Detroit torna "Arsenale della Democrazia"? Il Pentagono bussa a Ford e GM per fabbricare missili

Detroit torna "Arsenale della Democrazia"? Il Pentagono bussa a Ford e GM per fabbricare missili
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Stockpile di armi in esaurimento tra le guerre in Ucraina e Iran: Washington chiede ai giganti dell'auto americani di riconvertire le fabbriche. Con un rischio concreto per i prezzi delle vetture
17 aprile 2026

Ottant'anni fa le catene di montaggio di Detroit smisero di sfornare berline per cominciare a produrre bombardieri B-24, carri armati e motori d'aviazione. Un bombardiere ogni ora usciva dallo stabilimento Willow Run di Ford nell'estate del 1944, mentre General Motors firmava la fetta più consistente della produzione bellica a stelle e strisce. Fu in quegli anni che Franklin Delano Roosevelt coniò la definizione destinata a entrare nei libri di storia: "Arsenale della Democrazia".

Oggi quella storia rischia di ripetersi. Con una differenza non trascurabile: nessuno questa volta ha intenzione di spegnere le linee che producono SUV e pickup.

Le telefonate che scuotono Detroit

Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal rilanciata poi da Fox Business, Newsweek e Detroit News, alti funzionari del Dipartimento della Difesa hanno avviato colloqui riservati con i vertici dei maggiori costruttori americani. Al tavolo si sono seduti Mary Barra, numero uno di General Motors, e Jim Farley, amministratore delegato di Ford. Presenti anche GE Aerospace e Oshkosh, quest'ultima già fornitrice di mezzi tattici per l'esercito.

L'obiettivo dichiarato dal Pentagono è esplicito: capire se i colossi dell'automotive possano aiutare a produrre missili, munizioni, sistemi anti-drone e altri equipaggiamenti militari a ritmi che l'industria bellica tradizionale non riesce più a sostenere. I funzionari, riferiscono le fonti, hanno inquadrato la richiesta come questione di sicurezza nazionale.

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Infantry Squad Vehicle
Infantry Squad Vehicle GM Defence

Perché adesso: magazzini vuoti e due fronti caldi

Il contesto spiega l'urgenza. Le forniture americane all'Ucraina hanno eroso le riserve per mesi, poi sono arrivati i raid coordinati tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran lanciati a fine febbraio. Nel giro di pochi giorni, secondo stime dell'Economist riprese nei report, i paesi arabi che utilizzano sistemi americani avrebbero impiegato circa 800 missili PAC-3 MSE o intercettori THAAD. Il Pentagono ha persino dovuto spostare assetti di difesa aerea da altre regioni per tamponare il Medio Oriente.

La richiesta ufficiale alle aziende per incrementare la produzione era partita già a novembre. La guerra con Teheran ha solo accelerato tempi che erano già stretti.

Intanto l'amministrazione Trump ha messo sul tavolo un budget record da 1.500 miliardi di dollari per il Pentagono nell'anno fiscale 2027: il livello più alto dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Infantry Squad Vehicle
Infantry Squad Vehicle GM Defence

GM parte avvantaggiata, Ford insegue

I due giganti di Detroit si presentano all'appuntamento con armi molto diverse. General Motors Defense esiste già e produce l'Infantry Squad Vehicle dell'esercito, costruito sulla piattaforma del Chevrolet Colorado. La divisione è inoltre tra le candidate principali a sviluppare il successore dell'Humvee. Per Barra, insomma, si tratterebbe di scalare una filiera già operativa.

La posizione di Ford è decisamente più scomoda. L'Ovale Blu non ha un ruolo rilevante nella difesa dai tempi della Seconda guerra mondiale, e proprio nei giorni in cui il Pentagono bussa alla sua porta si trova senza Doug Field, il guru dell'advanced manufacturing arrivato da Tesla e Apple, la cui uscita riorganizza di fatto la struttura industriale della casa.

C'è poi un nodo tecnologico che Sam Fiorani di AutoForecast Solutions ha sintetizzato senza giri di parole al Detroit News: i bombardieri degli anni Quaranta avevano motori a pistoni, oggi si vola con i turbogetti. Ford quella tecnologia non ce l'ha. Un missile Tomahawk costa oltre due milioni di dollari al pezzo: non è esattamente come mettere insieme una Focus.

Infantry Squad Vehicle
Infantry Squad Vehicle GM Defence

Il rebus che nessuno vuole nominare: quanto costeranno le auto?

Qui arriviamo al cortocircuito politico più spinoso. La stessa Casa Bianca che spinge Detroit verso le munizioni ha chiesto ai costruttori di sfruttare ogni metro quadro delle fabbriche per produrre auto più accessibili. I due obiettivi sono apertamente in conflitto.

Le previsioni parlano di volumi in calo nel 2026 per via delle difficoltà di accessibilità economica e della fine del credito d'imposta federale sui veicoli elettrici. Convertire capacità produttiva verso la difesa significherebbe, in teoria, togliere ulteriore ossigeno a un mercato già sotto pressione. Tradotto, listini potenzialmente ancora più alti per chi vuole comprare una macchina nuova.

Non è un dettaglio da poco. Ford ha perso circa il 2% da inizio anno in Borsa, GM il 4%, entrambe sotto la media del Dow Jones. Wall Street è divisa, Deutsche Bank ha appena alzato il giudizio su GM a "Buy" con target a 90 dollari. Il contratto con il Pentagono potrebbe rappresentare il salvagente che i bilanci aspettavano, ma la UAW di Shawn Fain ha già fatto sapere di non essere stata coinvolta nelle discussioni, e il sindacato non nasconde perplessità sull'idea di produrre armi "per creare guerre ovunque, senza strategia".

Un parallelo storico

Nel libro The Arsenal of Democracy, A.J. Baime annota un dettaglio che oggi suona surreale: un B-24 costruito da Ford a Detroit probabilmente sganciò bombe su uno stabilimento Ferrari riconvertito alla produzione bellica per l'Asse, nel nord Italia. Pochi anni dopo, le due aziende si sarebbero sfidate a Le Mans. La storia ha il vizio di cucire trame che nessuno scrittore oserebbe firmare.

La domanda, oggi, è se Detroit riuscirà davvero a tornare arsenale senza sacrificare ciò che la tiene in piedi: le auto e i pickup che riempiono i parcheggi dei dealer americani. E se il prezzo di questa operazione, alla fine, non lo pagheranno proprio gli automobilisti.

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