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Zandvoort è una pista nervosa, con repentini cambi di pendenza che, di concerto con gli schiaffi del vento, rendono difficile trovare il giusto ritmo per danzare tra le curve senza incappare in errori costosi. Lando Norris, spesso a sua volta irrequieto, ama questo tracciato, che per certi versi gli somiglia. E la passione è ricambiata. Lo si vede da come è stato subito efficace con la sua MCL39 nelle prove libere del Gran Premio d’Olanda 2025 di Formula 1. L’inglese in lizza per il titolo mondiale sembra aver trovato subito il miglior modo per interpretare una MLC39 che si esalta sulla tesa pista ad alto carico su cui il Circus riprende dopo la pausa estiva.
Con le istintive monoposto di oggi, è tutta questione di fiducia. Soprattutto per un pilota umorale come Norris, per cui è importante avere subito piena padronanza del mezzo per impostare un weekend lineare. È lui il pilota McLaren più efficace al momento, e non Oscar Piastri, il leader del mondiale piloti per un soffio - nove punti – nelle FP2 finito alle spalle di un arrembante Fernando Alonso. Questa presenza di spirito gli serve per mantenere la lucidità necessaria a non commettere sbagli su una pista che i piloti affrontano con il sospiro sospeso, sul filo dell’errore.
E oggi di sbagli ce ne sono stati tanti, complice una pista sporca di sabbia e il vento, classico di Zandvoort che scompone moltissimo le vetture capricciose e sensibili dell’attuale regolamento tecnico, con una vulnerabilità alle circostanze scritta nel loro DNA aerodinamico. L’errore più eclatante è stato quello commesso nelle FP2 da Lance Stroll in curva 3, la stessa su cui Daniel Ricciardo si ruppe il polso due anni fa. A uscire malconcia, stavolta, è stata fortunatamente solo la sua AMR25. Come era già successo in Ungheria, la monoposto della scuderia di Silverstone si rivela molto efficace sui circuiti ad alto carico. E Fernando Alonso, da vecchio volpone qual è, sembra pronto a piazzare una zampata importante in ottica mondiale costruttori.
Visti i margini ridotti tra le scuderie di centro classifica, è fondamentale poter approfittare delle occasioni in cui è possibile cogliere punti importanti. A maggior ragione per l’Aston Martin, visto che a detta dello stesso Alonso la performance della AMR25, pur galvanizzata dagli aggiornamenti apportati da Imola in avanti, è strettamente dipendente dalle caratteristiche della pista. Che fosse così lo si era capito chiaramente dal violento saliscendi prestazionale tra Spa e Budapest. Pensare che l’Aston Martin con l’efficace Alonso possa inserirsi tra le McLaren anche in qualifica è ingenuo. Ma quelli che arrivano dal venerdì di Zandvoort sono segnali molto incoraggianti per il team inglese.
Se l’Aston Martin è pronta a giocare il ruolo dell’outsider a Zandvoort, i team inseguitori della McLaren hanno vissuto una giornata di prove libere abbastanza frammentata. In casa Mercedes, è difficile capire la vera misura della W16 tra la performance di George Russell e quella di Andrea Kimi Antonelli. Il giovane talento della Stella a tre punte, pur con l’effetto benefico del ritorno alla vecchia sospensione posteriore, ha faticato anche nelle libere di Zandvoort, finendo nella ghiaia nelle FP1 per via di un approccio eccessivamente aggressivo che gli ha impedito di avere il tempo necessario per trovare il giusto ritmo. George Russell, invece, ha avuto ragione con maggiore facilità della sua monoposto. È vero che Russell, protagonista della sua migliore stagione in carriera nel 2025, è stato in grado di compensare alla perfezione le difficoltà della W16. Viene da pensare che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo.
A proposito di gare di casa, sono ormai lontani i tempi in cui Verstappen dettava legge in patria. La sua RB21 continua a essere decisamente capricciosa, e nelle FP1 anche Max ha avuto i suoi problemi nel controllarla, finendo nella ghiaia. Ci si può aspettare il solito salto prestazionale tipico della Red Bull tra venerdì e sabato, da un lato dimostrazione della capacità degli ingegneri di intervenire in corsa sulla monoposto e dall’altro concreta manifestazione dei fortissimi limiti di correlazione che la scuderia di Milton Keynes sconta per via della sua obsoleta galleria del vento. Ma di miracoli in F1 non se ne verificano. A complicare la situazione, comunque, pensa sicuramente anche il layout della pista, con quelle lunghe curve nel secondo settore che vanno a esacerbare la tendenza al sottosterzo della RB21. Una condizione, questa, a cui in fondo Verstappen si è ormai rassegnato.
Non naviga certamente in acque tranquille la Ferrari, che dopo la debacle toccata a Charles Leclerc in gara in Ungheria oggi ha vissuto una giornata tormentata. Su quanto è accaduto a Budapest aleggia ancora una coltre di mistero. Leclerc ieri non ha voluto offrire dettagli sul presunto inconveniente alla monoposto che gli ha strappato via in modo crudele la possibilità più grande avuta finora di vincere una gara quest’anno. L’unica cosa che si è lasciato scappare Leclerc è che si tratta di un problema che potrebbe ripresentarsi. Che ci sia qualcosa di intrinsecamente storto nella SF-25 lo ha confermato Leclerc dopo quello che ha definito “il peggior venerdì della stagione”.
Leclerc ha spiegato che il 90% del tempo la Rossa lo ha perso in due curve – la 9 e la 10, per la cronaca - per via di qualcosa che la monoposto non riesce a fare. E se un indizio non fa necessariamente una prova, le prestazioni di oggi sono un campanello d’allarme. I dati sul passo gara non sono incoraggianti, così come le varie sbavature di Lewis Hamilton, finito in testacoda due volte tradito da quell’instabilità al posteriore che proprio non digerisce. Di errori ne arriveranno tanti altri, in un weekend segnato come sempre da queste parti da un meteo schizofrenico, tra schiaffi del vento e scrosci di pioggia pronti a cambiare la direzione di un fine settimana che per ora nell’incertezza vede al comando Norris, elettrico come la pista su cui è pronto a eccellere.