Stellantis rialza la testa: consegne globali a +10% nel Q2 2026, ma le fabbriche italiane restano in trincea

Stellantis rialza la testa: consegne globali a +10% nel Q2 2026, ma le fabbriche italiane restano in trincea
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L'era post-Tavares, ora sotto la guida del CEO Antonio Filosa, inizia a mostrare i muscoli sul fronte dei volumi globali
13 luglio 2026

Stellantis ha appena diffuso le stime per il secondo trimestre del 2026, delineando un quadro aziendale trainato da forti rimbalzi e numeri positivi, specialmente nei mercati occidentali chiave. Tuttavia, confrontando le cifre commerciali con l'effettiva realtà industriale - in particolare quella italiana - il quadro generale racconta ancora di una transizione complessa e costellata da colli di bottiglia.

Secondo il comunicato ufficiale diramato dall'azienda, le consegne consolidate per i tre mesi chiusi al 30 giugno 2026 sono stimate in 1,6 milioni di unità a livello globale, segnando un solido aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questo risultato è stato trainato principalmente dall'eccezionale performance del mercato nordamericano, dove le consegne sono balzate in avanti del 38%, pari a circa 122 mila unità aggiuntive.

A spingere i listini oltreoceano sono stati soprattutto i nuovi lanci e le motorizzazioni rinnovate di grande successo, come il Ram 1500 HEMI V8, il Ram 1500 TRX SRT, i rinnovati Jeep Grand Wagoneer e la Chrysler Pacifica, oltre alle attività di preparazione in vista delle programmate pause produttive estive.

 

La spinta cinese in Europa

Anche l'Europa allargata ha dato un contributo positivo, registrando una crescita del 5% con circa 39 mila unità in più rispetto all'anno scorso. In questo scenario, il successo commerciale è merito soprattutto dei modelli basati sulla nuova ed economica piattaforma Smart Car, tra cui spiccano la Citroen C3, la C3 Aircross, la Opel Frontera e la Fiat Grande Panda, che insieme hanno garantito un balzo del 51% equivalente a 41 mila unità aggiuntive.

Notevole è stato anche l'impatto del partner cinese Leapmotor, le cui consegne gestite dalla joint venture internazionale controllata da Stellantis sono salite a 33 mila unità grazie alla forte domanda per i modelli T03 e B10. Questa spinta asiatica e "low-cost" ha permesso di compensare ampiamente la flessione di 28 mila unità registrata dai B-SUV di precedente generazione, come Jeep Avenger e Fiat 600.

Al contrario, i mercati emergenti mostrano alcune crepe significative che ridimensionano l'ottimismo globale. In Sud America le consegne complessive sono diminuite del 3%, poiché la profonda debolezza del mercato argentino, crollato di 25 mila unità, ha completamente annullato l'ottima performance e le condizioni favorevoli registrate in Brasile.

Parallelamente, anche la regione del Medio Oriente e Africa ha subito una contrazione del 3% a causa dei persistenti conflitti dell'area. Nonostante l'accelerazione del Fiat Doblò in Algeria abbia parzialmente sostenuto i volumi, il dato complessivo è stato fortemente penalizzato dal calo in Turchia e da un drastico dimezzamento delle consegne nei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Tuttavia, dietro la facciata dei dati commerciali si nasconde la difficile realtà produttiva delle linee di assemblaggio italiane. Se i piazzali dei concessionari internazionali si riempiono, l'effettiva attività industriale degli stabilimenti nostrani risente ancora di pesanti scorie. A Mirafiori e Melfi, per esempio, i timidi segnali di accelerazione si scontrano con una catena di fornitura in perenne affanno, tanto che lo stop estivo torinese è stato prolungato a causa di fornitori incapaci di garantire la puntualità sui componenti chiave per la nuova Fiat 500 ibrida.

Anche lo stabilimento laziale di Cassino rimane in forte affanno produttivo, confermando le difficoltà dell'intera rete. Le attuali proiezioni sindacali stimano per il 2026 una produzione complessiva in Italia di circa 500 mila veicoli: un passo avanti rispetto alle misere 380 mila unità del 2025, ma un traguardo ancora sideralmente lontano dall'obiettivo di un milione di veicoli concordato con il Ministero delle Imprese. Per consolidare questa crescita, Stellantis dovrà dimostrare di saper tradurre le consegne globali in una stabilità concreta per l'indotto tricolore.

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