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Molti ricorderanno quella scena in Brasile nel 2018. Un Max Verstappen accecato dalla rabbia per aver perso la gara da leader per colpa di un doppiato. Una furia cieca che ha riversato nei confronti di Esteban Ocon per quel contatto tra la Red Bull e la Force India. Spintoni che non hanno fatto altro che confermare come l’olandese fosse il "villain" della Formula 1, dentro e fuori la pista. La lotta durissima con Lewis Hamilton anni dopo? Ancora una volta, una conferma. Quell’animo duro e concentrato sulle corse, però, non ha mai annichilito il suo spirito buono e supportivo. Uno di quelli che non bada alla politica e alle opinioni altrui, ma solo al bene dello sport. Una sfaccettatura di un carattere complesso che oggi ha finalmente trovato la luce.
Fare il pilota di Formula 1 richiede continui sacrifici, fin dalla giovane età. E questo Max Verstappen lo sa bene, perché ha iniziato a sentire lo spirito agonistico ancor prima dell’amore, quello vero e puro, nei confronti delle corse. Quell’amore che oggi lo spinge a scendere in pista ogni volta che può, in monoposto, al simulatore o su una GT3 al Nürburgring. Cresciuto sotto l’ala di Jos Verstappen, un padre rigido e intransigente, è come se Max avesse celato negli anni la maggior parte delle sfumature del suo carattere. Bisognava mostrare pura fame di vittoria, non essere deboli in un mondo pieno di squali come quello del Circus. Crescendo, questo è stato il suo modo di essere e di comportarsi, dentro e fuori la pista.
Poi, con la conquista del primo titolo, qualcosa sembra essere cambiato. Dal 2021 a oggi Max Verstappen ha lasciato sbocciare la propria personalità. Il suo carattere è piano piano venuto fuori. Certo, è un carattere spigoloso e schietto, ma forse è proprio per questo che oggi è una delle persone più amate nel paddock. È il primo con cui i giovani rookie si interfacciano, sanno che è un pozzo di saggezza sul mondo delle corse. Ama il motorsport e passa ore al simulatore, esattamente come loro. Da Antonelli a Bortoleto, l’olandese è stato il faro dei debuttanti degli ultimi anni. E che Max non sia più lo stesso del passato lo si è visto chiaramente al Gran Premio d’Austria dello scorso anno, quando la sua gara è stata conclusa al primo giro da Kimi Antonelli. Nessuna furia cieca, solo un abbraccio per sostenere il giovane pilota Mercedes. Certo, qualche volta la vena gli si chiude ancora, come con Russell a Barcellona, sempre lo scorso anno, ma non c’è più quella cattiveria di un tempo.
Quello che più lo fa apprezzare è la schiettezza. È stato il primo, durante i test in Bahrain, a puntare il dito contro il nuovo regolamento tecnico. E non l’ha fatto edulcorando le parole o cercando il modo più elegante per dirlo. “È una Formula E sotto steroidi”, disse tuonando a gran voce. Se qualcosa non gli va giù, Max in un modo o nell’altro – anche mettendo "like" ad alcuni post su Instagram – lo dice chiaramente, persino a discapito della sua stessa squadra. Lo fa capire, esattamente come all'inizio della passata stagione, quando la Red Bull appiedò Liam Lawson dopo appena due gare. E il pilota neozelandese ha voluto sottolineare questo comportamento di Max nella sua recente intervista al podcast High Performance: “Ci siamo parlati in quel periodo... Ho parlato con molte persone allora, ma ho parlato anche con lui di tutta la situazione, fondamentalmente. E mi ha supportato molto. Sì”.
Un appoggio da parte di Max che per Lawson ha significato tantissimo: “Essere in Red Bull… ero così entusiasta, non dico di sfidarlo, ma di essere in squadra con lui. Di avere l'opportunità di salire su una macchina identica alla sua e vedere tutto ciò che fa, per avere fondamentalmente una lezione di guida dal migliore in questo sport. Era qualcosa che mi entusiasmava moltissimo. Non sono mai arrivato lì come fanno certi piloti, che arrivano e dicono subito di volerlo battere. È una cosa semplicemente stupida da fare. Penso che avere uno come lui da cui imparare valga molto di più”.
Verstappen, però, un occhio di riguardo per Liam l’ha sempre avuto, così come per ogni pilota entrato nell’universo Red Bull. “Max è sempre stato una persona estremamente genuina. Vedi, per uno che si trova a un livello così alto, in una posizione così importante e con così tanti successi alle spalle, sarebbe facilissimo non essere così. E non lo fa solo con me, sembra comportarsi così con tutti. Penso che Max sia semplicemente uno che vuole solo correre e che ama parlare di macchine e di corse. Quindi, quando sono arrivato, si è sempre dimostrato molto disponibile. Anche quando ero un pilota di riserva, a dire il vero: notavo sempre che faceva di tutto per notarmi, per salutarmi e cose del genere. La prima volta che ho fatto la riserva è stato un sacco di tempo fa, nel 2021 o 2022, le prime volte che andavo a un weekend di gara in quel ruolo. E anche allora, sapendo che correvo in F2, veniva da me a chiedermi come andasse. ‘Come va la F2? Com'è la macchina? Che sensazioni hai?’. Ricordo che all'epoca il solo fatto che mi chiedesse delle mie cose mi era sembrato davvero fantastico. È sempre stato un tipo molto alla mano, trasparente. Poi, quando sono andato in Red Bull, durante tutto quel periodo mi ha supportato moltissimo. Non entrerò troppo nei dettagli, ma mi ha sostenuto davvero tanto, tantissimo”.