Niente "effetto Gen Z": la F1 non ha deciso di accorciare i GP, ha dovuto farlo. Ecco la vera ragione

Niente 'effetto Gen Z': la F1 non ha deciso di accorciare i GP, ha dovuto farlo. Ecco la vera ragione
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Non c'entrano la soglia d'attenzione o la Gen Z: la F1 Commission ha tagliato la distanza dei GP a 290 km dal 2027 per vincoli tecnici su serbatoi, flow rate e budget cap
22 settembre 2026

Era una notizia ormai più che certa, ma mancava soltanto l’ufficialità. E quell’ufficialità è finalmente arrivata: a partire dal 2027, la Formula 1 avrà una durata inferiore rispetto a quella a cui ci eravamo abituati. Non è stato ovviamente intaccato il numero complessivo di appuntamenti in calendario e sono state confermate fino a dieci gare Sprint, ma sono stati ridotti i chilometri percorsi in ciascun Gran Premio. Una scelta non presa per motivi di engagement dei fan più giovani, con una soglia d’attenzione più bassa, ma per una ragione squisitamente tecnica.

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C’è il tema della durata delle gare, che forse per i giovani è un po’ eccessiva. Sui nostri canali vediamo che le sintesi stanno esplodendo, perché il pubblico vuole vedere i momenti salienti”, aveva dichiarato un anno fa Stefano Domenicali. Parole che avevano suscitato parecchio scalpore nel paddock. A dare la propria visione, in occasione della conferenza stampa del Gran Premio d’Italia a Monza nel 2025, erano stati due piloti divisi da vent’anni di esperienza in Formula 1. “Dovrebbero implementare molte più regole per una gara più breve in termini di pit stop e così via, perché non credo che cambierebbe molto. Non posso dare una risposta chiara su questo, ma è il mio pensiero”, aveva ammesso Kimi Antonelli.

Più diretto ed esaustivo Fernando Alonso, che aveva messo in discussione l'intera premessa: “Non credo sia un problema dello sport, quindi probabilmente non c'è bisogno di cambiare. Anche le partite di calcio sono un po' lunghe: quando mi siedo davanti alla TV non guardo i 90 minuti completamente concentrato. Vado in cucina, torno, ci sono sempre dei momenti di distrazione, eppure nessuno parla di fare partite da 60 minuti. È un problema della società e dei ragazzi, non dello sport”.

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“Se la gara è troppo corta, come in alcune Sprint, e si parte dopo una brutta qualifica, non c'è tempo per fare nulla. È difficile seguire chi sta davanti: tutte le macchine hanno lo stesso consumo degli pneumatici e non c'è possibilità di recuperare posizioni. Una gara più lunga ti dà quella possibilità e quella libertà sulla strategia”, aveva aggiunto l’asturiano. “Probabilmente il rifornimento sarebbe la cosa migliore, l'ho detto molte volte. So che è la direzione totalmente opposta a quella attuale, ma quando puoi scegliere il carico di carburante e avere strategie diverse, cambia completamente il modo in cui si svolge la gara, creando scenari incredibilmente interessanti”.

Riportare il rifornimento in Formula 1, tuttavia, non è un argomento sul tavolo della F1 Commission. La stessa che ha ufficializzato che, a partire dal 2027, le gare avranno una durata ridotta. Una decisione non maturata per andare incontro al pubblico della Gen Z, meno propenso — a detta di Domenicali — ad assistere a un Gran Premio di un’ora e mezza.

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Allora perché dal 2027 ci troveremo con gare ridotte da 305 km a 290 km? La risposta è pura ingegneria. Il regolamento tecnico sulle power unit subirà un’importante variazione di rotta. Dopo le criticità emerse circa il bilanciamento 50/50 tra motore elettrico e motore a combustione interna (ICE), FIA e Formula 1 hanno deciso che nell’arco del biennio 2027-2028 si passerà progressivamente a un rapporto 60-40 a favore dell'ICE, toccando già la soglia del 53-47 nel 2027. Per far erogare più cavalli al motore termico, però, è stato necessario aumentare la portata del flusso di carburante.

A questo punto i team si sono trovati di fronte a un vicolo cieco: per completare la classica distanza di 305 km con un consumo di benzina più alto, sarebbe servito un serbatoio più capiente. Ma ingrandire il serbatoio significa riprogettare da zero il telaio e la scocca, con costi di sviluppo ed esborso finanziario enormi e non originariamente previsti.

Con la coperta corta del budget cap, i costruttori hanno preferito chiedere e ottenere dalla F1 Commission il taglio di due o tre giri per ogni Gran Premio (fatta eccezione per Monaco, che manteneva già la distanza ridotta a 260 km). Una mossa che permetterà alle squadre di riutilizzare il telaio esistente senza dover omologare una nuova scocca, concentrando così le preziose risorse economiche e le ore di galleria del vento sullo sviluppo aerodinamico e prestazionale.

In un'epoca in cui ogni decisione regolamentare viene analizzata al microscopio delle strategie di marketing e della fan retention, la riduzione dei chilometri dimostra come la Formula 1 sia ancora prima di tutto una sfida ingegneristica e finanziaria. Dietro la facciata del dibattito sulle abitudini di consumo dei più giovani si nascondeva semplicemente la necessità di far quadrare i conti di un regolamento motoristico complesso e costoso. Due o tre giri in meno a Gran Premio rappresentano un compromesso accettabile per i team, ma resta da capire se la riduzione della distanza inciderà davvero — come paventato da Alonso — sulla varietà delle strategie d'attacco o se regalerà gare ancora più tirate dal primo all'ultimo metro. La risposta, come sempre, la darà la pista nel 2027.

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