intervista

Stefano Accorsi: «La passione per le auto? È cominciata con la Peugeot 205 GTi di mio cugino meccanico»

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Abbiamo incontrato Stefano Accorsi in occasione della presentazione dei suoi ultimi lavori cinematografici realizzati in collaborazione con Peugeot. E abbiamo scoperto un grande appassionato di motori

Stefano Accorsi: «La passione per le auto? È cominciata con la Peugeot 205 GTi di mio cugino meccanico»

Milano Stefano Accorsi è senza dubbio uno degli attori più apprezzati nel nostro Paese, per di più da un pubblico assolutamente trasversale. Film come Fratelli e Sorelle, Radiofreccia, L'ultimo Bacio, Santa Maradona e le Fate Ignoranti gli hanno fatto guadagnare un posto speciale nella storia del cinema italiano.

 

Lo dimostra il fatto che oggi in Italia tutti, ma proprio tutti, hanno visto almeno un suo film e che il suo volto sarebbe riconoscibile da chiunque. Da quando l'attore emiliano, classe 1971, ha legato il suo nome a quello di Peugeot poi è scattato qualcosa di nuovo. Accorsi è diventato riconoscibile non soltanto più solo per la sua interminabile filmografia oppure per la sua immagine, ma anche per la sua inconfondibile voce.

 

Il merito è stato dello spot della Peugeot 208, dove l'attore non si vedeva mai ma tutti sapevano, grazie al suo timbro vocale così unico, che dietro al micrfono si nascondeva proprio lui, impegnato come narrattore esterno. Da allora è nato un intenso rapporto con il marchio del Leone, che ha portato non solo alla nascita di altre pubblicità, peraltro particolarmente riuscite, ma anche alla realizzazione di tre cortometraggi diretti dallo stesso Accorsi.

 

L'attore italiano sembra essere sempre più attratto dal mondo dell'automobile e al tempo stesso sempre più legato al marchio Peugeot. Il prossimo anno infatti uscirà “The Italian Race”, un film sul mondo delle corse dove Accorsi recita da protagonista, ritrovandosi al volante di auto da competizione leggendarie, come la 205 T16. Abbiamo incontrato Stefano Accorsi in occasione della presentazione dei suoi ultimi lavori nati in collaborazione con Peugeot. Ecco cosa ci ha raccontato.

stefano accorsi (1)
Abbiamo incontrato Stefano Accorsi in occasione della presentazione dei suoi nuovi cortometraggi realizzati in collaborazione con Peugeot


La tua collaborazione con Peugeot è partita in sordina, solo con la tua voce, e poi è diventata sempre più solida. Com’è stato possibile?
«Ho cominciato la mia collaborazione con Peugeot tre anni fa, quando si è deciso di utilizzare la mia voce per il primo spot della nuova 208. Fin dall’inizio ho sentito che dietro c’era un progetto concreto, che poteva crescere. E c’erano una serie di elementi che rendevano questa proposta molto interessante per me. Prima di tutto c’era di mezzo un marchio serio come Peugeot e poi il lancio di un modello importantissimo come la 208. Inoltre lo spot italiano sarebbe stato diverso da quello europeo, grazie alla mia voce ed un messaggio creato ad hoc».

In che misure sei riuscito a metterci del tuo negli spot con Peugeot? Era già tutto stabilito nei minimi dettagli?
«Da subito si è creata una grande affinità non solo con gli uomini di Peugeot ma soprattutto con l’autrice dello spot, che è stata la figura con cui io mi sono relazionato di più. Ho lavorato molto sul testo, naturalmente sui dettagli perché le parole che avrei dovuto pronunciare in ogni caso erano già state scritte. Però è stato bello perché sono riuscito a metterci del mio, nel limite del possibile. Ogni volta che sentivo che avrei potuto fare di meglio potevo registrare di nuovo e c’era un bello scambio reciproco con l’autrice. È bello quando si creano delle sinergie simili. È questo che fa la differenza, anche quando si parte da una buona base».

 

Il senso del design secondo Peugeot, svelato da Stefano Accorsi


Il tuo rapporto con Peugeot però non ha dato vita solo a degli spot, non è vero?
«Il rapporto si è evoluto in maniera direi naturale. Abbiamo fatto lo spot per il brand e poi quello per la 308. Ora ho girato anche tre corti, in ognuno dei quali è protagonista anche una vettura della gamma Peugeot. E poi la Casa del Leone ha partecipato anche all’ultimo film a cui ho partecipato, The Italian Race, mettendo a disposizione per alcune scene chiave una mitica 205 GTi e una bellissima 205 Turbo 16 Evo II. È bello lavorare con Peugeot perché è un’azienda che decide di dare vita a dei progetti perché crede nella sua storia e non solo perché deve infilarci dentro l’ultimo modello arrivato in gamma da lanciare sul mercato».

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Accorsi durante le scene di uno dei cortometraggi girato a bordo di Peugeot 3008


Cosa ti è piaciuto del marchio Peugeot?
«Quando ero ragazzo mi ricorderò sempre della Peugeot 205 GTi di mio cugino meccanico. Me la faceva conoscere e mi spiegava sempre qualcosa su questa macchina. La 205 GTi inoltre è il modello simbolo per eccellenza della mia generazione e oggi è diventato un emblema. Della Peugeot di oggi mi ha colpito il piacere di guida. Cioè quello che diciamo nella pubblicità, il volante ridotto, è davvero bello da guidare, divertente e facilissima da guidare. Ma mi è piaciuto anche trovarmi a lavorare con una società con un grande passato ma che soprattutto è interessata ad investire sul proprio passato. Non è un marchio interessato sempre e solo sulla sua ultima novità. Mi piace molto questo aspetto, perché sono convinto che se sai da dove vieni saprai anche meglio dove devi andare».

Sei emiliano, ce lo hai detto più volte, con un certo orgoglio. Avresti preferito collaborare in maniera così proficua con un brand italiano?
«Forse all’inizio sì, un po’ mi è mancato non lavorare con un marchio italiano. E ho pensato: “Perché gli Italiani vanno a prendere gli stranieri e gli stranieri vanno a prendere un italiano?” Poi dopo mi sono trovato talmente bene a lavorare con Peugeot che ad un certo punto non mi sono posto più nemmeno il problema. È curioso perché grazie alla mia collaborazione un marchio internazionale come Peugeot vuole localizzare un prodotto in Italia, mentre spesso i marchi italiani vanno a cercare punti di riferimento all’estero».

Il mio maestro di guida è stato niente di meno che Paolo Andreucci


Questa collaborazione è servita più a te come attore o a Peugeot in termini di immagine?
«Io credo nella bontà del progetto. L’importante è che il progetto sia buono e che sappia convincermi. Non importa che si tratti di un film, di un corto o di uno spot. Non è che a priori si può dire corti sì, pubblicità no. Guardiamo di che cosa si sta parlando. Credo che anche uno spot, se sorretto da un progetto di valore, è qualcosa che sa dare qualcosa ad un attore. Io poi sono stato particolarmente fortunato perché la collaborazione con Peugeot mi ha portato a dirigere tre corti e quindi a riprovare l’esperienza della regia, dopo una prima esperienza lo scorso anno. Ora mi posso avvicinare al mondo del lungometraggio in maniera più serena anche grazie a questa collaborazione».

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La Peugeot 205 T15 che Accorsi guiderà nel film "The Italian Race", in uscita il prossimo anno


Hai una voce così particolare che in Italia tutti ti riconoscono semplicemente sentendoti parlare. Cosa pensi quando vedi lo spot della 208 dove non ti si vede ma tutti sanno che ci sei tu dietro al microfono?
«È stata un po’ una scoperta anche per me. Tra l’altro l’idea è nata da Radiofreccia, dove pronuncio la famosa frase “Credo nelle rovesciate di Bonimba…”. In quel momento qualcuno ha pensato che per lo spot si sarebbe potuta usare proprio quella voce. Io non credevo che fosse così riconoscibile in realtà. So di avere una voce particolare, perché negli anni me lo hanno detto tante volte, ma non fino al punto di essere riconosciuto soltanto grazie al timbro vocale».

Cosa hai provato a guidare gloriose auto da corsa come la 205 T16 per il film The Italian Race?
«Ho guidato per davvero la Peugeot 205 T16 per il film e il mio maestro di guida è stato niente di meno che Paolo Andreucci. Ci pensavo da tanto e mi ero messo in testa che avrei voluto guidare davvero io la macchina nelle scene di guida. Mentre giravamo ed ero al volante di questa macchina mi montava un’adrenalina incredibile, ero un po’ teso perché sapevo di essere al volante di un pezzo di storia. Però quando senti la turbina che entra è qualcosa di indescrivibile, fai un passo nell’irrazionale, in qualcosa di puramente istintivo ed assolutamente viscerale, adrenalinico».

 

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