Volkswagen e Iron Dome: il colosso dell'auto tratta con Israele per produrre sistemi di difesa missilistica

Volkswagen e Iron Dome: il colosso dell'auto tratta con Israele per produrre sistemi di difesa missilistica
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Secondo il Financial Times, il gruppo tedesco è in trattativa con Rafael Advanced Defence Systems per riconvertire lo stabilimento di Osnabrück dalla produzione di automobili a quella di componenti per lo scudo antimissile israeliano
25 marzo 2026

Lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück potrebbe vivere una seconda vita che nessuno avrebbe immaginato. Non più automobili, ma componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome, lo scudo antimissile sviluppato dalla israeliana Rafael Advanced Defence Systems. A rivelare i dettagli della trattativa è il Financial Times, che cita fonti vicine al dossier.

Il piano, ancora in fase di negoziazione, prevede la riconversione completa della fabbrica situata nella Bassa Sassonia, dove attualmente lavorano circa 2.300 persone il cui futuro occupazionale è appeso a un filo. La produzione di veicoli nello stabilimento è destinata a cessare entro il prossimo anno, nell'ambito del drastico piano di taglio costi varato dal gruppo nel 2024. Un accordo con Rafael rappresenterebbe non solo un salvataggio industriale, ma un cambio di paradigma per l'intero settore automobilistico tedesco.

Stabilimento di Osnabrück
Stabilimento di Osnabrück Volkswagen
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Dalla crisi dell'automotive al boom della difesa

Il contesto in cui matura questa operazione è tutt'altro che casuale. L'industria automobilistica tedesca attraversa una fase di profonda difficoltà: i margini si sono assottigliati sotto la pressione della concorrenza cinese, mentre la transizione verso la mobilità elettrica procede a singhiozzo. Parallelamente, il comparto della difesa europea vive un momento di espansione senza precedenti, alimentato dal riarmo continentale innescato dall'invasione russa dell'Ucraina e dall'attuale conflitto tra Iran e Stati Uniti. La Germania, secondo le stime riportate dal Financial Times, prevede di investire oltre 500 miliardi di euro in spesa militare entro la fine del decennio, con la difesa aerea indicata tra le priorità assolute.

È in questo scenario che si inserisce il progetto di collaborazione tra Volkswagen e Rafael. Lo stabilimento di Osnabrück produrrebbe diverse componenti del sistema Iron Dome: dai veicoli pesanti che trasportano i missili ai lanciatori, fino ai generatori di energia elettrica. Non è prevista, invece, la fabbricazione dei proiettili stessi, per i quali Rafael intende allestire un sito produttivo separato sul territorio tedesco.

Stabilimento di Osnabrück
Stabilimento di Osnabrück Volkswagen

Un investimento contenuto per una transizione rapida

Secondo una delle fonti citate dal Financial Times, la riconversione richiederebbe investimenti relativamente modesti. «Servono alcuni fondi per adattare la produzione, ma si tratta di un passaggio piuttosto semplice», ha dichiarato la fonte, aggiungendo che l'idea di fondo è quella di unire «tecnologia difensiva collaudata e manifattura tedesca». I tempi stimati per l'avvio della produzione si aggirano tra i 12 e i 18 mesi, a condizione che i lavoratori accettino il passaggio alla produzione di sistemi d'arma.

«L'obiettivo è salvare tutti i posti di lavoro, forse addirittura crescere», ha spiegato la fonte. «Il potenziale è enorme. Ma resta una decisione individuale per ogni lavoratore, che deve scegliere se aderire al progetto».

Catena di montaggio dello stabilimento di Osnabrück
Catena di montaggio dello stabilimento di Osnabrück Volkswagen

Il sostegno del governo tedesco e il mercato europeo

Stando a quanto riportato dal quotidiano britannico, il governo federale tedesco starebbe sostenendo attivamente la proposta. La scelta della Germania come sede produttiva europea non è casuale: Rafael avrebbe individuato Berlino come partner privilegiato anche in virtù del suo ruolo di forte sostenitore di Israele nel panorama europeo. A ciò si aggiunge la richiesta, avanzata da esponenti di primo piano dell'establishment tedesco, di sfruttare la capacità produttiva in eccesso del settore industriale nazionale.

Il sistema Iron Dome verrebbe proposto ai governi europei come soluzione per il rafforzamento delle proprie difese aeree. Israele attribuisce alla propria rete integrata di scudi antimissile la capacità di intercettare oltre il 90% dei razzi lanciati dai propri avversari. Tuttavia, alcuni analisti hanno sollevato dubbi sull'efficacia dell'Iron Dome nel contesto europeo: il sistema ha un raggio d'azione di circa 70 km ed è stato impiegato principalmente per neutralizzare razzi a corto raggio provenienti da Gaza, una minaccia diversa rispetto ai vettori a lungo raggio che potrebbero interessare gli scenari difensivi del vecchio continente.

Una storia industriale che torna a intrecciarsi con la difesa

Va ricordato che Volkswagen non è completamente estranea al settore militare. Il gruppo produce già veicoli militari attraverso una joint venture tra la controllata MAN e il colosso degli armamenti Rheinmetall. Rafael, dal canto suo, opera già in Germania: l'azienda israeliana produce i missili Spike per diversi paesi europei attraverso una collaborazione con Rheinmetall e Diehl Defence, oltre al sistema Trophy per la protezione di carri armati e mezzi blindati.

Un portavoce di Volkswagen, interpellato dal Financial Times, ha confermato che il gruppo è in discussione con "diversi operatori di mercato", precisando tuttavia che al momento non esistono decisioni o conclusioni concrete sulla futura destinazione dello stabilimento di Osnabrück.

Il dossier resta dunque aperto, ma la direzione appare tracciata, in un'Europa che riarma e in un'industria dell'auto che cerca nuove strade, la fabbrica di Osnabrück potrebbe diventare il simbolo più eloquente di una trasformazione industriale che va ben oltre il perimetro della mobilità.

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