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Cento chilometri corsi sul filo del rasoio tra le dune di Zandvoort, con il fiato sul collo prima della McLaren di Lando Norris e poi di una Ferrari insidiosa e la minaccia della pioggia proprio all'ultimo giro. George Russell torna dalla pausa estiva con una prova di forza magistrale, dominando la Sprint del Gran Premio d'Olanda 2026 dalla partenza alla bandiera a scacchi, lasciandosi alle spalle Charles Leclerc e il campione in carica Norris.
Una vittoria costruita sulla freddezza e sulla gestione millimetrica della gomma media. “All'inizio ho solo gestito un po' le gomme, sapevo che se ci fossero stati sorpassi sarebbero arrivati nella fase finale”, ha spiegato l'inglese di Mercedes a fine gara. “Ieri mattina avevamo visto quanto fosse veloce la Ferrari, quindi ci siamo tenuti qualcosa nel serbatoio per il finale. Non appena abbiamo visto Charles superare Lando, ho alzato il ritmo e siamo scappati via”. Una gestione impeccabile, persino ignaro della scelta di Leclerc di montare la mescola morbida: “Non me ne ero nemmeno accorto, non lo sapevo. È sorprendente scoprirlo ora, non avevamo considerato la soft”.
Nessuna esitazione al via, scacciando i fantasmi dell’Ungheria: “Non ero affatto nervoso. A Budapest si era trattato di un problema tecnico sulla partenza su cui non potevo fare nulla, e abbiamo preso precauzioni. Ero calmo, rilassato ed entusiasta di tornare a correre”. Una calma che si riflette in un nuovo approccio mentale al volante: “Non voglio pensare troppo quando sono in macchina. Cerco di guidare il più veloce possibile, fidandomi del mio istinto sul bilanciamento e su come adattare la guida, senza seguire troppo i dati. I dati danno indicazioni, ma poi devi affidarti a tutti i tuoi anni di esperienza”.
Il brivido più grande è arrivato con le prime gocce d'asfalto bagnato proprio all'ultima tornata. “Se la pioggia fosse arrivata 90 secondi prima, sarebbe stata una gara completamente diversa. Quando arrivi a Curva 1 a 320 km/h ed è la prima a bagnarsi, da leader ti trovi letteralmente al buio. Chi è dietro vede se blocchi o vai dritto e può regolarsi, per me e Charles sarebbe stato complicatissimo”.
Focalizzato ora sulla qualifica e sul prosieguo del weekend, Russell sottolinea il valore di una Formula 1 mai così equilibrata: “In Ungheria siamo stati forse un po' sottotono, ma il potenziale c'è. Per qualche motivo le Sprint sono state un nostro punto di forza quest'anno: su cinque ne abbiamo vinte tre partendo tre volte in pole. Questo risultato dà fiducia, ma siamo in sei a giocarci la pole position. È così che dovrebbe essere la Formula 1: non solo due compagni di squadra a giocarsi le vittorie ogni settimana, ma tutti in lotta”.