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Sulle curve del Red Bull Ring, Carlos Sainz traccia un bilancio lucido e profondo sulla situazione attuale della Williams. Il pilota madrileno affronta senza filtri i temi caldi del momento, dalle difficoltà strutturali nel colmare il distacco dai top team ai meccanismi interni alla scuderia di Grove, fino al ruolo attivo dei piloti nell'evoluzione dei regolamenti sui punti di penalità.
Nonostante le aspettative invernali fossero diverse, il divario con le scuderie di vertice si è ulteriormente ampliato. Il pilota spagnolo non si nasconde e analizza con pragmatismo l'evoluzione prestazionale della stagione. "La speranza era, se non di colmare il divario, almeno di mantenere le prestazioni della fine dello scorso anno. Con le ore di galleria del vento e le risorse a disposizione, ci aspettavamo un passo in avanti. Invece, è evidente che i top team stanno lavorando su un livello completamente diverso rispetto a noi".
Il pilota della Williams ha poi sottolineato l'enorme sforzo dei rivali, capaci di mantenere ritmi di sviluppo impressionanti. "Hanno lottato per il campionato fino all'ultima gara e sono stati comunque in grado di presentare una vettura un secondo e mezzo più veloce rispetto al centro classifica, che pure ha sacrificato il 2025 per concentrarsi interamente sul nuovo ciclo regolamentare del 2026. Questo mette a nudo i nostri distacchi e le aree in cui dobbiamo migliorare".
Se un tempo la differenza era dettata principalmente dalle risorse finanziarie, l'era del budget cap ha rimescolato le carte, spostando il focus sull'efficienza operativa. Per lo spagnolo, la solidità economica della Williams non è in discussione, ma serve un salto di qualità metodologico. "Questo dimostra che non è tutto una questione di soldi. Il denaro non è il problema in Williams: i budget ci sono e gli investimenti della proprietà sulle strutture sono stati massicci. Molto adesso dipende dai processi, dalle efficienze e dai metodi di lavoro. È qui che la cosa si fa complicata ed è qui che dobbiamo azzeccare le mosse, assumendo anche talenti da altre squadre per capire dove non siamo ancora abbastanza forti".
Un problema che, secondo Sainz, non affligge solo la storica scuderia inglese. "Tutti nel paddock si stanno grattando la testa per capire come i top team riescano a fare ciò che fanno. Se guardiamo le ultime cinque gare, nessuno ha portato più aggiornamenti di loro. È impressionante".
In qualità di esponente di spicco della GPDA, l'associazione dei piloti,, Sainz ha infine commentato la recente revisione delle linee guida sui punti di penalità sulla patente, una battaglia fortemente voluta dalla griglia per evitare squalifiche legate a infrazioni minori. "La nostra richiesta era chiara: un pilota deve rischiare il salto di una gara solo se è costantemente pericoloso per gli avversari, per i commissari di percorso o se si comporta male con la FIA. Se commettiamo un piccolo errore sul limitatore di velocità o un track limit, veniamo già sanzionati con il tempo in gara, che è una punizione sufficiente. Non crediamo sia giusto assegnare punti di penalità se non si viola una bandiera gialla o rossa, o se non si mette a rischio nessuno".
Un dialogo, quello con la Federazione, che sta portando i frutti sperati grazie a un clima di totale apertura. "La FIA è stata estremamente d'aiuto. Dall'arrivo del team di Rui Marques e con la nuova struttura, ho trovato il gruppo di persone più collaborativo con cui abbia mai lavorato dai tempi di Charlie Whiting. Le cose scorrono in modo fluido, avvertiamo che ci ascoltano molto. È come una tipica relazione, a volte ci disturbiamo a vicenda, ma siamo in un'ottima posizione”.