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Ci sono automobili che sembrano intoccabili. La Ferrari F40 è probabilmente in cima a questa lista: ultima supercar approvata personalmente da Enzo Ferrari, simbolo degli anni Ottanta e sogno di intere generazioni. Eppure esistono rarissime eccezioni che dimostrano come perfino un mito possa essere reinterpretato. È il caso di un esemplare unico sviluppato da Michelotto, nato per mantenere la targa ma con un livello di preparazione ispirato direttamente alle competizioni. Una trasformazione che oggi fa discutere gli appassionati: figata assoluta oppure hanno rovinato la F40?
L'auto protagonista è il telaio appartenuto a Jean Sage, figura storica del motorsport francese e responsabile del programma Ferrari F40 IMSA negli Stati Uniti. Forte dell'esperienza maturata nel mondo delle corse, nel 1994 Sage affidò la propria F40 a Michelotto Automobili, azienda padovana che aveva già sviluppato le versioni F40 LM, GT e GTE destinate alle competizioni. L'obiettivo non era costruire una replica da gara, bensì creare una F40 stradale con il meglio della tecnologia sviluppata nelle corse. Il risultato è un'auto profondamente modificata ma ancora omologata per la circolazione. Il V8 biturbo da 2,9 litri ricevette turbocompressori IHI specifici, un impianto di scarico alleggerito e una messa a punto dedicata che portò la potenza a 527 CV, ben oltre i 478 CV dichiarati dalla F40 di serie europea. Ancora più impressionante l'incremento della coppia, accompagnato da una riduzione del peso grazie a cofani alleggeriti, finestrini scorrevoli in materiale plastico, sedili in fibra di carbonio derivati dalla F40 LM ed eliminazione del climatizzatore.
La storia di questa vettura è strettamente legata alle competizioni. Michelotto fu infatti il partner scelto da Ferrari per sviluppare tutte le varianti racing della F40, dalle LM impiegate nell'IMSA e alla 24 Ore di Le Mans, fino alle successive GT e GTE. Le competenze acquisite sui modelli da corsa finirono inevitabilmente anche su questa one-off commissionata da Jean Sage.
Oltre al motore, furono installati serbatoi di sicurezza, impianto antincendio, sospensioni dedicate e numerosi dettagli tecnici mutuati direttamente dal programma sportivo. Pur senza arrivare agli estremi delle F40 LM da oltre 700 CV, questa configurazione rappresenta probabilmente il punto di equilibrio perfetto tra utilizzo stradale e prestazioni assolute. Non a caso oggi è considerata una delle F40 più rare mai costruite, tanto che nelle prossime aste internazionali potrebbe raggiungere una valutazione compresa tra 2,7 e 3,2 milioni di sterline.
Ed è qui che nasce il vero dibattito. Da una parte ci sono i puristi, convinti che una Ferrari F40 debba rimanere esattamente come uscì da Maranello nel 1987, senza modifiche e senza reinterpretazioni. Dall'altra c'è chi sostiene che questa trasformazione abbia un valore completamente diverso rispetto ai classici tuning aftermarket.
In questo caso, infatti, non si parla di un'elaborazione qualunque, ma di un progetto firmato Michelotto, la stessa azienda che sviluppò ufficialmente le F40 da competizione per Ferrari. Le modifiche non hanno snaturato la filosofia dell'auto, bensì l'hanno avvicinata ancora di più al mondo delle corse, mantenendo però la possibilità di guidarla su strada.
La domanda, quindi, resta aperta. Questa F40 è una delle evoluzioni più affascinanti mai realizzate oppure l'originale avrebbe dovuto essere lasciata completamente intatta? Qualunque sia la risposta, una cosa è certa: esemplari come questo raccontano un capitolo poco conosciuto della storia Ferrari e dimostrano quanto il mito della F40 continui ancora oggi ad accendere discussioni tra collezionisti e appassionati.
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