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Laurent Mekies è perfettamente consapevole della portata immensa della sfida che ha deciso di affrontare la Red Bull diventando costruttore nel 2026. “Stiamo vivendo un'epoca cruciale in Formula 1, con il più grande cambiamento regolamentare della storia della categoria. Come se non bastasse, è anche il momento in cui abbiamo deciso di sviluppare una nostra power unit, con il supporto del nostro partner strategico Ford sin dall’inizio del progetto. È una sfida pazza, che solo due aziende come Red Bull e Ford avrebbero potuto abbracciare”, ha riflettuto il team principal della scuderia di Milton Keynes a margine della presentazione della livrea della RB22 a Detroit.
Un progetto, quello che porterà in pista nel 2026 una power unit firmata da Red Bull Powertrains con il contributo di Ford, che ha visto la luce da un foglio bianco. “Non abbiamo acquisito delle strutture esistenti. Siamo partiti da un campo dietro il quartiere generale della Red Bull Racing e abbiamo eretto la fabbrica, assunto 700 persone, i migliori talenti che potessimo trovare”. Mekies non si è nascosto dietro a un dito quando gli è stato chiesto quanto sia stato difficile portare avanti questo progetto. “Abbiamo passato delle notti insonni, ma questo è il genere di impresa verso cui si lavora per una vita intera. Chiunque sia appassionato a questo sport come noi vorrebbe avere il privilegio di essere coinvolto. È il carburante della nostra motivazione”.
La power unit che inaugura la storia della Red Bull come costruttore in Formula 1 porta un nome che vuole onorare una delle figure chiavi dei successi della scuderia. “Il nostro primo motore si chiama DM01, in onore del signor Mateschitz. Questa è la sua visione, è una manifestazione della sua audacia. Prese l’incredibile decisione di imboccare la strada della completa indipendenza. Non aveva paura della magnitudine di questa sfida. Speriamo di poterlo rendere orgoglioso”. È una dimostrazione di come, a tre anni e mezzo dalla sua morte, il fondatore del marchio Red Bull resti un faro che illumina il cammino della scuderia.
Il motore dedicato a Mateschitz è in continua evoluzione, come spiega Mekies. “L’attuale è la sesta generazione di questo motore. Continuiamo a svilupparlo, a cercare di migliorarlo”. Ma il punto di partenza potrebbe comunque vedere uno svantaggio rispetto alla concorrenza. “Pensare di essere subito allo stesso livello di concorrenti che svolgono questo lavoro da molto tempo sarebbe ingenuo. Faticheremo, ci saranno grattacapi, altre notti insonni. Ma sappiamo di aver creato un gruppo incredibile di persone, di partner. Supereremo tutte le difficoltà. Vi chiediamo solo un po’ di pazienza nei primi mesi”. È onesto, Laurent Mekies, come forse non avrebbe potuto essere a capo di altre scuderie.