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Quarantottesima posizione su quarantanove auto al traguardo, con un ritardo di 13 giri dalla prima classificata, un’altra vettura del suo team: Non si può dire che Lance Stroll all’esordio nel GTWC nella 6 Ore del Paul Ricard abbia trovato sollievo dalle pene che sta vivendo in Formula 1. Nemmeno sostituire la sua Aston Martin AMR26 con una AMR GT3 EVO lo ha visto affrancarsi dalle retrovie. La gara dell’equipaggio composto da Stroll, da Roberto Merhi e da Mari Boya è stata costellata di penalità.
Scattata dalla quindicesima posizione dello schieramento, la AMR GT3 EVO di Stroll, Merhi e Boya ha incassato sanzioni per un totale di otto minuti e 25 secondi. E Stroll è direttamente responsabile di una parte delle penalità. Sono “merito” suo un minuto di sanzione per il mancato rispetto delle bandiere blu e un minuto e 55 secondi per il mancato rispetto dei limiti della pista. Stroll ha mostrato dei tempi piuttosto veloci in alcuni frangenti dei suoi stint, ma ci vuole molto di più della velocità per fare la differenza nel GT.
I nodi sono moltissimi, a cominciare dalla gestione del traffico, passando per la guida in notturna. “Non sembra facile sorpassare di notte, non si vede molto. Abbiamo avuto qualche problema nelle FP2 e non ho potuto girare molto in queste condizioni”, aveva dichiarato Stroll prima di affrontare il suo stint nell'oscurità del Paul Ricard. “Siamo piuttosto indietro, e a questo punto possiamo solo recuperare terreno. Cercherò di fare qualche sorpasso, mettere insieme dei giri buoni”.
“Abbiamo avuto una serata un po’ movimentata, con qualche problema. È stato bello. Avevo un po’ di tempo libero dalla Formula 1 questo mese e ho messo su un equipaggio con un paio di amici per divertirci questo weekend”, ha aggiunto Stroll, che aveva spiegato a Racingnews365 la genesi di questa avventura: “Stavamo pensando a come trascorrere questa pausa di circa un mese, vista la cancellazione di due gare. È venuta fuori l’idea di competere insieme in una gara di GT. Io e Roberto ci conosciamo da una vita. Anche se non siamo mai stati compagni di squadra, condividiamo contatti nell’ambiente”.
Stroll ha rivelato di aver chiesto dei consigli a Max Verstappen, ormai un habitué del mondo del GT. “Ne abbiamo parlato brevemente a Suzuka quando mi è venuta in mente l’idea. Abbiamo discusso di contatti utili, vista la sua esperienza nel GT. Le GT3 sono auto fantastiche da guidare, divertenti”. Al netto della piacevolezza al volante di queste vetture, le parabole di Stroll e Verstappen fanno capire come i risultati di Max nella sua cavalcata verso la 24 Ore del Nürburgring siano tutt’altro che scontati.
Verstappen sta dimostrando una sensibilità nell’adattarsi a una nuova categoria che va ben al di là della capacità di esprimere velocità che tutti i piloti di F1 – anche i meno dotati, come Stroll – hanno. Max ha stupito persino gli specialisti del genere – come il suo co-équipier Daniel Juncadella – per la sua capacità di trovare un trucco per seguire a distanza ravvicinata gli avversari senza essere particolarmente disturbato dall’aria sporca. Va detto, però, che Stroll ha preso questo suo debutto nel GT come un’occasione per divertirsi, senza troppe pretese, né una particolare preparazione.
In ogni caso, sulla griglia della Formula 1 in questo momento serpeggia una volontà di ritrovare nuova linfa per alimentare la passione per il lato più genuino delle corse. Vale per Verstappen, così come per Stroll, protagonista insieme a Fernando Alonso del dramma sportivo di Aston Martin, che ha portato in pista una vettura capace solo di tormentare i suoi piloti. C’è qualcosa di poetico nella volontà di mettersi in gioco in un ambiente estraneo, solo per ritrovare quella motivazione perduta. E vale anche se si finisce in fondo allo schieramento, come successo al Paul Ricard a Stroll.