida ordinarie il nuvo 1.3 CDTI di Opel si rivela un eccellente compagno di viaggio.

Un buon compromesso tra piacere di guida e costi di esercizio potrebbe essere il nuovo 1.6 Twinport Ecotec da 105 CV (già utilizzato su Astra e Zafira): consuma 6,7 litri di benzina ogni 100 chilometri, consente una velocità massima di 181 km/h e dal punto di vista economico può rappresentare davvero una valida soluzione se il vostro chilometraggio annuo non è poi così elevato, tanto più che il costo del gasolio è ormai molto vicino a quello della “verde”. Dal punto di vista tecnologico, di particolare interesse su questa unità è il sistema Twinport, che quando si parzializza la pressione sull’acceleratore occupa una parte del volume della camera di scoppio con gas già combusti, riequilibrando così la quantità di aria rispetto al minore quantitativo di benzina necessario. Si ottiene così una miscela ideale ai carichi intermedi e senza perdite di efficienza: il tutto, su strada, si traduce in un risparmio del 6% nei consumi quando si viaggia parzializzando il gas.

Per la cronaca, la differenza di prezzo, a parità di allestimento, è di circa mille euro a favore del 1.6 benzina: per la Meriva 1.6 Enjoy servono 16.500 euro, contro i 17.550 del 1.3 CDTI con lo stesso allestimento. Se poi volete a tutti i costi il diesel ma il

 

vostro budget è più limitato, nessun problema: il 1.3 CDTI è disponibile anche nella versione Club a 16.200 euro.

Nuovo frontale e dotazioni più ricche
Come anticipato, il M.Y. 2006 porta in dote alla Meriva alcuni leggerissimi ritocchi estetici, concentrati soprattutto nella zona anteriore, dove spiccano una diversa mascherina attraversata da un’ampia barra cromata, un paraurti con una presa d’aria centrale di maggiori dimensioni e due prese d’aria laterali più piccole nelle quali sono incastonati i fari fendinebbia. In coda invece le modifiche si limitano a una striscia cromata e ai vetri oscurati dei gruppi ottici. Nell’abitacolo, infine, leggere modifiche hanno riguardato i rivestimenti, le finiture e la grafica della strumentazione.

Le novità più interessanti, motori a parte, riguardano comunque le dotazioni, tra le quali spiccano – per la prima volta tra le monovolumi compatte – i fari alogeni girevoli ed angolabili AFL. A richiesta è inoltre possibile ottenere un telefono con sistema Bluetooth e controllo vocale, mentre sono ora di serie l’apertura elettrica del portellone e la funzione “luci di benvenuto” con la quale è possibile accendere a distanza per 30 secondi i fari e le luci interne della vettura. Infine, se in inverno non sopportate di trovare la vettura ghiacciata potrebbe interessarvi il Quick Heat (optional): dopo un avviamento a freddo, un ventilatore elettrico riscalda l’interno dell’abitacolo fino a quando l’acqua che circola nel motore non raggiunge la temperatura necessaria per riscaldare anche l’interno della vettura.
Accanto ai motori già citati, infine, completano la gamma 2006 di Opel Meriva il 1.4 benzina da 90 CV, il 1.8 benzina da 125 CV e il 1.7 CDTI da 101 CV.

Insomma, considerando che Meriva era già la monovolume compatta più venduta in Italia e in Europa (ad oggi gli esemplari consegnati nel Continente dal 2003 sono 97 mila, di cui 35 mila nel solo 2005), con le nuove motorizzazioni introdotte con il M.Y. 2006 si preannunciano davvero tempi difficili per la concorrenza…

Commenti

Non è ancora presente nessun commento.
Inserisci il tuo commento
Altri su Opel Meriva
Modelli top Opel
Maggiori info
Opel
  • General Motors Italia S.r.l. Piazzale dell'Industria, 40

    06-54652000   http://www.opel.it