Novità auto mancate a listino prezzi, Volvo: le concept-car svedesi che pochi ricordano

Novità auto mancate a listino prezzi, Volvo: le concept-car svedesi che pochi ricordano
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Nell'archivio di produzione prototipi della Casa svedese, cinque vetture mai entrate in produzione ma interessanti: dalla minicar elettrica anni Settanta, fino alla 480 Turbo cabrio
13 agosto 2022

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Tutti oggi riconoscono delle grandi qualità di sicurezza e una propria personalità di stile a Volvo. Casa “passata di mano” al mondo cinese che si però mantenuta al proprio livello, di riferimento, per immagine e anche per tecnica.

Dal passato meno recente, dove le officine e le carrozzerie svedesi sfornavano concept-car di frontiera non sempre adatte al mercato, ecco una piccola selezione di auto non certo additabili al primo sguardo come parenti delle BEV in arrivo per il marchio sposato ai target 0 (di emissione alla ruota e di morti su strada per incidente auto).

Ci sono una microcar elettrica, degli anni Settanta e una succosa coupé tutt’altro che parsimoniosa nei consumi, ma anche la vettura che sperimentava consumi record con biocarburante. In totale sono almeno 25 le vetture riconosciute in uso sperimentale dalla Casa, a partire dal 1933.

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1800 ESC Viking Concept (1971)

A inizio anni Settanta la carrozzeria Coggiola presenta per il Salone di Parigi una muscolosa evoluzione coupé della Volvo 1800 ES. La vettura, ribattezzata ESC “Vikyng”, è una grossa 2+2 di buon volume interno, per i tempi, con accessori di lusso come pelle e climatizzatore, ma anche di sportività, come i fari a scomparsa (a comando idraulico).

La meccanica non è troppo mutata rispetto al modello in serie, ma ci sono modifiche di carrozzeria (con pannelli di rivestimento su intelaiatura reticolare scatolata) e l’aumento di sbalzo anteriore (ben 25 cm, per arrivare a 4,46 metri) si basa su una struttura a resistenza differenziata. Anche la visibilità e la luminosità interna erano state incrementate rispetto al modello base di Volvo.

Electric Car (1977)

Dopo i primi esperimenti con auto elettriche risalenti al periodo pre-bellico, la Volvo costruì due esemplari di quella che oggi possiamo definire la sua prima vera concept-car a trazione elettrica. Avvenne nel periodo fra le due crisi petrolifere degli anni Settanta, con giustificazioni anche commerciali.

Di stile e dotazioni essenziali, la più piccola misurava solo 2,68 metri in lunghezza ed era una biposto lontana anni luce dai grandi SUV che caratterizzano oggi la gamma Volvo.

Il motore elettrico, integrato nell'asse posteriore della electric-car 1977, sviluppava 9.5 kW ovvero 13 CV, per una velocità massima degna, di circa 70 km/h. In formato da lavoro, la piccola Volvo elettrica si poteva proporre per trasporti di lievi carichi in ambito urbano, come molti costruttori minori e start-up del mondo BEV, cercano di fare oggi.

Tundra Concept (1979)

Nel 1979 si vide la Volvo Tundra, carrozzata Bertone. Secondo qualcuno lo stile del modello prototipale, mai convertito in serie dalla Casa svedese, è poi stato ripreso in buona parte da un modello di produzione francese.

In ogni caso la Tundra marchiata Volvo e arricchita dal design tricolore, è una due volumi due porte interessante, con linee spigolose e portellone vetrato per accesso verticale al vano bagagli.

I fari sono a scomparsa e quasi assenti le prese areazione, La base meccanica è quella Volvo 343, con trazione posteriore e motore 1.4 da 70 CV (sotto al cofano anche la tipica ruota di scorta). In abitacolo la plancia è futurista, almeno nel grande display ed i rivestimenti di livello premium in relazione al periodo storico.

LCP Concept (1983)

Nel 1983 Volvo affina il progetto LCP 2000, che guardando al nuovo secolo era partito a fine anni Settanta e prevedeva passaggi diversi, con prototipi di auto diverse.

Soprattutto, già al tempo, si consideravano leggerezza (Light Component Project) e carburanti alternativi, quindi varie motorizzazioni. La LCP, di forma futurista e quasi “spaziale” per i tempi, era una due volumi a trazione anteriore, costruita ricorrendo ampiamente a materiali leggeri, come alluminio, magnesio e plastica. Il suo vano posteriore aveva un accesso molto ampio, quasi esagerato con sedili contrapposti e portellone a sbalzo con fulcro a circa metà del tetto. I motori erano a gasolio, 1.3 turbodiesel 50CV, con anche un esperimento di versione LCP capace di funzionare a carburante ecologico, di origine vegetale (1.4 90CV). I target perseguiti erano di avere un’auto di massa entro i 700 Kg per consumi contenuti nei 4 litri per 100 Km. Alcune LCP furono equipaggiate con trasmissione CVT.

480 Turbo Cabrio (1986)

A fine anni Ottanta in molti pensavano di realizzare una piccola Volvo cabriolet, specialmente fuori dalla madre patria svedese della Casa. Per i Saloni di quegli anni, tra i vari prototipi esibiti, in effetti si vide la Volvo 480 cabrio. 

Una versione con motore 1.7 turbo da 120CV sotto il cofano e coda tronca, che nascondeva la capote quando retratta. In vista, sparendo anche i fari anteriori, rimaneva il grande roll-bar che pochi poterono sfruttare, visto che la produzione non venne avviata e i modelli assemblati restano pezzi da museo.

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