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Il paddock della Formula 1, in questa alba del 2026, si presenta come un laboratorio a cielo aperto. Il nuovo regolamento tecnico, spinto verso interpretazioni estreme, ha imposto ai piloti una profonda mutazione dello stile di guida. Liam Lawson, alfiere della Racing Bulls, ha descritto in una riflessione ai media selezionati — tra cui noi di Automoto.it — cosa significhi, oggi, domare una monoposto figlia di questa nuova era tecnologica.
Il passaggio non è stato indolore e le parole del neozelandese lo confermano senza troppi giri di parole: "Questi nuovi regolamenti hanno cambiato parecchio il comportamento delle auto. È stato un inizio di stagione molto difficile, o meglio, un inizio molto diverso. Le vetture sono differenti in tutto. So che se ne è parlato molto, ed è qualcosa che stiamo ancora cercando di comprendere appieno”. La sfida non è solo tecnica, ma mentale. Adattarsi a una vettura che non risponde più ai canoni classici della prestazione pura richiede un "reset" che ha messo in crisi anche i veterani. Lawson ha osservato con pragmatismo che la difficoltà è democratica: "Penso sia solo una di quelle cose... Ovviamente per tutti è lo stesso, stiamo lavorando con lo stesso materiale cercando di estrarre tutto da queste auto. La cosa principale è non fissarsi troppo sul fatto che ci piaccia o meno: siamo sulla stessa barca e finora stiamo facendo un buon lavoro nel trovare la performance".
Eppure, dietro questa accettazione, emerge la consapevolezza di un limite ancora lontano: "Abbiamo molte novità eccitanti in arrivo che non vediamo l'ora di provare per migliorare la situazione. È un inizio d'anno interessante, con molto da imparare. Si vedono piloti esperti commettere errori perché queste auto sono così diverse e stiamo ancora cercando il nostro equilibrio".
Il punto di rottura emerge quando il discorso cade sulla direzione intrapresa dalla FIA in questo mese di pausa forzata, dovuto alla cancellazione dei round in Bahrain e Arabia Saudita. Sebbene lo sviluppo sia un processo a lungo termine, Lawson mette al primo posto la salvaguardia dei piloti: "Onestamente, non lo so davvero. Alla fine ci saranno sempre cose che vorremo dall'auto e piloti che si lamenteranno di ogni dettaglio; questo non cambierà mai. Ma sul lato regolamentare, credo che la priorità attuale sia la sicurezza, specialmente dopo quanto visto in Giappone. È qualcosa che vogliamo assolutamente evitare in futuro”. Il riferimento è all’incidente che ha coinvolto Oliver Bearman, evidenziando il pericoloso differenziale di velocità rispetto a Franco Colapinto, impegnato nel recupero di energia.
“La performance evolverà sempre all'inizio di un ciclo tecnico. C'è stato uno sviluppo enorme nei cinque anni dei precedenti regolamenti, quindi sono sicuro che anche queste auto diventeranno più veloci e piacevoli da guidare”, ha proseguito il neozelandese. Ma è in qualifica che la frustrazione emerge con prepotenza. Il paradosso di dover rallentare per andare più veloci è il grande deficit di questo 2026. Lawson ha spiegato come il limite non sia più dettato dal coraggio o dal carico aerodinamico, ma dall’indicatore di carica elettrica: "Spero davvero che troveremo una soluzione. Al momento, specialmente nel giro secco, cerchiamo di mettere la macchina al limite ma sembra che non siamo in grado di farlo pienamente. Questo è il nostro primo focus, anche se la sicurezza viene prima di tutto".
Il nodo cruciale è filosofico: cosa rende una Formula 1 tale? Per Lawson, la risposta risiede nel concetto di "flat out”: "L'attrattiva tornerà. Le F1 devono essere veloci, ma noi vogliamo andare più forte che mai. Il fascino nasce quando finisci un giro e dici: 'Ok, è stato un gran giro, ho dato tutto quello che c'era sul tavolo'. Se dobbiamo gestire l'energia anche in qualifica e guidare in modo diverso per ottenere il tempo, l'attrattiva svanisce. È difficile non sentirsi frustrati e non renderlo chiaro. Guardando gli onboard, nessuno è ignaro del modo in cui stiamo guidando; si vede chiaramente".
Entrando nel dettaglio tecnico, Liam ha descritto una danza complicatissima sui pedali: "La grande differenza quest'anno è l'equilibrio tra la performance pura che estrai nelle curve e quanta batteria stai consumando. È la sfida principale per noi piloti: spesso finisci per essere più veloce in curva, ma più lento sul tempo totale del giro perché hai esaurito l'energia elettrica troppo presto. Trovare quel punto di equilibrio è difficilissimo". Paradossalmente, la Racing Bulls sembra soffrire meno dei rivali grazie alla Power Unit Red Bull-Ford: "Sulla nostra auto il tema è meno critico rispetto ad altri. I top team faticano di più perché hanno più deportanza e velocità, ma man mano che cresciamo lo avvertiamo anche noi; io l'ho notato molto in Giappone. Tuttavia, il nostro punto di forza è chiaro: la Power Unit è stata solidissima. Per essere un motore al debutto, nessuno si aspettava un livello simile".
Nonostante le critiche, Lawson guarda al futuro con ottimismo: "Il margine di crescita è enorme. Vedrete upgrade pesanti durante l'anno, differenze molto più marcate rispetto al passato quando trovavamo solo pochi centesimi di secondo. Inseguiremo il ritmo con forza, lavorando in pista e al simulatore. Finora l'affidabilità è stata ottima e siamo stati bravi a estrarre tutto dal pacchetto, forse anche più del dovuto. Il bilancio, per ora, resta positivo”.