Motore a idrogeno al 100%, easyJet e Rolls-Royce accendono il jet del futuro: il Pearl 15 spinge alla massima potenza

Motore a idrogeno al 100%, easyJet e Rolls-Royce accendono il jet del futuro: il Pearl 15 spinge alla massima potenza
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Al NASA Stennis Space Center un turbofan moderno ha completato un intero ciclo di volo simulato alimentato esclusivamente a idrogeno gassoso. Un risultato che riscrive le regole dell'aviazione zero emissioni e prepara il terreno al narrowbody net zero entro il 2035
4 maggio 2026

Sotto i banchi prova del NASA Stennis Space Center, in Mississippi, è successo qualcosa che la comunità aerospaziale aspettava da anni. Un motore Pearl 15 di Rolls‑Royce, opportunamente modificato, ha sopportato la massima potenza di decollo bruciando esclusivamente idrogeno gassoso al 100%, completando un intero ciclo di volo simulato. Niente kerosene di scorta, niente miscele ibride. Solo H₂.

Per chi mastica termodinamica e progettazione di turbomacchine, la notizia non è soltanto un titolo da prima pagina. È la dimostrazione che una turbina a gas aeronautica moderna può tollerare la fisica peculiare dell'idrogeno lungo un intero profilo di missione, dall'accensione al decollo, dalla crociera all'atterraggio, includendo persino scenari di guasto controllato. Una soglia tecnica che fino a ieri restava confinata sul foglio di calcolo dei progettisti.

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La sfida ingegneristica del bruciare idrogeno in un turbofan

Iniettare idrogeno in una camera di combustione progettata per il Jet A non è un esercizio cosmetico. Il combustibile gassoso ha una densità energetica volumetrica drammaticamente più bassa rispetto al kerosene, una velocità di fiamma circa dieci volte superiore e una temperatura adiabatica di fiamma più elevata. Tradotto in termini pratici: rischio concreto di flashback, picchi di NOₓ termici, instabilità acustiche e mappature di iniezione interamente da riscrivere. Il team di Rolls‑Royce, supportato dalle competenze ingegneristiche di Tata Consultancy Services, ha quindi rivisto in profondità l'architettura degli iniettori, la geometria del liner della camera e l'intera catena di alimentazione, dai serbatoi pressurizzati alle valvole di dosaggio fino al controllo elettronico del rapporto stechiometrico.

L'altro convitato di pietra è la sicurezza. La piccola dimensione molecolare dell'H₂ lo rende un fuggiasco eccellente, con un campo di infiammabilità in aria che si estende dal 4% al 75% in volume. Per validare l'impianto pressurizzato a terra è entrato in gioco lo Science and Research Centre dell'HSE britannico, che ha costruito e qualificato l'infrastruttura ad alta pressione necessaria a sostenere i transitori di un motore reale.

Da Boscombe Down a Stennis, la road map quadriennale

La cronaca del programma è un manuale di ingegneria incrementale. Tutto parte nel 2022 a Boscombe Down, nel Regno Unito, con i primi accendimenti su una turbina convertita a idrogeno. Da lì si scala progressivamente, attraversando un piano di test di componenti e sistemi su scala britannica ed europea, fino alla realizzazione presso l'HSE di un banco prova a piena scala dedicato all'idrogeno. Solo a quel punto la tecnologia migra sul Pearl 15, un turbofan da circa 15.000 lbf di spinta, che diventa il dimostratore protagonista dei test americani.

L'obiettivo dichiarato è chiaro: portare l'apprendimento maturato su un'architettura scalabile al narrowbody, ovvero alla classe A320 e 737 che muove la stragrande maggioranza del traffico europeo a corto e medio raggio. È lì che si gioca la partita delle emissioni.

Cosa dice il modello: 20 hub e un debutto al 2035

Il dato tecnico, da solo, non basta. Per capire dove può atterrare davvero questa rivoluzione bisogna guardare al rapporto Enabling Hydrogen in the European Aviation Market, costruito sul modello ABM dello University College London. Numeri alla mano, l'ipotesi di lavoro è un narrowbody a idrogeno liquido (LH2) con entry into service nel 2035, dimensionato per trasportare 240 passeggeri su 800 nautical miles mantenendo la capacità di movimentare il payload tipico di un A320neo, ovvero 186 passeggeri fino a 2.800 NM.

Il punto sorprendente riguarda l'infrastruttura. Non serve idrogeno ovunque. Bastano venti scali europei opportunamente equipaggiati, con i restanti aeroporti raggiungibili tramite tankering, ovvero imbarcando alla partenza carburante sufficiente per il volo di ritorno. Grazie alla bassa densità in massa dell'H₂, integrata fin dal foglio bianco nel design dell'aereo, il tankering pesa pochissimo sul bilancio di missione e permette di trattenere oltre l'80% dei benefici emissivi rispetto allo scenario di disponibilità diffusa.

La leva temporale è altrettanto critica. Posticipare l'EIS dal 2035 al 2040 significa, secondo le simulazioni ABM, perdere circa 1 Mt di CO₂ evitata ogni anno al 2050, pari al 2,5% delle emissioni dell'aviazione europea del 2019. Cinque anni di ritardo equivalgono a un conto che nessuna roadmap climatica europea può permettersi di firmare.

Test turbofan ad idrogeno
Test turbofan ad idrogeno EasyJet

Il conto economico e il ruolo del SAF

Sul fronte costi, la modellazione stima un incremento del 4% sui costi operativi diretti, con un +12% sul CAPEX e un +11% sulla manutenzione rispetto a un narrowbody convenzionale. Numeri sostenibili, a patto che l'idrogeno venga riconosciuto come carburante computabile all'interno del mandato SAF di RefuelEU, oggi ambiguo proprio su questo punto. In quello scenario il modello prevede un +7% sul gross profit delle compagnie al 2050 e una riduzione del 14% sull'energia elettrica complessivamente richiesta per produrre il mix di carburanti, perché generare idrogeno verde per uso diretto è meno energivoro che convertirlo in SAF sintetico tramite catene Fischer‑Tropsch.

Test motore ad idrogeno
Test motore ad idrogeno Easyjet

Verso UltraFan e oltre

La parte forse più interessante per chi guarda al futuro della propulsione è che gran parte delle competenze maturate nel programma sono fuel agnostic. Materiali, controlli, dinamiche di combustione, gestione termica, validazione su transitori critici: tutto patrimonio tecnico che confluirà nel programma UltraFan di Rolls‑Royce, l'architettura di gear turbofan ad altissimo bypass ratio destinata a definire la prossima generazione di propulsori commerciali. La turbina a gas, in altre parole, non scomparirà. Cambierà combustibile, riscriverà i suoi limiti operativi e rimarrà il cuore pulsante della propulsione aerea per i prossimi decenni.

Per EasyJet, che ha sostenuto il programma in coerenza con i propri obiettivi net zero, la dimostrazione di Stennis è il primo tassello concreto di una transizione che fino a poco fa viveva solo nelle slide dei convegni. Per l'industria, un promemoria utile: l'aviazione decarbonizzata non è più un esercizio di rendering. È un motore vero, che gira a piena potenza, e brucia idrogeno.

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