"Ero furioso in macchina": Kimi Antonelli rompe il silenzio dopo il disastro nella Sprint di Miami

"Ero furioso in macchina": Kimi Antonelli rompe il silenzio dopo il disastro nella Sprint di Miami
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La rabbia, la penalità e quella partenza maledetta: Andrea Kimi Antonelli racconta il suo sabato nero a Miami. "Procedura corretta, ma ho compromesso tutto"
2 maggio 2026

Il sole di Miami non basta a scaldare il cuore di Andrea Kimi Antonelli al termine di una Sprint Race che lascia l’amaro in bocca. Nonostante le cinque settimane di clausura forzata tra i dati di Brackley e il simulatore, passate a smussare quegli angoli vivi che ancora rendono le sue partenze un terno al lotto, il "fantasma" dello scatto al via è tornato a fargli visita proprio quando i semafori si sono spenti sul rettilineo della Florida.

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La sua Mercedes numero 12 ha pattinato, tradendo le aspettative di chi lo vedeva pronto a sfidare la prima fila. Eppure, a sentire Kimi, la frustrazione non nasce da un errore di esecuzione, ma da una beffa tecnica: "È un peccato per la partenza perché a livello di procedure, per una volta, avevo fatto tutto bene", ammette con quella schiettezza che lo contraddistingue. "È stato un peccato perdere di nuovo posizioni, perché questo ha compromesso ancora la gara".

Ma è nel corpo a corpo della 100 km americana che il bolognese ha pagato il prezzo più alto. Non tanto nei duelli ruota a ruota, quanto nel braccio di ferro invisibile con le linee bianche del tracciato. La penalità di 5 secondi per track limits lo ha fatto scivolare dal quarto al sesto posto, finendo dietro al compagno George Russell e a un Max Verstappen in modalità gestione. Un errore di distrazione? Più un eccesso di foga.

"Dopo la partenza ero molto arrabbiato in macchina e ho commesso troppi errori", confessa Antonelli ai microfoni di Sky, senza cercare scuse dietro al bilanciamento di una W17 che sembra faticare a leggere l'asfalto di Miami. È il lato umano di un talento che, nonostante la leadership del mondiale ancora saldamente nelle sue mani, non accetta di vedersi sfuggire il risultato per sbavature evitabili. La rabbia agonistica, motore della sua scalata, stavolta è diventata un limite tra le pieghe del circuito cittadino.

Non c'è tempo, però, per i processi ai track limits o per recriminare su una frizione che non ha risposto a dovere. Il paddock non aspetta e la qualifica per il Gran Premio incombe come un esame di riparazione immediato. "Ora mi concentrerò sulla qualifica per fare il miglior lavoro possibile e cercare di ottenere il miglior risultato possibile".

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