Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
La Formula 1 si prepara a tornare in pista per il quinto appuntamento stagionale. Ad accogliere il Circus sarà il magico palcoscenico del tracciato intitolato a Gilles Villeneuve, che sorge sull’isola di Notre-Dame, sede del Gran Premio del Canada 2026. Si prospetta un weekend ricco di notizie e incontri, perché presto il paddock potrebbe trovarsi dinanzi a un’assoluta novità; una sfida che verrebbe però gestita e portata avanti da un volto noto che ha scritto la storia di questo sport, oltre che, ovviamente, della Red Bull.
Parliamo, infatti, di Christian Horner, tornato ufficialmente sul mercato. Dopo il licenziamento a sorpresa dello scorso luglio, arrivato dopo vent'anni a capo della squadra di Milton Keynes, il manager inglese è pronto a fare il suo ritorno trionfale. “Uno come lui non può vedere la Formula 1 dal divano per così tanto tempo”, aveva dichiarato in un recente incontro con la stampa – tra cui noi di Automoto.it – Zak Brown. Il CEO della McLaren non vede l’ora di tornare a sfidare lo storico rivale, assente dal paddock da quasi un anno e che ora, al termine del periodo di gardening, può finalmente stringere nuovi accordi. Il sogno di Horner, ricalcando da vicino quanto fatto dalla sua nemesi Toto Wolff, è guidare un team di Formula 1 di cui possiede anche le quote. Motivo per cui, con il 24% di Alpine detenuto da Otro Capital, attualmente in vendita, ha messo nel mirino un ruolo nel board.
La società finanziaria, infatti, già lo scorso ottobre ha confermato – anche tramite le parole di Flavio Briatore – di voler cedere le proprie quote azionarie nella scuderia francese al miglior offerente. Christian Horner, tuttavia, non è l’unico a puntare a quel 24%, visto che anche Mercedes sembra intenzionata ad acquistarlo. Si preannuncia dunque una complessa partita di scacchi per questa fetta del team di Enstone, che presto potrebbe peraltro accogliere come main sponsor Gucci, dato l’imminente addio di BWT. Ma se il piano di Horner di rientrare nel paddock dalla porta principale di Alpine non dovesse andare in porto, un piano B è già pronto e batte bandiera cinese. BYD vuole infatti entrare a far parte della Formula 1, e a rendere realtà questo progetto potrebbe essere proprio l'ex team principal della Red Bull.
Specializzata in veicoli elettrici e ibridi, la casa automobilistica cinese manifesta da tempo l'interesse per un possibile ingresso nella massima serie automobilistica. Le trattative potrebbero essere iniziate concretamente già la scorsa settimana nel sud della Francia. Christian Horner, infatti, è stato ospite della Formula E in occasione dell’E-Prix di Monaco e, successivamente, si è recato a un evento organizzato da BYD durante il Festival di Cannes. In questo scenario, secondo quanto riportato dai colleghi di The Race, Horner e Stella Li, vicepresidente esecutivo del marchio, avrebbero avuto una lunga conversazione.
Al centro dell’incontro, una possibile collaborazione per portare la casa cinese in Formula 1 analizzando una potenziale partnership. Da un lato, l’immensa esperienza di un manager che ha eretto dal nulla la Red Bull oltre vent'anni fa, portandola a vincere titoli mondiali piloti e costruttori, oltre ad aver avviato il progetto Powertrains con Ford; dall’altro, i fondi pressoché illimitati di BYD, desiderosa di entrare nella più grande vetrina commerciale dell’automotive globale. Il Circus, d'altronde, è il laboratorio a cielo aperto per eccellenza nel quale sviluppare tecnologie innovative da traslare poi dalla pista al prodotto di serie. Con la spinta verso l’elettrificazione del nuovo regolamento tecnico, l'ingresso di un marchio come BYD si sposerebbe perfettamente con la nuova filosofia della F1.
Il tempismo di questo incontro è singolare: Horner è tornato ufficialmente libero sul mercato da pochissimo, avendo terminato il periodo di gardening iniziato lo scorso luglio ed estinguendo la clausola di non concorrenza concordata nell'ambito del suo accordo di buonuscita con la Red Bull. Dal canto suo, BYD ha avuto un colloquio con Stefano Domenicali, CEO della F1, durante il Gran Premio della Cina disputato lo scorso marzo. In quell'occasione, pare che Stella Li abbia ricevuto ottimi feedback su un potenziale sbarco del marchio nel paddock. Avere un abile manager come Horner – che non agirebbe solo da team principal ma anche da azionista – a muovere i fili e a gestire i fondi da investire, rappresenta la ricetta perfetta per portare a termine questo piano. Horner avrebbe così a disposizione un foglio bianco da cui partire per disegnare il team perfetto. Entrando in Alpine, invece, dovrebbe fare i conti prima di tutto con la presenza di Flavio Briatore e degli altri azionisti di maggioranza: un progetto già strutturato e con scarsissimi margini di manovra, esattamente tutto ciò che Horner vuole evitare per il suo ritorno in grande stile.
Resta, però, uno scoglio importantissimo. L’attuale Patto della Concordia, recentemente rinnovato fino al 2031, non rende agevole l'ingresso di un dodicesimo team. Già per l'approvazione di Cadillac si è assistito a un vero e proprio braccio di ferro, poiché per le squadre esistenti accogliere una nuova realtà significa dividere ulteriormente gli introiti del Founders Plan, ricevendo meno rispetto al passato. Di conseguenza, difficilmente una start-up composta da BYD e Horner riuscirebbe a convincere la FOM a riaprire le procedure d’ingresso come scuderia inedita. L’alternativa più concreta resterebbe quella di acquistare al 100% un team già esistente, replicando l'operazione compiuta da Audi con Sauber.
Non rimane che attendere la prossima mossa di Horner, ma l’arrivo di un costruttore cinese in griglia sarebbe senz'altro ben accetto da Mohammed Ben Sulayem, il quale potrebbe sostenere qualsiasi iniziativa necessaria per aprire le porte del paddock a un colosso come BYD. “Se ci fosse un produttore cinese interessato, parlo a nome della FOM, accetterebbe, perché si tratta di garantire la sostenibilità dell’attività. Se ci fosse una squadra proveniente dalla Cina e la FOM l’approvasse – e sono sicuro al 100% che lo farebbe – non si guadagnerebbe di più con la sua partecipazione? Credo di sì”, aveva infatti dichiarato lo scorso anno il Presidente della FIA.