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CIR 2016. Rally Adriatico. Scandola: «E ora in Sardegna per dimostrare il nostro valore»

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Il successo di Umberto Scandola e Guido D’Amore è chiaro. La terra è il loro “elemento”, va bene, ma questa vittoria serviva anche, o forse soprattutto, per il morale. E così l’Equipaggio Skoda Italia Motorsport è di nuovo “in bolla”

CIR 2016. Rally Adriatico. Scandola: «E ora in Sardegna per dimostrare il nostro valore»

La cosa più importante che dobbiamo calcolare è il livello di felicità. Puoi darcene la misura?

Umberto Scandola: «Siamo molto, molto contenti. Anche perché questa vittoria è arrivata in un momento che ci vedeva un po’ in crisi di risultati. Ci serviva. Poi, per come sono andate le cose, direi che abbiamo dato una bella “sterzata” al Campionato. Insomma, gli avversari diretti hanno raccolto molti meno punti di noi, e quindi per noi è stato un week end assolutamente favorevole. Ci rendiamo conto che non è una rondine che fa primavera, però per il morale direi che è una spinta ad essere molto fiduciosi, e carichi».

L’impressione è che comunque - possiamo dirlo? - dopo un anno di lavoro, finalmente hai raggiunto l’affiatamento perfetto con la macchina. Sei finalmente in quella situazione che gratifica, che fa piacere, o sbaglio?

«Allora, sulla terra direi di sì, hai ragione, anche se devo ammettere che già l’anno scorso, quando ho debuttato con la R5 a San Marino, è vero che abbiamo avuto un cappottamento, però già sentivo un elevato livello di feeling con la macchina. Non eravamo, e non lo siamo ancora, performanti sull’asfalto, perché io non mi sento ancora adattato alla macchina. Per questo stiamo ragionando di fare, dopo il San Marino, delle sessioni di test dedicati per capire come deve essere la guida più performante per quella macchina». 

Scandola e D'Amore saltano sulla Fabia R5
Scandola e D'Amore saltano sulla Fabia R5

A questo proposito, si dice che la tua guida sia piuttosto aggressiva, “sporca”, sei d’accordo? È questo che condiziona l’iter di affiatamento con la Macchina?

«Vero e anche no, direi, perché per esempio sulla terra, all’Adriatico, siamo stati più forti proprio perché la mia guida è stata molto pulita. Le strade dell’Adriatico richiedevano questo e io ho cercato di essere molto pulito e “utile”. Più che altro, per me, è una questione di adattamento alla guida della R5, molto diversa dalla Super 2000, sull’asfalto. L’asfalto richiede un “atteggiamento” di guida che in certe situazioni, ma non al Sanremo dove siamo andati piuttosto bene, mi costa una certa fatica adottare». 

Sei una persona onestissima, e quindi merita che ti facciamo noi una domanda “sporca”: che è successo con Denis Colombini. Avete fatto gioco di Squadra? Sei libero di non rispondere, in fondo queste sono cose molto “private”.

«Mi fa piacere che tu me lo chieda, perché così abbiamo l’occasione di fugare ogni dubbio. No, nessun gioco di Squadra con Colombini. Intanto è il proprietario della macchina che usa, e poi è anche un nostro cliente. Lui ha sbagliato la scelta delle gomme il primo giorno, ed è stato rallentato. Il secondo, quando ha scelto come noi, è andato molto più forte. Nessun gioco, non siamo nella posizione di poter dare degli ordini di scuderia. A dimostrazione di questo direi che c’è l’entità del distacco. È impossibile gestire un secondo o poco più in tal senso. No, e non ci abbiamo mai pensato. Almeno in questa gara». 

Soddisfatti dopo la vittoria in Gara 1 al Rally dell'Adriatico, D'Amore e Scandola si concedono un selfie
Soddisfatti dopo la vittoria in Gara 1 al Rally dell'Adriatico, D'Amore e Scandola si concedono un "selfie"

Quindi. All’Adriatico una gara molto bella, precisa sotto tutti i punti di vista. Che prospettive si aprono, adesso che si tornerà presto sull’asfalto?

«Eh, per adesso cerco di restare concentrato sulla prossima gara su terra, il San Marino. Vogliamo fare bene e possiamo riuscirci. Un po’ perché questo regolamento mette effettivamente più in crisi che parte davanti. A San Marino partirò con il numero 2, e fosse anche di un decimo, qualcosina di vantaggio ce l’avrò, e quindi dovrò sfruttare questo vantaggio a nostro favore. Dopodiché sono convinto che la nostra macchina e le nostre gomme sono più performanti, e quindi anche noi possiamo esserlo. Cercheremo quindi di sfruttare tutti i punti a nostro favore, questo è chiaro. Quando poi torneremo sull’asfalto, allora è altrettanto chiaro che dovremo lavorare ancora molto per riuscire a sfruttare la macchina per il suo potenziale». 

In Sardegna andiamo per fare il meglio che possiamo. Sappiamo di avere la possibilità di fare molto bene, ma non ho la pressione per la vittoria a tutti i costi. Questo magari è un valore aggiunto, che ci aiuterà

Sì, concentrato sul San Marino, ma forse ancora di più sul prossimo impegno, il Mondiale WRC2 in Sardegna. È così?

«Sì, siamo concentrati anche sul Sardegna Mondiale. Però, devo dire che affrontiamo questa gara così importante anche con una certa leggerezza. Come si può dire? Non la stiamo prendendo sotto gamba, tutt’altro, solo che non abbiamo nessun “obbligo” di vincere, così come avevo all’Adriatico. In Sardegna andiamo per fare il meglio che possiamo. Sappiamo di avere la possibilità di fare molto bene, ma non ho la pressione per la vittoria a tutti i costi. Questo magari è un valore aggiunto, che ci aiuterà».

La tua ultima apparizione al Mondiale data di una decina di anni. Sei emozionato?

«La mia ultima apparizione Mondiale, che poi è stata anche la prima, risale esattamente al RAC 2005, che, guarda caso, dovrebbe essere anche l’ultima apparizione Mondiale di Guido. E quindi sì, sono emozionato, lo ammetto senza alcuna difficoltà. Mi piace molto e ne sono entusiasta, e il bello è che non è solo la mia prova di Mondiale, lo è allo stesso modo per tutta la Squadra che vivrà il Sardegna in prima persona. È una bella vetrina, ma ognuno vuole dimostrare il suo valore. Io come Pilota, Guido come Navigatore, mio fratello come Team Manager, i meccanici come… Meccanici. Ognuno ha quella spinta a voler dimostrare quanto vale!».

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