Porsche, l'utile operativo scende del 90% ma non c'entra solo l'elettrico

Porsche, l'utile operativo scende del 90% ma non c'entra solo l'elettrico
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La casa di Zuffenhausen chiude l'anno con un utile operativo in calo da 5,64 miliardi a 413 milioni di euro. A pesare, strategie sbagliate e il mutato contesto geopolitico. Al nuovo CEO, Michael Leiters, il compito di riscrivere il futuro
12 marzo 2026

Nella giornata di ieri, Porsche ha diffuso i dati del bilancio relativo all'esercizio 2025. I ricavi sono scesi a 36,27 miliardi di euro, contro i 40,08 miliardi del 2024, con un calo pari al 9,5%. Ma è l'utile operativo a presentare il calo più consistente, passando da 5,64 miliardi a 413 milioni di euro, con un crollo del 92,7%. Anche il margine operativo sulle vendite fa registrare il segno meno, scendendo dal 14,1% all'1,1%. Le consegne ai clienti calano del 10,1%, fermandosi a 279.449 veicoli rispetto ai 310.718 del 2024. Uno scenario decisamente complesso, che risente di svariate concause.

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Cosa ha colpito Porsche

Il management ha identificato con precisione le voci che hanno provocato queste diminuzioni. Al centro ci sono costi straordinari per circa 3,9 miliardi di euro, scomposti in tre componenti principali: il riallineamento della strategia di prodotto e il ridimensionamento aziendale, per un ammanco di circa 2,4 miliardi di euro; le attività legate alle batterie, che aggiungono altri 700 milioni di euro; i dazi statunitensi voluti da Trump, causa di costi per una somma analoga.

«Le sfide globali e il riallineamento dell'azienda hanno impattato sui conti del 2025», ha dichiarato il direttore finanziario Jochen Breckner, avvertendo che anche nel 2026 gli effetti una-tantum della ricalibratura continueranno a gravare sui risultati nell'ordine del miliardo di euro. Un peso che il gruppo è disposto ad accettare, ha precisato, per «assicurarsi margini adeguati agli standard di Porsche nel medio termine».

L'elettrico che non ha convinto il mercato

La transizione elettrica di Porsche racconta una storia più complessa di quanto i comunicati ufficiali lascino intendere. Il crollo di Taycan — prima berlina full electric del marchio — è stato verticale: quasi la metà delle vendite è evaporata in un solo anno, con appena 20.836 unità consegnate nel 2024. Un segnale d'allarme che Stoccarda ha attribuito al lancio del modello aggiornato, ma che riflette una difficoltà strutturale nell'imporre vetture puramente elettriche alla propria clientela. La Macan, best seller storico del marchio, ha vissuto una transizione altrettanto travagliata: il passaggio alla versione elettrica in Europa ha di fatto lasciato i clienti senza alternativa termica. Negli Stati Uniti, dove i due powertrain convivono, i compratori hanno preferito acquistare il SUV di medie dimensioni nella sua variante termica con un margine di due a uno rispetto alla versione elettrica. In questo contesto si inserisce la strategia di prodotto annunciata per il prossimo futuro: la 911 Turbo S ibrida presentata nell'autunno 2025 — la più potente di sempre — e il lancio del Cayenne elettrico a fianco delle versioni termiche e ibride già esistenti sembrano configurare non tanto una svolta verso l'EV, quanto un ripensamento tattico. Porsche ha già confermato l'intenzione di ritardare alcuni modelli elettrici e prolungare la vita commerciale di quelli a combustione, una scelta che suona come un'ammissione implicita: le radici benzina del marchio restano, almeno per ora, la sua principale leva commerciale.

Porsche Taycan
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Il nuovo CEO e la rotta da correggere

Dal 1° gennaio 2026 il timone è passato a Michael Leiters, che ha preso il posto di Oliver Blume, impegnato a tempo pieno alla guida del Gruppo Volkswagen. Alla sua prima uscita pubblica, Leiters ha tratteggiato una strategia di recupero netta: "Riposizioneremo Porsche. Renderemo l'azienda più snella, veloce e i prodotti ancora più desiderabili".

Il nuovo CEO ha già avviato un'analisi sistematica della situazione, con misure concrete: revisione della composizione della gamma verso i segmenti ad alto margine, riduzione delle gerarchie manageriali, taglio della burocrazia e focus sull'attività principale. Sul mercato cinese, sempre più competitivo, soprattutto nel segmento elettrico, la parola d'ordine diventa valore prima del volume.

Michael Leiters, CEO di Porsche
Michael Leiters, CEO di Porsche Porsche

La posizione finanziaria resta solida

Nonostante l'anno difficile, Porsche vanta ancora una liquidità netta elevata e un bilancio che testimonia una posizione finanziaria sana. Quanto basta, secondo il management, per assicurare la sufficiente flessibilità per affrontare la transizione. Il dividendo proposto è stato ridotto a 1,00 euro per azione ordinaria, ma è rimasto al di sopra del taglio del 50% precedentemente annunciato.

Per il 2026 la casa prevede condizioni di mercato «ancora molto difficili», con la Cina sotto pressione e l'incertezza geopolitica sullo sfondo. Nonostante questo, le previsioni indicano un margine operativo sulle vendite tra il 5,5% e il 7,5%, ricavi compresi tra 35 e 36 miliardi di euro e un flusso di cassa netto tra il 3% e il 5%. Numeri ancora inferiori alle attese degli analisti, ma in netta discontinuità rispetto al 2025.

La 911 esposta in bella mostra alla conferenza di bilancio, in fondo, non era solo scenografia. Era una dichiarazione d'intenti.

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