WEC. Dalla gioia alla doccia gelida: beffa clamorosa alla 24 Ore di Le Mans per Cadillac. Storica pole BMW. Drudi da Hyperpole in LMGT3

WEC. Dalla gioia alla doccia gelida: beffa clamorosa alla 24 Ore di Le Mans per Cadillac. Storica pole BMW. Drudi da Hyperpole in LMGT3
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Jack Aitken frantuma il record e festeggia sul podio con la medaglia al collo, ma l'ACO cancella la pole della Cadillac #38 per un'infrazione procedurale. Festeggia la BMW #15 di Marciello. In LMGT3 brilla la stella di Mattia Drudi, mentre per la Ferrari è un'Hyperpole da incubo
12 giugno 2026

Le Mans è unica nel suo genere. E anche le penalità, quando vengono inflitte in questa iconica 24 Ore, hanno un peso specifico diverso. Conquistare la pole a Le Mans è una soddisfazione che tutti i piloti cercano, prima o poi, di togliersi. Certo, non è essenziale per la vittoria, trattandosi di una gara di lunga durata ricca di colpi di scena, ma poter dire di essere il poleman della 24 Ore di Le Mans 2026 ha una sua caratura. Già lo scorso anno Jack Aitken si era tolto questa soddisfazione, siglando anche il record della pista. Si è ripetuto ieri nell’Hyperpole della 94esima edizione, ma un’infrazione del Team Jota ha beffato Aitken e il suo equipaggio.

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Dopo una Hyperpole tiratissima, Jack Aitken, a bordo della Cadillac V-Series.R #38 del Team Jota, ha pennellato ogni curva, accarezzato ogni cordolo e veleggiato su ogni rettilineo del circuito de la Sarthe. Era un tutt’uno con Le Mans, esattamente come lo scorso anno, abbassando addirittura il tempo della pole e il record assoluto a 3:22.559. La gioia è scoppiata appena tagliata la linea del traguardo, poi è seguito il rientro ai box per festeggiare al parco chiuso, sotto all’iconico podio. Una celebrazione in grande stile, con tanto di medaglia al collo. Tutto era perfetto per l’equipaggio della #38 composto da Aitken, Sébastien Bourdais e Earl Bamber.

Ma proprio mentre i tre erano in fibrillazione sul podio a festeggiare, è arrivata una doccia gelida. Di quelle che non si vorrebbero mai ricevere, soprattutto dopo un’impresa del genere a Le Mans. La pole non assicura la vittoria, ma è una gioia che tutti vogliono provare. E che ora è stata ereditata dall’equipaggio della BMW M Hybrid V8 #15. La Cadillac #38, infatti, era finita sotto investigazione per non aver rispettato l'ordine d'uscita imposto dalla direzione gara (motivo per cui la fase finale dell’Hyperpole è iniziata in ritardo). L’ACO ha dovuto verificare la vicenda, mentre Dries Vanthoor, Kevin Magnussen e Raffaele Marciello non hanno fatto altro che aspettare nel loro box, consapevoli di avere un asso nella manica. Erano stati beffati per appena cinque millesimi da Aitken, ma sapevano che la penalità sarebbe arrivata, consentendo loro di scattare – per la prima volta in assoluto – dalla pole position alla 24 Ore di Le Mans.

Cerino in mano per la Cadillac-Jota #12 di Will Stevens che ha chiuso l’Hyperpole a mezzo secondo dal leader, rimanendo così in seconda posizione. Eredita una piazza Antonio Félix Da Costa con l’Alpine numero #35 e con un secondo pieno di distacco. Solamente quarta l’altra BMW M Hybrid V8 #20 che scatterà quarta davanti a Filipe Albuquerque sulla Cadillac-Wayne Taylor #101, penalizzato dalla strategia di calzare le mescole medie piuttosto che le morbide scelte dal resto del gruppo. La grande sorpresa, forse la vera vincitrice di questa Hyperpole, è la Genesis GMR-001 che ha stupito tutti già nella qualifica di mercoledì, confermando il passo anche nella prima sessione di ieri sera. Questo è il debutto assoluto a Le Mans per loro, ma Paul-Loup Chatin scatterà settimo e André Lotterer nono, finito anche sotto investigazione per essere partito prima del dovuto imboccando la pit-lane. Decimo Aitken con il cerino in mano. Settima l’Aston Martin #009 di Roman De Angelis che precede la Ferrari #51 di James Calado.

È stata un’Hyperpole tiratissima con otto vetture in un fazzoletto di tre secondi, con l’Alpine #35 di Charles Milesi che si è salvata sul filo, all’ultimo tentativo, eliminando l’Aston Martin #007 di Ross Gunn, 11° dietro al collega Marco Sorensen della #007 per soli 13 millesimi. La grande sorpresa – in negativo – è la Ferrari. Se ci sia il BoP dietro a questa debacle non è dato sapere, visto che i dati sono ora segretati, ma qualcosa sicuramente ha fortemente penalizzato le prestazioni della 499P con la #83 – vincitrice in carica – fuori già nella qualifica di mercoledì, la #51 che si è salvata sul filo del rasoio e Antonio Fuoco, uno dei piloti da qualifica più forti del lotto del WEC, solamente dodicesimo con la #50. Ha provato a migliorarsi, ma nulla da fare, con delle sbavature che hanno creato 101 millesimi di distacco dalla zona salvezza che sono stati fatali per Antonio. Colpo di reni per Giovinazzi nella prima fase che ha permesso a Calado di entrare in azione per la seconda fase con la #51, ma già il passo visto nelle libere non lascia presagire nulla di buono per questa Le Mans nel box di Maranello. Tredicesimo Jules Gounon con la Alpine #36 che precede le due Toyota che sono fanalino di coda di questa Hyperpole con Kamui Kobayashi davanti a Ryo Hirakawa. Il trionfo di Imola della Casa nipponica appare come un ricordo sbiadito qui in Francia, ma anche in questo caso a penalizzare sono stati il BoP (di cui non abbiamo i dati), le condizioni di traffico non ideali e i track limits.

In LMP2, classe che nel WEC vediamo in azione solo a Le Mans, è Esteban Masson a firmare il miglior tempo con l'Oreca #29 di Forestier Racing by Panis, fermando il cronometro sul 3:31.855. Tanto è bastato per battere di 387 millesimi Job van Uitert della IDEC Sport #28. Ma per Masson i festeggiamenti sono a metà: partirà infatti secondo a causa di una penalità inflitta dai commissari sportivi per aver ostacolato la McLaren #58 in Qualifica 1. La pole va quindi a van Uitert. Terza la #24 di Nielsen Racing guidata da Jack Doohan, seguita dall’Inter Europol #43 di Nick Yelloly e da Alex Quinn con la vettura di CrowdStrike by APR #4, primo in PRO/AM. Sesto Julien Andlauer sulla Oreca di Duqueine #30, seguito da Kévin Estre al volante della TDS Racing #14, Dane Cameron con la AO Racing-TF #99 e Matthieu Vaxiviere su AF Corse #183. Decimo Reshad de Gerus con l’Oreca #343 di Inter Europol Competition.

Battaglia tutta italiana per la pole in classe LMGT3. A spuntarla, esattamente come lo scorso anno, è Mattia Drudi, che ottiene la seconda partenza al palo in due edizioni disputate della 24 Ore di Le Mans. Verrebbe quasi da soprannominarlo "Monsieur Vitesse", grazie al tempo di 3:52.433 siglato con la sua Aston Martin #27 di Heart of Racing. Mattia ha rifilato quasi un secondo ad Alessio Rovera, che scatterà al suo fianco con la Ferrari 296 GT3 #21. Bene le Lexus di Akkodis ASP, con la #87 di José María López e la #78 di Jack Hawksworth che blindano la seconda fila. Quinta e sesta le BMW-WRT #32 e #69 di Sean Gelael e Parker Thompson, seguite dalla Ferrari-Kessel Racing #74 di Dennis Marschall e dalla Aston Martin-HoR #23 di Jonny Adam. Seguono la Porsche-Manthey #91 di Timur Boguslavskiy e Ben Tuck con la Ford-Proton #77. 

Quattordicesima la Ferrari-AF Corse #54 di Francesco Castellacci, giratosi in prossimità di 'Tertre Rouge' e poi rallentato dal traffico, cosa che rovinato anche il giro del leader di campionato Riccardo Pera e la Porsche-Manthey #92. 

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