F1. "Era un disastro, volevano cacciarlo": Rosberg spiazza sul dramma segreto di Antonelli in Mercedes

F1. "Era un disastro, volevano cacciarlo": Rosberg spiazza sul dramma segreto di Antonelli in Mercedes
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Nico Rosberg apre lo scrigno dei ricordi e rivela un clamoroso retroscena sulla scorsa stagione di Kimi Antonelli: "Era sul filo del rasoio, la squadra ha valutato di appiedarlo a metà campionato". Dalla paura dell'oblio alla leadership del Mondiale 2026
1 giugno 2026

Entrare nel paddock della Formula 1 con gli occhi del mondo addosso è un privilegio che può trasformarsi rapidamente in una gabbia psicologica. Lo sa bene Nico Rosberg, che ai microfoni del podcast High Performance ha aperto lo scrigno dei ricordi, tracciando un parallelo tanto lucido quanto spietato tra il proprio debutto e le enormi pressioni vissute recentemente da una delle promesse più cristalline del motorsport italiano: Kimi Antonelli.

Foto copertina: ANSA

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Il campione del mondo 2016, scavando nelle proprie fragilità, ha confessato come il momento più duro della sua intera carriera non sia stato il rovente scontro iridato con Lewis Hamilton, e nemmeno la convivenza nel box Mercedes con una leggenda come Michael Schumacher. Il vero mostro da sconfiggere è stata la stagione d'esordio, affrontata a soli vent'anni con lo spettro di un cognome importante e una totale mancanza di fiducia nei propri mezzi. "Identificare la cosa più difficile è in realtà semplicissimo. È stata la prima stagione, quando arrivi a vent'anni", ha ammesso Rosberg con disarmante sincerità. "Io non sono una persona super sicura di sé, quindi sono entrato nel Circus con molte preoccupazioni. Mi chiedevo: 'Sono abbastanza bravo da stare in questo sport, in mezzo a dei gladiatori sulla griglia, di fianco a Michael Schumacher?'. Mio Dio, mi sentivo completamente come un pesce fuor d'acqua, totalmente fuori posto. Mi dicevo: 'Cosa ci faccio qui? Questo tizio è il più grande di tutti e io sono in griglia accanto a lui'. Non tornava”.

Una pressione asfissiante, amplificata da un contesto tecnico e umano tutt'altro che accogliente: "Mi sono ritrovato in una situazione in cui avevo una macchina pessima. Avevo un team pieno di persone che, a sensazione, sembravano generali dell'esercito che non avevano idea di cosa significasse l'empatia. La squadra piena di generali, la macchina che era un disastro e si rompeva in continuazione, in più io, caratterialmente, ero ancora molto giovane e meno sicuro di me rispetto ad altri. È una situazione davvero complicata in cui trovarsi”. È proprio partendo da questo vissuto che Rosberg ha lanciato uno sguardo analitico e profondo sulla gestione dei giovani piloti odierni, portando a galla un retroscena finora rimasto confidenziale dietro le porte di Brackley: la travagliata transizione di Kimi Antonelli sotto l'ala delle Frecce d'Argento.

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Il bolognese fa parte del programma giovani talenti del team inglese fin dalla tenera età. Gwen Lagrue ha sottoposto all'attenzione di Toto Wolff il talento naturale di Antonelli quando quest'ultimo era ancora un bambino, per poi metterlo sotto contratto a dodici anni. Da quel momento, Kimi è stato accolto a Brackley per seguirne la crescita in maniera capillare, sviluppando sia le doti in pista sia quelle di gestione della pressione e dei media. Un training che ha dato i suoi frutti fin dal giorno zero in Formula 1. Quando è stato annunciato nella calda Monza di tre anni fa, Antonelli era teso perché stava ereditando il sedile di una leggenda come Lewis Hamilton, ma allo stesso tempo era consapevole di avere tutte le carte in regola per essere all’altezza della sfida.

Per lui si è trattato di un insieme di fattori che hanno reso il tutto ancora più avvincente. Ha debuttato nella massima serie direttamente con un top team – senza la trafila in Williams, come accaduto allo stesso Rosberg o a George Russell –, con una sola stagione di esperienza in Formula 2 e con tutta la pressione di un'Italia che finalmente tornava in griglia dopo l'addio di Antonio Giovinazzi al Circus nel 2021. Un mix esplosivo che la Mercedes e Toto Wolff hanno saputo disinnescare fin dal principio, accompagnando Kimi nel suo percorso di crescita. Il team principal ha infatti messo le mani avanti sin dall'inizio, sottolineando che il 2025 sarebbe stato un anno di transizione e di apprendimento per il pilota italiano. In lui è stata riposta la massima fiducia, dosata con la giusta misura di severità. Così Antonelli è arrivato pronto al 2026 e al volante di una vettura da titolo mondiale; ora si trova già a quota quattro vittorie iridate consecutive e detiene una leadership consolidata nel campionato.

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Il prossimo appuntamento è il GP di Monaco, che segnerà l’inizio della stagione europea della F1. La stessa stagione che un anno fa aveva messo estremamente in crisi Kimi e le sue performance, fino al punto in cui la Mercedes ha valutato – come ha rivelato Rosberg – di cambiare pilota a campionato in corso. “Da giovane pilota – osserva Rosberg guardando al Kimi Antonelli dell'anno scorso –, sai che in realtà hai un'opportunità sola. Se fallisci al primo anno e ti mandano via, al 95% la tua carriera in F1 è finita. Ed è esattamente quello che ha vissuto lui l'anno scorso. Era davvero sul filo del rasoio, un 50 e 50 sul fatto che la squadra lo confermasse o lo appiedasse. È stata letteralmente una questione di un soffio”.

“Senza saperlo dall'interno, guardando solo da fuori, era davvero in bilico. Perché era difficilissimo capire se sarebbe stato davvero in grado di svoltare la situazione e performare a un livello sufficiente per meritare di restare in F1 e con la Mercedes. In certi momenti della stagione, quello che faceva era davvero disastroso. Errori, mancanza di passo e cose del genere, era una sofferenza continua. E quindi, da giovane pilota, sai bene che la tua occasione è adesso, e che potrebbe essere l’unica”, ha aggiunto il tedesco. Oggi la musica è cambiata, perché Kimi sta dando prova del suo talento cristallino e ora, dopo il bagno di folla per il Trofeo Bandini e i festeggiamenti con Marco Bezzecchi al Mugello, è pronto a tornare in pista. La parabola di Antonelli dimostra quanto il mondo della F1 stia cambiando. Quelle parole crude, che spogliano il Circus della sua patina dorata per mostrarne il lato più spietato – dove il confine tra il sedile della vita e l'oblio si decide in una frazione di secondo –, appartengono ormai al passato. Oggi i giovani talenti non vengono più gettati nella fossa dei leoni: vanno protetti, accolti e coltivati per arrivare pronti al momento più importante, quello della lotta al titolo. Esattamente come la Mercedes sta facendo con Kimi Antonelli.

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