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C'era una volta una cantante che voleva fare ciò che fanno tutti i VIP degni di questo nome: lanciare il proprio brand. Creme, vestiti, accessori, magari qualche DJ set qua e là. Niente di nuovo sotto il sole dello showbiz. C'è solo un piccolissimo dettaglio: lei si chiama Elettra Miura Lamborghini, e quel cognome, udite udite, appartiene già a qualcun altro. O meglio, a qualcos'altro con quattro ruote, un cavallo rampante di troppo... pardon, un toro, e un fatturato che fa impallidire il cachet di Sanremo.
La vicenda è degna di una saga familiare ottocentesca: eredi, cognomi illustri, battaglie legali e colpi di scena. Elettra, nipote del leggendario Ferruccio Lamborghini, ha pensato bene di registrare un marchio col suo nome per lanciare una linea di prodotti che va dai cosmetici agli strumenti musicali elettronici. Tutto molto "Pem Pem", per intenderci.
Peccato che Automobili Lamborghini, ora di proprietà del gruppo Volkswagen, non l'abbia presa benissimo. E così è partita una guerra legale a colpi di carte bollate che neanche nei migliori legal drama americani.
Primo round: l'Ufficio italiano brevetti e marchi dice no. Elettra non si arrende e si appella alla Commissione dei ricorsi, che stavolta le dà ragione. Il ragionamento? Semplice: la cantante ha acquisito una propria notorietà, quindi può vantare un "giusto motivo" per usare il suo cognome. Caso chiuso? Macché.
La Commissione si è ispirata al celebre caso Messi vs Massi, non è una sit-com, ma un'azienda spagnola di abbigliamento ciclistico che voleva impedire al calciatore di registrare il suo marchio. Lionel vinse grazie alla sua "notorietà personale". Stessa cosa per Elettra, giusto? Sbagliato.
Secondo atto: Lamborghini non ci sta e ricorre in Cassazione. E qui arriva il colpo di scena. Gli ermellini ribaltano tutto e stabiliscono che no, non basta essere famosi per scavalcare un marchio storico e celebre. Anzi, secondo la Suprema Corte, Elettra potrebbe aver perfino "tratto beneficio" dal cognome Lamborghini nella sua scalata al successo. Insomma: sei famosa anche perché ti chiami così.
Ora la Commissione dovrà riesaminare tutto e verificare se Elettra abbia usato il suo nome "in buona fede" e in modo "serio ed effettivo" prima che l'azienda se ne accorgesse. In pratica: chi è arrivato prima, l'uovo o la gallina? o meglio, il toro o la cantante?
E qui viene il bello. Perché questa storia ci ricorda tremendamente un altro caso: quello di Lolo Ferrari, nome d'arte di Eve Valois, la showgirl francese degli anni '90 famosa per le sue proporzioni anatomiche record. Anche lei aveva pensato bene di lanciare una linea di intimo chiamata "Ferrari Underwear" giustificando il tutto col fatto che Ferrari fosse il cognome del nonno materno.
Risultato? Anni di battaglie legali con la casa automobilistica di Maranello, che non ha gradito vedere il suo marchio associato a reggiseni e mutande.. Morale della favola: quando il tuo cognome è anche un brand miliardario di auto, meglio pensarci due volte prima di metterlo su un prodotto commerciale. Anche se sei davvero imparentata.
Come canta la stessa Elettra in Un secondo fa: "I nomi sono solo sbattimenti". Mai parole furono più profetiche. Perché alla fine il vero sbattimento non è scegliersi un nome d'arte, tipo Lady Gaga o Madonna, ma cercare di usare il proprio quando questo vale più di te.
La Cassazione ha mandato un messaggio chiaro: i marchi storici hanno una corsia preferenziale, anche se dall'altra parte c'è un legittimo erede col certificato di nascita in mano. E forse, in fondo, c'è una certa logica: se domani il pronipote di Henry Ford decidesse di lanciare solo auto elettriche, perché tanto ormai vanno di moda quelle, la casa automobilistica di Detroit avrebbe qualcosa da ridire. Anzi, probabilmente gli manderebbe direttamente un F-150 Lightning davanti casa. Come gentile promemoria di chi comanda.
La palla torna alla Commissione dei ricorsi. Elettra dovrà dimostrare di aver usato il suo nome in modo "serio, effettivo e in buona fede" prima che Lamborghini decidesse di metterle letteralmente i bastoni tra le ruote. Se non ci riuscirà, dovrà dire addio al sogno di vendere rossetti, magliette e strumenti musicali col suo cognome stampato sopra.
Nel frattempo, possiamo immaginare che in qualche ufficio legale di Sant'Agata Bolognese stiano già affilando le armi per il prossimo round. Perché quando c'è di mezzo un marchio che vale miliardi, anche il dna di famiglia passa in secondo piano.
La morale della storia? Se vuoi lanciare il tuo brand e ti chiami come una casa automobilistica, forse è meglio optare per un nome d'arte. Oppure, ancora meglio, fondare direttamente la tua casa automobilistica. Ma quella è tutta un'altra storia. E un altro budget.
Lamborghini
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https://www.lamborghini.com/it-en
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