McLaren in quarta fila ad Austin, Stella non ci sta: “È una stagione ping pong, ecco perché”

McLaren in quarta fila ad Austin, Stella non ci sta: “È una stagione ping pong, ecco perché”
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Settimo Piastri e ottavo Norris ad Austin: Andrea Stella analizza i problemi della MCL40 e spiega perché la lotta al vertice è diventata una sfida "ping pong
25 ottobre 2026

Il miraggio delle prestazioni estive sembra essersi dissolto tra le curve del Circuit of the Americas. Dopo un periodo d'oro a ridosso della pausa, la McLaren sembra aver smarrito la retta via proprio a partire dagli aggiornamenti introdotti a Baku. La MCL40 si trova ora a dover gestire un bilanciamento delicato e difficile da interpretare. A testimoniarlo con freddezza sono i tempi della qualifica del Gran Premio degli Stati Uniti 2026: una quarta fila amara, con Oscar Piastri settimo e Lando Norris ottavo. In questo scenario di evidente affanno, Andrea Stella si carica sulle spalle il peso del momentaneo smarrimento tecnico del team di Woking, analizzando con lucida trasparenza, come ci ha abituati da quando è a capo dei papaya, i limiti attuali di una monoposto guidata costantemente sul filo del rasoio.

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L'impressione generale dal muretto è che la MCL40 sia diventata una vettura capace di lampi di genio isolati, ma incredibilmente complessa da sfruttare con continuità nell'arco di un intero giro. Entrambi i piloti continuano a lamentare una cronica mancanza di fiducia al limite, ma il Team Principal italiano ci tiene a fare le dovute distinzioni rispetto al passato: “Penso che si debba fare attenzione a non confondere i commenti di quest'anno con quelli delle stagioni precedenti. Nel 2026 la situazione è diversa: queste vetture sono difficili da guidare per chiunque. In Q3 abbiamo visto che pochissimi sono riusciti a migliorarsi nel secondo tentativo; anche le due Red Bull e Lando si sono visti cancellare il tempo per i limiti di pista. È un'inaspettata costante per tutti, compresa la Mercedes che si poneva grandi interrogativi nonostante i pacchetti portati. Ci sono caratteristiche intrinseche nel regolamento aeromeccanico che rendono il potenziale della macchina estremamente complesso da estrarre per tutti i team”.

Mettendo da parte i segreti industriali, Stella punta il dito sulla natura stessa delle norme tecniche entrate in vigore a inizio 2026: “Senza entrare in dettagli tecnici protetti da HPP, la realtà è che questo regolamento aerodinamico non è stato pensato per garantire un'aerodinamica estremamente robusta, ma per favorire i sorpassi. Tutti i team stanno cercando di aggirare certi limiti imposti dalle norme. Esistono forse degli aspetti specifici legati alla nostra vettura, ma nel debriefing con i piloti e la squadra siamo giunti alla conclusione che questo non cambia la nostra linea di sviluppo principale: aggiungere quanto più carico aerodinamico possibile, perché sappiamo che il margine di miglioramento c’è”.

Il nodo centrale risiede nella percezione delle prestazioni in un campionato dove la convergenza tecnica è spinta ai massimi livelli storici. La sensazione di arretramento della McLaren si scontra infatti con una dinamica di sviluppo frenetica da parte della concorrenza. “A Baku abbiamo portato aggiornamenti che non servivano tanto per il tempo sul giro, quanto come base fondamentale per le evoluzioni successive, alcune delle quali sono debuttate proprio qui tra l’ala anteriore e posteriore”, ha sottolineato Stella. “Siamo soddisfatti degli aggiornamenti, ma non dobbiamo dimenticare che la competitività va giudicata in termini relativi. Tutti spingono forte: la Ferrari ha portato novità, la Red Bull ha fatto un salto importante qualche gara fa e la Mercedes è stata molto ardita nelle sue dichiarazioni. È una stagione che internamente definiamo ‘ping-pong’: chiunque aggiorna prende un piccolo margine, e anche se fai un ottimo lavoro non è detto che tu riesca a stabilizzarti in cima. Se guardiamo alla griglia, può sembrare una disfatta stare in quarta fila, ma il distacco reale è di appena tre decimi di secondo. Senza le nostre novità, quel divario sarebbe stato decisamente più ampio”.

L'analisi del retrotreno e del passo della vettura esclude problemi strutturali legati alla geometria di base, riportando l'attenzione sui fattori chiave della Formula 1 moderna: “Il divario tra il potenziale espresso e quello teorico non ha nulla a che fare con la lunghezza del passo. I fondamentali per vincere o perdere rimangono gli stessi di sempre: potenza ed aerodinamica dominano su tutto. Non sono sorpreso da distacchi così ridotti tra quattro squadre diverse. Non si è mai visto un livello ingegneristico così alto in F1: tutti lavorano a standard eccelsi pur nei limiti del cost cap. La qualità del lavoro delle persone si riflette direttamente sul prodotto tecnico”.

In vista della gara di Austin, con le insidie dei dossi di Curva 1 e la tagliola dei track limits, l'imperativo in casa McLaren resta quello di trasformare il potenziale in punti pesanti, consapevole che la rotta per ritrovare la vetta richiede calma e precisione chirurgica. “Il tracciato presenta sfide importanti dal punto di vista dell'assetto, ma non sono i dossi a determinare la macro-performance della macchina. La gestione delle gomme e la disciplina sui limiti della pista saranno determinanti. Entriamo in gara sapendo che c'è potenziale inespresso nella vettura: lavoreremo fino all'ultimo per far sì che la domenica ci regali opportunità diverse da quelle viste in qualifica”,

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