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La domanda posta a Elon Musk durante la conference call sui conti del secondo trimestre 2026 era semplice e diretta: Tesla intende ancora aggiornare l'hardware delle vetture più vecchie perché possano far girare le versioni recenti del Full Self Driving? La risposta, arrivata dopo anni di rinvii, ha confermato quello che molti proprietari sospettavano da tempo. Un piano concreto non esiste.
L'analista di Truist Will Stein ha chiesto conferma sul fatto che le auto equipaggiate con Hardware 3 vengano prima o poi messe nelle condizioni di elaborare FSD v15 e le versioni successive. Musk ha risposto che avrebbe "senso" aggiornare tutte le vetture con hardware precedente ad AI4, aggiungendo che a un certo punto l'operazione diventerà "finanziariamente sensata". Nessun riferimento a una data, a una procedura, a un costo per l'azienda o per il cliente.
Poi il quadro si è complicato ulteriormente. Invece di portare le auto con HW3 al livello di Hardware 4, Musk ha spiegato che Tesla preferirebbe passare direttamente alla generazione successiva di scheda AI: o un miglioramento moderato di AI4 atteso in produzione verso la metà del prossimo anno, oppure il più potente AI5, che dovrebbe raggiungere i volumi nella seconda parte dello stesso anno. Con una precisazione che pesa più di tutto il resto: AI5 andrà prima di tutto su Optimus, il robot umanoide dell'azienda.
Il chip che dovrebbe sanare la posizione di milioni di automobilisti non è ancora in produzione, e quando lo sarà avrà un altro destinatario in cima alla lista.
Il punto di partenza di questa vicenda è una frase che Tesla ha usato per anni come argomento di vendita. Già nel 2016 la casa americana dichiarava che tutte le auto prodotte disponevano dell'hardware completo per la guida autonoma. Su quella base ha venduto il pacchetto FSD, arrivato a costare fino a 15.000 dollari.
Lo stesso Musk ha poi ammesso che Hardware 3 non possiede le capacità necessarie per una guida autonoma non supervisionata, sottolineando che dispone di un ottavo della banda di memoria di Hardware 4. Nella lettera agli azionisti del terzo trimestre 2025 la formulazione sulla dotazione completa è stata modificata senza clamore, mentre le class action si moltiplicavano tra Stati Uniti, Cina e Australia.
Le stime circolate parlano di circa 4 milioni di vetture per le quali Tesla potrebbe dover sostituire il computer di bordo o risarcire i proprietari. Nel frattempo l'azienda ha iniziato a distribuire una versione alleggerita del software, FSD v14 Lite, proprio sulle auto con HW3. Una soluzione tampone che rende più evidente il divario tecnico invece di colmarlo.
La ragione per cui l'orizzonte continua a spostarsi in avanti è di natura industriale. Sostituire il cervello elettronico di milioni di automobili rappresenta un incubo logistico ed economico. All'inizio dell'anno Musk aveva ipotizzato la costruzione di micro fabbriche dedicate esclusivamente al retrofit delle vetture con Hardware 3, ammettendo implicitamente che la rete di assistenza non sarebbe in grado di reggere i volumi. Nella call più recente su quel progetto non è arrivato alcun aggiornamento.
Ogni strada, del resto, presenta controindicazioni pesanti. Passare dai service center significherebbe saturare una rete già sotto pressione. Costruire impianti dedicati solo alla sostituzione di una scheda elettronica implicherebbe un investimento enorme per rimediare a un problema nato da una promessa commerciale anticipata rispetto alla tecnologia disponibile.
Il risultato è una nuova attesa. I possessori di auto con Hardware 3 vengono rimandati a un chip non ancora in produzione di serie, la cui priorità di allocazione è già assegnata ad altro. Non un rimedio, quindi, ma un rinvio.
Il dato di fondo resta immutato: milioni di persone hanno acquistato una Tesla convinte, sulla base delle dichiarazioni ufficiali, di avere a bordo tutto l'hardware necessario per la guida autonoma non supervisionata. Oggi sappiamo che non è così. A distanza di anni dall'emergere del problema, l'azienda non ha ancora indicato in che modo intenda ricomporre la situazione, limitandosi a chiedere ulteriore pazienza per un aggiornamento che potrebbe o meno abilitare davvero la funzione promessa.
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