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Nessuna automobile è immune dai guai. Basta una manovra distratta nel parcheggio del supermercato, una frenata improvvisa in tangenziale, un asfalto viscido al momento sbagliato, e la carrozzeria inizia a raccontare una storia fatta di urti, riparazioni e cicatrici più o meno visibili. È la vita di ogni vettura, ma alcuni marchi finiscono nelle officine molto più spesso di altri. E i numeri del 2025 lo confermano in modo inequivocabile.
L'analisi condotta da carVertical sui report di storico veicolare elaborati nel corso dell'anno fotografa una realtà che dovrebbe far riflettere chiunque stia valutando l'acquisto di un'auto di seconda mano. Ben il 48,3% delle vetture controllate presenta almeno un sinistro registrato nella propria scheda. Tradotto, quasi una macchina usata su due porta con sé i segni di un incidente passato, più o meno grave, più o meno dichiarato dal venditore.
Il caso italiano merita un capitolo a parte perché rompe lo schema che vede la Germania sportiva di Monaco dominare quasi ovunque in Europa. Nel belpaese è infatti Porsche a guidare la classifica dei marchi più incidentati, con il 38,2% degli esemplari verificati che mostra almeno un danno registrato. Una percentuale che, pur essendo inferiore a quelle monstre di altri paesi, assume un significato particolare: chi guida una Porsche in Italia tende a spingere, a cercare il brivido su strade tortuose, a usare la vettura per quello che è stata progettata. E quando succede qualcosa, il conto è salato.
Non è un fenomeno isolato. Il marchio di Stoccarda domina infatti anche in Ungheria (73,4%), Polonia (73,4%) e Romania (76,3%), segno che nell'Europa centro-orientale le granturismo tedesche vengono acquistate da un pubblico che ne apprezza tanto il prestigio quanto le prestazioni estreme, con tutte le conseguenze del caso.
Allargando lo sguardo al continente, è BMW il marchio più incidentato del 2025, con una quota impressionante pari al 65,2% dei veicoli controllati che risulta avere almeno un sinistro nel proprio passato. Seguono Hyundai con il 59,3%, Subaru al 58%, Tesla al 55,5% e Lexus al 54,7%. La casa bavarese non è nuova a questo primato e i motivi sono tanto statistici quanto culturali. Le sue berline e coupé circolano in quantità enormi, offrono prestazioni elevate anche sui modelli più datati e finiscono spesso nelle mani di automobilisti giovani che cercano potenza a prezzi accessibili sul mercato dell'usato. Una combinazione che inevitabilmente alimenta le statistiche dei sinistri.
In alcuni mercati il dominio BMW assume proporzioni quasi imbarazzanti. In Croazia l'83,5% delle vetture Munich controllate ha subito danni, in Belgio si tocca l'82,2%, in Serbia il 74,9%, nella Repubblica Ceca il 69,8% e in Spagna il 62,1%. Perfino in Germania, casa madre del marchio, più di una BMW usata su due presenta sinistri documentati.
La geografia dei danni racconta molto anche dei gusti e delle condizioni di guida locali. Nei Paesi baltici e in Ucraina Subaru occupa il gradino più alto, con percentuali da capogiro: 80,9% in Ucraina, 80,5% in Lituania, 75,5% in Lettonia. Le trazioni integrali giapponesi vengono usate intensamente su fondi difficili, spesso in condizioni climatiche impegnative, e il risultato finisce puntualmente nei report delle assicurazioni.
A Ovest avanza prepotentemente Tesla, che guida le classifiche di Francia (61,6%), Portogallo (79,2%) e Finlandia (36,6%). L'elettrificazione di massa porta con sé una nuova categoria di veicoli con componentistica costosa, riparazioni complesse e centraline che registrano ogni singolo urto, contribuendo a gonfiare le statistiche.
Il capitolo costi di riparazione è forse il più interessante per chi sta per firmare un contratto di compravendita. Nel 2025 il valore medio di un danno si attesta sui 3.879 euro, ma i marchi premium fanno categoria a parte. Porsche guida anche questa classifica con una media di 9.761 euro per sinistro, quasi il triplo rispetto al dato generale. Seguono Tesla con 5.808 euro e Mercedes Benz con 5.026 euro.
Sul fronte opposto troviamo i brand più accessibili, con Dacia ferma a 2.233 euro di media, Suzuki a 2.645 euro e Škoda a 2.804 euro. Una differenza abissale che riflette la complessità tecnologica delle vetture di fascia alta, zeppe di radar, sensori, fari a matrice LED, lamiere in alluminio e sistemi di assistenza alla guida che trasformano anche un banale tamponamento in un salasso economico.
In media ogni vettura danneggiata presenta 2,23 registrazioni di sinistri nel proprio storico, un dato che conferma come un singolo incidente nella vita di un'auto non sia affatto un'anomalia. Il primato spetta a Lexus con 2,7 sinistri medi per esemplare, seguita da BMW a 2,6, Tesla a 2,5 e Porsche a 2,4. Marchi come Seat, Kia e Mini si fermano a quota 2, confermando una vocazione più tranquilla dei loro acquirenti.
Quando si valuta un usato, però, il numero puro conta meno dei dettagli. Vanno verificati l'eventuale coinvolgimento di elementi strutturali, l'apertura degli airbag, l'importo complessivo dei danni e soprattutto la distanza temporale tra un sinistro e l'altro. Una vettura riparata in fretta dopo un botto importante può nascondere fragilità che emergeranno soltanto dopo mesi o anni, compromettendo sicurezza e affidabilità. La lezione è semplice: prima di firmare, meglio indagare. Perché sul mercato dell'usato il sorriso del venditore vale molto meno di un report dettagliato.
BMW
Via dell'Unione Europea 1
San Donato Milanese
(MI) - Italia
02 51610111
https://www.bmw.it/it/home.html
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