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Alla vigilia del Gran Premio d’Azerbaigian, lungo l’insidioso e affascinante tracciato cittadino di Baku, Oliver Bearman ha tracciato un bilancio a tutto tondo del momento che sta vivendo con il team, spaziando dai temi di stretta attualità tecnica fino alle novità sul format dei weekend di gara.
Tra i punti caldi emersi nel paddock c'è il dibattito sull'estensione del format Sprint nel calendario e sulla sua possibile applicazione in tracciati storici e complessi come Monte Carlo. Un'ipotesi che non spaventa affatto il giovane talento britannico: “Personalmente sono un grande fan delle gare Sprint: sono dinamiche, stuzzicanti e ti catapultano subito nella mischia riducendo il tempo di preparazione. Penso che questo format possa funzionare bene anche a Monaco: anziché avere un'ulteriore sessione di prove libere, si entra subito nel vivo dell'azione”.
Nessun timore neanche sul fronte della sicurezza, nonostante i minimi margini d'errore concessi tra i guardrail del Principato: “Per i piloti sarà sicuramente impegnativo girare con meno prove su un tracciato del genere, ma dal punto di vista della sicurezza non ho alcuna preoccupazione. Conosciamo quasi tutti benissimo Monaco: sta alla responsabilità di ciascuno di noi gestire la vettura, valutare i propri limiti e costruire il ritmo passo dopo passo”.
Passando alle sfide del weekend azero, Bearman ha analizzato nel dettaglio le peculiarità di una pista da sempre ricca di colpi di scena, caratterizzata dal contrasto tra l'infinito rettilineo da oltre 300 km/h e le sezioni estremamente guidate del centro storico. “Su questo circuito la velocità di punta è fondamentale, quindi avere un livello d'incidenza aerodinamica contenuto aiuta parecchio. Essendo però una pista che predilige le basse velocità, la trazione diventa un fattore critico: serve un'ottima spinta in uscita dalle curve lente per scaricare tutta la potenza sui rettilinei. Anche le staccate sono estremamente impegnative, con un paio di frenate davvero severe”.
Un tracciato frammentato, che richiede grande sensibilità al volante e capacità di mettere insieme i tre settori in qualifica: “È un giro lungo e tecnico. La parte centrale è particolarmente insidiosa, con la sezione stretta e guidata che si restringe intorno al castello. Tuttavia, anche nel primo settore, dove si concentrano le staccate più forti, si può guadagnare o perdere parecchio tempo. Per quanto riguarda il rilascio di energia dell'MGU-K a fine rettifilo, non c'è nulla di strano: è esattamente ciò che proviamo in tracciati come Monza o Spa. A questo punto della stagione ci siamo abituati e sappiamo cosa aspettarci”.
Baku rappresenta anche una tappa chiave per lo sviluppo della monoposto, con l'introduzione di un importante pacchetto di aggiornamenti pianificato da tempo dalla squadra: “Ci aspettiamo che questi upgrade ci diano un margine di prestazione in più, ma l'obiettivo riguarda anche la correlazione dei dati con la fabbrica e l'affinamento dei nostri strumenti di simulazione per il futuro. L'introduzione di questi aggiornamenti era ampiamente pianificata secondo la nostra tabella di marcia: sviluppare, deliberare, produrre e gestire la logistica richiede un processo lungo e complesso. Quanto margine ci daranno in più? Lo scopriremo solo quando inizieremo a spingere in pista”.
Punto fisso nella testa del pilota rimane poi il prosieguo della tournée extra-europea, con una postilla sul tracciato cittadino di Singapore: “È una pista storica, tra i primi layout cittadini della F1 moderna, ma onestamente non rientra tra i miei tracciati preferiti. Ha delle caratteristiche peculiari, come le curve lunghe in appoggio e gli apici ritardati. Ovviamente darò il massimo per ottenere il miglior risultato possibile per la squadra, ma come layout non è tra i più entusiasmanti da guidare”.