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C'era una volta l'idea che passare all'auto elettrica significasse dire addio alle spese a sorpresa. Niente cinghie, niente cambio olio, meno parti soggette a usura. Eppure dietro la promessa di una manutenzione semplificata si nasconde un capitolo che le pubblicità preferiscono non raccontare, e che riguarda quello che accade quando arriva il momento di mettere mano alla carrozzeria dopo un incidente.
A sollevare il velo è AX, società britannica specializzata nella gestione dei sinistri, che ha passato al setaccio oltre 40.000 incidenti avvenuti nel Regno Unito. Il responso è netto: riparare un'auto elettrica dopo un urto costa in media molto di più rispetto a un'equivalente a benzina o diesel. Numeri alla mano, parliamo di una differenza che sfiora il 20%.
Secondo l'analisi, il costo medio di riparazione di una vettura a batteria dopo un sinistro senza colpa si attesta intorno alle 6.363 sterline, contro le 5.338 sterline necessarie per sistemare un modello a combustione interna. Tradotto in percentuale, fa il 19,2% in più. Non si tratta quindi di una manciata di spiccioli, ma di una cifra che pesa sul bilancio e che, soprattutto, si riversa a cascata su altri costi.
E poi c'è il fattore tempo. Un'auto termica resta ferma in officina mediamente 23 giorni, mentre per un'elettrica si arriva a 25 giorni. Due giorni in più che diventano un problema concreto per chi usa la vettura ogni giorno, perché le riparazioni sui modelli a batteria richiedono procedure più lunghe e delicate.
Il motivo non è un capriccio dei carrozzieri, ma una questione tecnica precisa. Lo spiega bene Scott Hamilton-Cooper, chief commercial officer di AX: il divario tra elettriche e termiche si sta riducendo man mano che gli operatori accumulano esperienza e la tecnologia migliora, ma le auto elettriche continuano a generare un carico maggiore sull'intero processo di riparazione.
Le ragioni sono essenzialmente due. La prima riguarda i ricambi, mediamente più costosi rispetto a quelli di un'auto tradizionale. La seconda è meno intuitiva ma altrettanto decisiva: anche per un intervento di piccola entità, un'elettrica richiede quasi sempre operazioni di calibrazione dei sistemi di bordo. Quella che su una termica sarebbe una riparazione veloce, su una vettura a batteria si trasforma in un lavoro più articolato.
Tutto questo non resta confinato all'officina. La maggiore complessità delle riparazioni è uno dei motivi per cui molte elettriche finiscono in classi assicurative più alte rispetto alle gemelle a benzina, il premio medio di una polizza kasko risulta superiore del 13% per le elettriche rispetto ai modelli a benzina.
A complicare il quadro c'è un dettaglio legato proprio alla natura di queste vetture: molte elettriche erogano una potenza decisamente più generosa rispetto alle rivali termiche, e una maggiore potenza viene letta dalle compagnie come un rischio più elevato. Più cavalli, più probabilità di sinistro, premi più salati. Il cerchio si chiude.
La buona notizia è che il problema non è considerato irreversibile. Thatcham Research, istituto di ricerca del settore automotive, ha pubblicato quest'anno un vero e proprio progetto per lo sviluppo delle batterie pensato per ridurre il numero di rottamazioni evitabili, quelle situazioni in cui un'auto viene dichiarata irreparabile per danni che, in teoria, si potrebbero sistemare.
La ricetta passa da tre ingredienti: una costruzione modulare delle celle, sistemi di diagnostica standardizzati e lo spostamento dei componenti critici verso zone meno esposte agli urti. In altre parole, progettare le auto fin dall'inizio pensando a quanto sarà semplice ripararle.
Resta però un nodo difficile da sciogliere, e riguarda le persone. La carenza di tecnici realmente qualificati a lavorare sull'alta tensione è il vero tallone d'Achille del comparto. L'Institute for the Motor Industry stima che entro il 2035 potrebbero mancare oltre 40.000 tecnici certificati TechSafe. Uno scenario che renderebbe le riparazioni delle elettriche ancora più complicate da ottenere e, inevitabilmente, più care.
Per Hamilton-Cooper la strada è una sola: continuare a investire in competenze, attrezzature e capacità di intervento. La sua società rivendica di aver già accreditato il 99% della propria rete di officine per il lavoro sulle elettriche, così da garantire lo stesso livello di servizio a prescindere dal tipo di alimentazione. Un obiettivo che, esteso all'intero settore, sarà determinante per trasformare quel 20% in più in un ricordo del passato.
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