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Mentre buona parte dell'industria automobilistica fa retromarcia e riporta in plancia manopole e pulsanti, Mazda tiene il punto. Anzi, rilancia. La nuova CX-5 ha salutato gran parte dei comandi fisici per affidarsi a un touchscreen di grandi dimensioni, e dal quartier generale arriva una difesa che ribalta il senso comune: quel display, sostiene la casa, distrae meno dei tasti tradizionali.
A mettere la firma su questa posizione è Koichiro Yamaguchi, responsabile del programma della CX-5, che in una recente intervista ha provato a smontare l'idea che il touch sia per forza nemico della sicurezza alla guida. Il ragionamento ruota tutto attorno a un concetto: dove cade lo sguardo del conducente.
Secondo Yamaguchi, regolare il climatizzatore sfiorando uno schermo collocato più o meno all'altezza degli occhi richiederebbe una distrazione minore rispetto al cercare il pulsante giusto in una fila di interruttori quasi identici, sistemati in basso sulla plancia. In quel secondo scenario il guidatore sarebbe costretto ad abbassare lo sguardo e a tenerlo lontano dalla strada più a lungo. Per limitare i danni, comunque, Mazda ha scelto di ancorare le funzioni più richieste, come appunto la climatizzazione, in una fascia sempre visibile alla base del display, senza seppellirle dentro i menù.
La CX-5 non rappresenta un'uscita isolata. A febbraio era stato Matthew Valbuena, alla guida delle tecnologie di bordo e delle interfacce uomo macchina, a ribadire l'ossessione del marchio per la riduzione della distrazione al volante. E già a luglio dello scorso anno Tamara Mlynarczyk, responsabile delle relazioni pubbliche per il Nord America, aveva legato la nuova interfaccia al gradimento espresso dai clienti. Una linea coerente, insomma, che almeno ha il pregio di non cambiare bandiera a ogni stagione.
C'è però un punto su cui la teoria della distrazione mostra il fianco, ed è la memoria muscolare. Chi guida da anni conosce a occhi chiusi la posizione della leva del cambio, di quella dei tergicristalli, di una manopola fisica. Una volta memorizzato il gesto, lo si compie senza nemmeno guardare. È esattamente ciò che un'interfaccia touchscreen, per sua natura, fatica a restituire: lo schermo va comunque cercato con lo sguardo per essere toccato nel punto esatto.
E qui emerge un dettaglio gustoso. Nel 2019, al lancio della Mazda3, la stessa casa aveva diffuso una ricerca interna dal verdetto opposto: allungare il braccio verso un touchscreen mentre si guida può provocare una torsione involontaria sul volante, con il rischio di far sbandare l'auto fuori dalla corsia. Sei anni dopo, la prospettiva sembra essersi capovolta.
A complicare il quadro c'è una contraddizione interna alla gamma. Se la CX-5 riduce i tasti fisici quasi a zero, modelli come la CX-60 conservano un approccio più tradizionale. La spiegazione più semplice chiama in causa i diversi mercati di riferimento, ma resta una domanda scomoda: se la motivazione fosse davvero la sicurezza, perché dovrebbe valere su un'auto e non sull'altra? La sicurezza, in teoria, non dovrebbe conoscere confini geografici.
Lo stesso Yamaguchi, del resto, non ha chiuso la porta ai pulsanti. Se i clienti li reclameranno, ha lasciato intendere, i prossimi modelli potrebbero riaprire spazio ai comandi fisici. Un'ammissione che ridimensiona la solennità del principio di sicurezza e lo riporta dove forse è sempre stato, cioè sul terreno delle preferenze del pubblico.
La verità è che il dibattito difficilmente troverà un vincitore tecnico. A mettere ordine, più che le filosofie dei costruttori, saranno probabilmente le normative: diversi Paesi stanno già introducendo l'obbligo di tasti fisici per alcune funzioni essenziali. Nel frattempo Mazda continua a giocare la sua partita controcorrente, convinta che a volte la scelta più impopolare sia anche la più sicura.
Mazda
Viale Alessandro Marchetti, 105
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800 062 932
https://www.mazda.it/
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