Prove classic

Borgward Isabella TS: la tedesca del '59 che non ti aspetti

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Abbiamo conosciuto e provato in Germania la Borgward Isabella TS del 1959, una tre volumi due porte oggi poco nota che si fa piacere per la spaziosità dal sapore antico con dettagli al tempo di buon livello

Ogni tanto alternare prove di auto in arrivo sul mercato a modelli la cui produzione si è invece fermata da ben oltre cinquant’anni, magari poco noti in Italia, fa rivalutare i secondi più di quanto non si faccia osservandoli. È il caso di questa simpatica tre volumi tedesca che abbiamo conosciuto in occasione della recente Bosch Boxberg Klassik: Borgward Isabella TS, un’auto venduta sul mercato svedese nel 1959, rientrata in Germania nel 1998 e presa poi in cura dagli uomini di Bosch Automotive Tradition, la sezione Aftermarket dedicata alle vetture d’epoca del colosso tedesco, dall’anno 2003. Non tutti oggi, specialmente se giovani, conoscono le vetture Borgward, eppure il marchio sviluppatosi negli anni Venti ha goduto di buona popolarità, specie nel dopoguerra quando, dopo aver preso piede prima con piccoli veicoli da lavoro (tre ruote, in uso anche alle poste tedesche e polacche) in Germania le tre volumi prodotte nel nord del Paese consentirono per un certo periodo a Carl Friedrich Wilhelm Borgward, di essere il terzo costruttore nazionale. Con un massimo di produzione annua registrato superiore alle centomila unità, parecchie delle quali esportate, si raggiunse quota 23000 dipendenti. Pochi però i nomi di queste auto rimasti popolari nel lungo termine, con solo le P100 e Hansa a supportare l’iconica Isabella. Con l’inizio degli anni Sessanta, arrivò il declino e la successiva chiusura per l’azienda, ufficialmente nel 1961, con residui di produzione messi in vendita fino al 1962 e qualche modello ispirato al DNA Borgward realizzato in seguito per l’America latina, dopo la cessione in Messico delle linee produttive.

Nome italiano tecnica tedesca

Non è accattivante dal primo sguardo come certi modelli sportivi tricolori del medesimo periodo, certo, ma non a caso è la Borgward di maggior successo la Isabella, nata a Bremen nell’estate 1954 quale sostituta della Hansa, in produzione dal 1949, per un mercato che viveva momenti d’oro specialmente in certe nazioni d’Europa. Il nome Hansa non sarebbe nemmeno dovuto cambiare con la nuova vettura, ma a quanto pare, durante le prime prove il soprannome usato nei test privati (con richiami invero ispanici, non tricolori) venne apprezzato a tal punto da adottarlo anche per la serie, non immediatamente però, alcuni primi esemplari non lo utilizzano. Vettura di taglio non seriamente sportivo o esageratamente turistico, nonostante potesse permettersi propulsioni maggiori dell’unica adottata, 1.5 benzina, grazie al suo telaio bilanciato con le generose dimensioni. Lunga quasi quattro metri e quaranta, larga uno e settanta, alta uno e quarantotto: l’Isabella doveva piacere alle famiglie, andare bene per un conducente che avesse sino a quattro compagni di viaggio, ma soprattutto provare a includere nel segmento generalista elementi di maggior ricercatezza e stile, rispetto alla sobrietà delle precedenti protagoniste sul mercato, il tutto senza esagerare nei costi. Tra le toste rivali del tempo, figurano auto di un certo successo e oggi anche valore storico, in particolare connazionali, ma anche francesi. La vettura di Bremen voluta da Carl F. W. Borgward, pur collocandosi sopra alcune di esse per certe soluzioni tecniche, dettagli di stile e per il suo buon comfort, non andava però a scalfire le più dotate e onerose Mercedes (es. 180). Tra i suoi pregi in primis troviamo la spaziosità e la visibilità: un abitacolo che ci ha meravigliati per quanto accogliente, anche essendo di stazza elevata. Ovunque si osservi o necessiti manovrare, lo spazio non manca per arti e capo, al contrario però di utili vani o quantomeno ripiani, ove collocare in sicurezza oggetti: solo un cassettino e due tasche laterali oggi non bastano più, per i nostri moderni dispositivi.

Facilità di manutenzione oggi, per il quattro cilindri semplice ma prestante
Facilità di manutenzione oggi, per il quattro cilindri semplice ma prestante

L’auto restaurata da Bosch Automotive Tradition, conserva tutta l’originalità di quanto è stato prodotto a Bremen nel 1959 e la combinazione bicolore rosso bianca degli interni con pelle, in assenza di parti carrozzeria a vista quando si è dentro, fa sentire subito di essere in una vettura abbastanza pregiata, pensando ai tempi in cui fu concepita, con una gestazione inferiore all’anno solare a ridosso del 1954. Ne sono state prodotte oltre duecentomila di Borgward Isabella, nelle varie versioni, precisamente 81000 della variante TS di cui stiamo parlando, che indicativamente oggi è possibile trovare ancora per circa un decimo, con nemmeno 800 unità registrate. Non erano poche le declinazioni della vettura però, pur rimanendo su volumi di vendita non troppo elevati: partendo dal telaio monoscocca, seguendo i dettami dello stile Pontonkarrosserie ai tempi (e anche in seguito) dominante, dopo la tre volumi arrivò prima la versione familiare, seguita poi dalle interessanti Coupé e Convertibile, prime a portare al debutto il quattro cilindri 1.5 potenziato sino a 75 CV, rispetto ai 60 CV delle prime uscite. Il frontale della Isabella che proviamo non è analogo a quello delle versioni 60 CV, è solo dal 1958 che causa una disputa con BorgWarner, i due termini (Borg-Ward) separati dalla punta del grande rombo sono cambiati, con l’unione in parola unica e logo molto più piccolo, sotto il profilo anteriore del cofano. Pinne posteriori e bordi (tutti) molto ben cromati a parte, connotazione stilistica a nostro giudizio gradevole, è che tutte le Isabella avevano solo due portiere, nonostante il volume, con una linea personale, che oggi “deve piacere” ma è abbastanza filante pensando allo spazio che occupa e che garantisce a bordo. Il propulsore posto anteriormente è un quattro cilindri in linea, quattro tempi aste bilancieri, da 1493 cc alimentato a carburatore Solex 32 mm monocorpo (nella TS cambia la versione, per raggiungere i 75 CV) con accensione a elementi Bosch. Lo si osserva stare così solo in un vano motore di quelli dove lo spazio non manca, persino per un radiatore con ventola raffreddamento (alimentata da un accumulatore old-style Bosch 6V 84Ah). La trasmissione, comandata tramite leva cambio al volante, è a quattro rapporti con utilizzo di una frizione idraulica, altro elemento di un certo rilievo tecnico, rispetto alle vetture generaliste d’inizio anni Cinquanta. La trazione? Ovviamente posteriore. Dopo il rodaggio, le manutenzioni previste erano: ogni 4000 km per l'olio, 12000 per il filtro, 15000 per le candele, il tutto ottimamente spiegato nel libretto istruzioni che illustrava anche informazioni tecniche utili per l'autoriparazione.

Al volante nella patria dell’auto

Posizione guida da “aggiustare” solo per la distanza del sedile, comunque funzionale grazie a un volante sottile ma di grande diametro e pedaliera (non grandissima) con spazio a volontà. L’appoggio per condurre la Isabella è buono pur in assenza di una concreta tenuta laterale, gli specchietti sono solo due, abbastanza ben posizionati, i comandi a interruttore delle poche funzioni ausiliarie sono su sei pomelli posti in linea orizzontale, attenzione solo al comando abbaglianti, che è a pressione di un piccolo bottone a lato del pedale frizione (quindi usando il piede sinistro) e al freno di stazionamento, a maniglia posta frontalmente. Sulla strumentazione, contrariamente alle Isabella prodotte sino al 1957, leggiamo chiaramente il tachimetro con la sua estesa barra orizzontale a sovrastare indicatori analogici a lancetta per odometro, carburante, temperatura motore e orologio. Il solo neo ergonomico che possiamo trovare alla Isabella TS, è nell’eccessivo affondamento della selleria, fatto normale e gestibile per questo tipo di vetture storiche, che non aiuta però chi è di statura minuta per la visibilità. I finestrini anteriori sono apribili o scorrevoli in due tipiche sezioni, quelli posteriori solo a compasso, come norma al tempo, ma la Isabella TS di Bosch Automotive Tradition è quella dotata anche di tetto parzialmente apribile, in tela: l’ariosità non manca mai. In movimento, prima delle prestazioni, che colpisce subito è la più che buona capacità di assorbimento delle asperità della Isabella: ci ha davvero sorpreso, pensando alla nascita datata 1954 e le risposte mai brusche a passaggi non sempre delicati che capitino. È merito delle quattro molle, singolarmente dedicate a ognuna delle ruote, cosa non da tutti allora. Abbiamo trovato anche la pioggia in Germania, durante i nostri percorsi tra città e campi, con verde e coltivazioni a perdita d’occhio: i tergicristalli svolgono il proprio compito come possono, sufficienti se non vi sia il diluvio, mentre tutte le battute e chiusure sono state perfette, sopra le aspettative non lasciando passare un filo d’acqua, in un abitacolo che ha cinquantasette anni. Effetto strano il dire poi che l’areazione interna sia… Bizona! Pur non avendo certo un vero climatizzatore e nemmeno di una ventola elettrica (disponibile per le versioni dotate di riscaldamento) l’aria che viene convogliata sui posti anteriori ha due leve separate che conducente e passeggero possono manovrare singolarmente, orientando il flusso, si trovano ai lati del posacenere, sotto la targa centrale con il nome dell’auto in evidenza. Quando ci si muove, inizialmente la Isabella rivela subito la propria onesta bontà, non è ruvida o chiassosa, ma di modi garbati. La frizione è abbastanza modulabile e la progressione tranquilla.

Interni gradevoli anche oggi, senza sfarzo ma con tetto apribile
Interni gradevoli anche oggi, senza sfarzo ma con tetto apribile

Auto ottimale per andarci a spasso, specie in questa variante dal tetto apribile, in tinta con la carrozzeria. Nonostante gli anni, l’efficienza dell’impianto tenuto in ordine dagli uomini Bosch specializzati in vetture classiche ci regala linearità priva di strappi o esitazioni, rispetto al movimento del pedale; solo l’eventuale necessità di azionare lo starter (aria) a freddo. Procede stabile e sicura questa Borgward, facendoci allontanare dalle parti di Stoccarda, nota zona di pertinenza di altri costruttori tedeschi, senza riprese fulminee ma con allunghi più che decorosi, pensando a un 1.5 concepito poco dopo la seconda guerra mondiale per uso di famiglia. Facendoci anche parecchi chilometri non affatica, nemmeno ondeggia quanto ci si aspetterebbe prima di provarla, quello che impressiona rispetto alle auto di oggi è semmai la risposta del volante: occorre manovrarlo con raggio azione e rapidità superiori, per far girare a dovere la Isabella, altrimenti non è per nulla immediata la risposta. Ma non si tratta certo di un compito per soli forzuti, chiunque può gestirla specie se non si ecceda con le velocità. Sulla versione in prova, in estate è stupendo poter aprire parte del tetto e osservare una piena visione dell’ambiente, con scuotimenti della tela solo a velocità superiori i 100 Km/h. Proprio testando le reazioni più intense di guida, spingendo un po’ oltre, il quattro cilindri otto valvole a corsa minimamente lunga (75x81,5 mm) rivela di esser abbastanza corposo e solido, sino a regimi non da poco per un’auto del segmento al tempo: la potenza massima è indicata a oltre cinquemila giri e li sentiamo tutti a orecchio, pur se non indicati. La velocità di punta raggiungibile è prossima ai 150 Km/h, certo a quel livello occorre prestare seria attenzione, se proprio si deva arrivarci. Più che alle risposte telaistiche, sempre sincere pur non contenute e facili da gestire qualora se ne sorpassi il limite (parliamo di massa a secco 1060 Kg, ma passo 2600 mm, baricentro molto alto e con ruote da 13’’: c’è poco da intraversare e tener dritto) a quelle dei freni a tamburo, che specie nei primi chilometri ci imponevano non solo energia, ma anche riflessi per il tipo di risposta non troppo graduale e uniforme. Percorrere le strade e le campagne da Böblingen a Abstatt e poi Boxberg, nel Baden-Württemberg, è stato uno spasso, con vano bagagli disponibile molto spazioso, non certo pratico come si voglia oggi, causa un’inclinazione limitata di apertura dello stesso e profilo basso, ma la profondità permette di stivare quanto serva a viaggiare in compagnia. Abbiamo accolto con piacere reciproco passeggeri anche posteriormente, che per salire e scendere non devono far altro che piegare lo schienale degli occupanti anteriori. Consumi? Non siamo potuti andare in dettaglio (anzi, l’indicatore soffriva di una certa imprecisione) e moltissimo dipende dallo stato di efficienza del motore (alimentazione e corrente, oltre che meccanica pura) ma quelli dichiarati al tempo erano di 8-10 l/100 Km.

Conclusioni

Poco nota e anche ambita, ma comunque meritevole questa Borgward, non ha grossi limiti di efficienza o necessità di cure, pur portanoci ai inizio anni Cinquanta esibendo doti più che discrete e stile proprio. Oltretutto di recente ha fatto parlare la rinascita del marchio, grazie a eredi con volontà di operare però in chiave e luogo diversi. L’area di Bremen dove nasceva l’Isabella è in mano al gruppo Daimler AG, che vi produce da tempo varie vetture Mercedes-Benz, come SLK e alcune Touring. Tra le altre località tedesche in cui abbiamo (ri)condotto la tre volumi del 1959, facendola sfilare in piazza, c’è anche la cittadina di Schorndorf, luogo dove nacque nientemeno che Gottlieb Daimler nel 1834 e dove gli sguardi di chi conosca il valore delle auto d’epoca, anche non blasonate, non sono mancati, sebbene meno di quanto la vettura meriti secondo noi. Ma il quanto meriti, onestamente, si comprende solo dopo averla conosciuta un po’ come detto; non colpisce ma ferisce forse l'Isabella (come la donna ispanica cui pare si ispiri il nome) o forse no, perché non ha quotazioni proibitive, volendoci fare un pensierino. La si potrebbe comprare oggi, quale pezzo da collezione? Perché no, le quotazioni, salvo casi particolari di cabrio e coupé in condizioni d’eccellenza, non superano i ventimila euro e di contenuti meritevoli, pur se non di valore assoluto o che portino blasone, ce ne sono, come c’è da rilassarsi o divertirsi conducendola senza stress su strade che non le mettano pressione, quali sono quelle dove l’abbiamo piacevolmente conosciuta, nella sua madre patria.

Qualora siate smaliziati amanti delle vecchie tedesche un po' più particolari, per sbizzarrirvi vi diamo una nota tecnica, dopo esser stati immersi alcuni giorni nei luoghi dei marchi Borgward e Bosch: la Isabella che abbiamo condotto è alimentata da un carburatore francese, ma è comunque parente della più singolare Goliath 700 GP, fabbricata anch'essa in quel di Bremen e soprattutto prima auto in produzione di serie a usare l'iniezione diretta benzina, ovviamente Bosch, nel 1952: con l'Isabella ci si rilassa in semplicità, garantito, su una pietra miliare del genere invece, c'è di che argomentare e magari anche lavorare.

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