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La McLaren non sembra voler puntare su una “versione A” della MC40 a Barcellona, in occasione della shakedown week della Formula 1. A rivelarlo, in un incontro con media selezionati a cui ha partecipato anche Automoto.it, è il direttore tecnico del team, Rob Marshall. “Quello che vedrete a Barcellona è più o meno quello che porteremo alla prima gara. Dobbiamo capire al meglio il pacchetto, è tutto così complicato. E dobbiamo anche prendere in considerazione quello che farà la concorrenza. Dovremo lasciarci ispirare da quello che potrebbero o non potrebbero farci vedere”.
“C’è tanto lavoro di fino da fare. E portare tante cose nuove non farebbe che complicare la situazione. Serve una comprensione maggiore della piattaforma prima di intervenire. Ridisegnarla prima che metta le ruote in pista non avrebbe senso”. La McLaren, che a Barcellona vestirà la sua MCL40 di una livrea camouflage, sembra essere in controtendenza rispetto ad altre rivali, come la Ferrari, che dovrebbero portare una versione embrionale della vettura al Circuit de Catalunya, concentrandosi sull’affidabilità. Ma il punto sta tutto in quel “più o meno” di Marshall. Cosa terrà nascosto la McLaren?
Non abbiamo potuto fare a meno di chiedercelo mentre Marshall riavvolgeva il nastro della genesi della MCL40. “Una volta avuta una bozza coerente delle normative, verso Pasqua del 2024, ci siamo resi conto che ogni singola parte della vettura era coinvolta. Se il ciclo di lavoro di un cuscinetto del cambio che nessuno vede cambia, deve essere modificato lo stesso componente, così come il flusso d’olio nella sua direzione. Già che ci siamo, si pensa pure al lubrificante. E così diventa un progetto a sé stante. Poi ci sono le modifiche macroscopiche, il fatto che la monoposto sarà più piccola, più corta, significativamente più leggera”.
“Il processo di omologazione diventa più brutale, per avere monoposto più sicure per i piloti e chi le circonda. Successivamente, dopo aver ricevuto i dati sulla performance da parte della FIA, si comincia a lavorare sul carico, sulle modifiche alle sospensioni. Il progetto diventa sempre più grande, e ci si rende conto che coinvolge tutto, fino all’ultimo bullone. Le regole fortunatamente evolvono. Ogni volta che ci si pone una domanda, si incontra una sorta di ostacolo. Poi arrivano maggiori informazioni”. E, soprattutto, il momento in cui bisogna mollare il colpo sul presente.
“Era ovvio che a un certo punto l’anno scorso avremmo dovuto interrompere lo sviluppo e pensare alla nuova monoposto. E questo processo è iniziato prima del solito per via del cambiamento regolamentare. Abbiamo tolto l’acceleratore sul 2025, ma non direi che ne abbiamo sofferto. Sicuramente la corsa a fine stagione è stata interessante. Probabilmente qualcun altro ha spinto di più sulla macchina 2025, ma credo che la nostra fosse la decisione giusta”. Non avrebbe potuto che pensarla così Marshall, visti i due titoli messi in bacheca.
Tornando al 2026, quale sarà il fattore capace di influenzare maggiormente la performance? “La vera risposta a questa domanda la avremo solo nelle prime gare dell’anno. Se guardiamo al modo in cui la F1 si è evoluta negli ultimi anni, abbiamo assistito a una convergenza delle prestazioni, dovuta alla stabilità delle normative sulla power unit, ma anche all’aerodinamica. Ora cambia tutto. Le variazioni di power unit tra i costruttori giocano un ruolo importante, ma penso che ci si possano aspettare anche differenze ragionevoli tra i vari pacchetti aerodinamici e i telai. Sarà un mix di tutti questi fattori”. La risposta a questa domanda la avremo solo con l’inizio della stagione, quando scopriremo anche quanto sia stata trasparente la McLaren sulla vera MCL40.