F1. Ferrari, la verità della pista: la mossa chirurgica sulla SF-26 a Spielberg per battere il caldo e il "male invisibile"

F1. Ferrari, la verità della pista: la mossa chirurgica sulla SF-26 a Spielberg per battere il caldo e il "male invisibile"
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Tra le colline della Stiria la Ferrari risponde alle difficoltà con un'evoluzione chirurgica della SF-26: dagli endplate al fondo, ecco come Maranello sfida la rarefazione dell'aria e i problemi di correlazione dati
27 giugno 2026

La Formula 1 fa tappa sul tracciato di Spielberg, un mix perfetto di difficoltà tecniche. Con i suoi continui saliscendi, il Red Bull Ring mette a dura prova le monoposto, che devono fare i conti anche con la rarefazione dell’aria, dato che la pista sorge a circa 720 metri sul livello del mare. Questo si traduce in un'attenzione alle stelle nella gestione delle temperature delle power unit. E con la morsa del caldo che sta attanagliando l’Europa in questi giorni, ogni elemento è davvero sul filo del rasoio. Motivo per cui la Ferrari, che in questo Gran Premio d’Austria 2026 porta al debutto una nuova unità motrice con gli aggiornamenti legati alla dicitura ADUO, ha adottato precise misure preventive.

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C'è qualcosa di profondamente viscerale nel modo in cui il vento accarezza le colline della Stiria. Il tracciato di Spielberg, con le sue frenate secche e i rapidi cambi di pendenza, non perdona le incertezze aerodinamiche. La Scuderia Ferrari lo sa bene, e per il Gran Premio d'Austria 2026 non ha scelto la via della prudenza, bensì quella della risposta scientifica e chirurgica alle difficoltà emerse nelle scorse settimane. Dopo il corposo pacchetto introdotto in Spagna, gli ingegneri di Maranello hanno portato in pista una serie di raffinatissimi interventi di dettaglio, mirati non solo a incrementare il carico locale, ma a curare quel male invisibile che spesso tormenta le monoposto moderne: la mancanza di correlazione tra i dati del simulatore e la pista.

L'intervento visivamente più significativo riguarda l'endplate dell'ala anteriore. Non si tratta di una rivoluzione, ma di un'evoluzione diretta della geometria vista a Barcellona. I tecnici del Cavallino hanno ridisegnato il diveplane esterno e riorganizzato i profili interni del footplate per consolidare e ripulire l'andamento dei flussi verso il retrotreno, massimizzando il carico generato direttamente dall'asse anteriore. Muovendosi lungo il corpo vettura, l'attenzione si sposta sul supporto degli specchietti retrovisori, ora caratterizzato da un pilastro verticale più corto che si connette direttamente alle pance laterali, ottimizzando la microaerodinamica in una zona nevralgica per la gestione dei vortici.

Gabriele Pirovano

Il vero lavoro di "pulizia" e comprensione, tuttavia, si nasconde nel fondo e nel retrotreno, dove la Ferrari ha avviato un vero e proprio laboratorio a cielo aperto durante la prima sessione di prove libere. È stato rimosso l'elemento centrale dello scarico soffiato dalla SF-26 di Dino Beganovic - in pista al posto di Leclerc - per raccogliere dati comparativi, mentre la zona d'ingresso dei canali Venturi – la "Floor Board" – è stata deliberata ottimizzando gli elementi anteriori e introducendo un singolo profilo verticale. Modifiche sottili, quasi impercettibili, ma fondamentali per azzerare le discrepanze aerodinamiche. A Maranello l'obiettivo è chiaro: far parlare la pista e la galleria del vento con la stessa lingua per sbloccare il potenziale inespresso della SF-26.

Ma la parola d’ordine del weekend austriaco resta la gestione termica. Con i motori messi alla frusta per via dell'altitudine, è necessario anteporre lo smaltimento del calore alla pura prestazione pura, così da garantire l’affidabilità. Motivo per cui quasi tutti i team hanno scelto di aprire generosamente le feritoie sul cofano motore.

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