I test blindati della F1 a Barcellona sono un’occasione persa: lo dimostra il Day 1 dominato dalla Red Bull con Hadjar

I test blindati della F1 a Barcellona sono un’occasione persa: lo dimostra il Day 1 dominato dalla Red Bull con Hadjar
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I test blindati della Formula 1 a Barcellona - perché di questo si tratta, è inutile chiamarla shakedown week - rappresentano un'occasione persa. Il perché lo dimostra il Day 1, che Isack Hadjar ha concluso al top
26 gennaio 2026

Il primo giorno dei test prestagionali 2026 della Formula 1 a Barcellona si è concluso nel segno della Red Bull, che con Isack Hadjar ha fatto segnare il miglior tempo, 1’18”154, davanti alla Mercedes di George Russell, staccato di circa mezzo secondo. Franco Colapinto sulla sua Alpine A526 ha separato Russell dal compagno di squadra Kimi Antonelli, primo a scendere in pista stamani. Esteban Ocon, che ha inanellato ben 154 giri sulla sua Haas motorizzata Ferrari, e Liam Lawson, della Racing Bulls, hanno preceduto Audi e Cadillac, con Valtteri Bottas, Gabriel Bortoleto e Sergio Perez staccati di molto e con poche tornate all’attivo. E c’è stato spazio anche per qualche bandiera rossa, per Colapinto, Bortoleto e Lawson.

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Sarebbe bello potervi raccontare qualcosa di più dei primi test della nuova era tecnica della Formula 1. Ma è impossibile farlo. Per capire fin dove la Formula 1 si sia spinta per blindare i test basta sentire i racconti di Edd Straw e Jon Noble, stimati colleghi di The Race. Accorsi fuori dal circuito nella mattinata di oggi, si sono posizionati in punti diversi, ma sono stati gentilmente allontanati dalla sicurezza, nonostante non stessero effettuando riprese o scattando delle foto. Evidentemente, la sola presenza sul posto era sufficiente per farsi dare il foglio di via.

Del loro racconto, colpisce il fatto che a essere considerato off limits sia anche il “belvedere” che da un percorso per passeggiate limitrofo si affaccia su curva 10. Una zona di fatto pubblica, ma che secondo la sicurezza è comunque di competenza del circuito, visto che si affaccia sulla pista. Ma oggi è successo anche dell’altro. Qualcuno era riuscito a trovare un escamotage per riuscire a trasmettere su YouTube il live timing, che avrebbe dovuto restare privato, ma nel primo pomeriggio i dati in arrivo dal circuito si sono improvvisamente interrotti.

Tutti questi accorgimenti non sarebbero stati necessari se si fosse deciso di accogliere i giornalisti, anche senza diretta televisiva. Sarebbe bastata la presenza dei media per garantire una copertura dignitosa, evitando che sui social girassero informazioni non verificate. E allora perché complicarsi l’esistenza in questo modo? L’impressione è che si temesse un remake di quello che accadde nel 2014, quando furono introdotte le power unit ibride. Il primo giorno di test a Jerez fu un disastro.

La McLaren non scese nemmeno in pista, furono inanellati solo 95 giri in totale e ci vollero due ore e mezza prima che qualcuno si producesse in una tornata di installazione. Il pilota in questione, Lewis Hamilton, si sarebbe schiantato dopo 18 giri per via del collasso dell’ala anteriore della sua Mercedes. Andò peggio alla Red Bull motorizzata Renault, con soli tre giri all’attivo – e nessun crono – per Sebastian Vettel. L’eventualità che a Barcellona si potesse vivere lo stesso copione ha evidentemente fatto optare per una chiusura totale, che in fondo altro non è che un’excusatio non petita.

Se si continua a professare fiducia nei confronti del regolamento tecnico 2026, perché tanta segretezza? Il frutto delle nuove normative avrebbe dovuto essere sfoggiato con fierezza, e non nascosto. Tenerlo lontano dagli occhi del pubblico non ha fatto altro che generare reazioni negative ben peggiori di quelle che si sarebbero viste in caso di figuracce in pista, che non ci sono state. E invece ci ritroviamo nella condizione di raccontare una realtà frammentata, filtrata, così diversa dalle mille sfaccettature che si possono cogliere dal vivo, e che costruiscono un intreccio avvincente. Disputare i test di Barcellona – perché questo sono, è inutile chiamarla shakedown week – a porte chiuse è davvero un’occasione persa.

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