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Nel mondo delle hypercar da collezione esiste una legge non scritta che nessun manuale d'uso spiega mai al momento della consegna: ogni chilometro percorso è denaro che evapora. Non si tratta di usura, non si tratta di manutenzione trascurata. Si tratta semplicemente del fatto che il mercato premia le automobili che restano ferme, e punisce quelle che fanno il lavoro per cui sono state costruite. Una Ferrari Enzo del 2003 in vendita negli Stati Uniti è la dimostrazione più brutale di questo principio.
La vettura non è una Enzo qualsiasi. La carrozzeria è verniciata in Nero DS, tinta che rompe con il rosso scelto dalla stragrande maggioranza dei clienti dell'epoca, e che già da sola la colloca in una nicchia ristrettissima. Delle dodici unità nere destinate al mercato americano, appena tre abbinano alla livrea scura gli interni in pelle Rosso. Questa è una di quelle.
Nel corso dell'anno l'auto ha ottenuto anche la certificazione Ferrari Classiche, il programma che attesta la conformità alle specifiche originali per le vetture entrate ormai nella storia del marchio. Un riconoscimento prestigioso, arrivato però insieme a un conto di manutenzione da 80.000 dollari. Il contachilometri segna 13.268 miglia, poco più di 21.000 chilometri: una cifra ridicola per un'utilitaria, enorme per un modello prodotto in soli 399 esemplari tra il 2002 e il 2004, ai quali si aggiungono la vettura donata a Papa Giovanni Paolo II e i tre prototipi finiti in seguito sul mercato.
Il confronto che rende tutto evidente arriva da un'asta Broad Arrow di inizio anno. Un'altra Enzo nera, praticamente vergine con appena 430 miglia all'attivo, era stata battuta a 15,185 milioni di dollari, diventando la seconda più costosa mai aggiudicata in un'asta pubblica. L'esemplare ora sul mercato, che di miglia ne ha oltre trenta volte tanto, viaggia su una stima compresa tra i 9 e gli 11 milioni di dollari.
Se la vendita dovesse chiudersi sulla soglia inferiore, il divario supererebbe i sei milioni. Tradotto in matematica spietata, significa circa 467 dollari bruciati per ogni miglio percorso in più rispetto alla gemella da museo. Nessun'altra voce di costo, in tutta la storia dell'automobile, riesce a essere altrettanto crudele con chi si limita a girare la chiave.
Sotto la carrozzeria in fibra di carbonio continua a lavorare uno dei capolavori di Maranello, il V12 aspirato di sei litri da 660 cavalli, buono per superare i 350 chilometri orari. Cifre che nel 2003 ridefinirono il concetto stesso di supercar stradale e che oggi raccontano quanto sia cambiato il metro di giudizio: quello stesso valore di potenza, ventitré anni dopo, si trova in listino su berline elettriche di grande serie che nessuno sognerebbe mai di portare in asta.
Il mercato, però, non compra i cavalli. Compra la rarità, la provenienza, il chilometraggio e i documenti. Chi si aggiudicherà questa Enzo si porterà a casa una delle combinazioni più esclusive mai prodotte, in condizioni descritte come eccellenti nonostante l'utilizzo, e insieme a essa erediterà la domanda che tormenta ogni collezionista: usarla e pagarne il prezzo, oppure lasciarla immobile e chiedersi che senso abbia possederla.
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