"Accade solo in F1 che per andare veloce devi andare piano, altrove non esiste una cosa così!": Alonso spiazza il paddock a Baku e risponde a Ben Sulayem sul suo futuro

'Accade solo in F1 che per andare veloce devi andare piano, altrove non esiste una cosa così!': Alonso spiazza il paddock a Baku e risponde a Ben Sulayem sul suo futuro
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Alla vigilia del GP d'Azerbaijan, Fernando Alonso analizza i paradossi delle attuali monoposto, risponde alle parole di Ben Sulayem ed esprime la sua frustrazione per un regolamento che costringe a uno stile di guida controintuitivo
23 settembre 2026

La Formula 1 approda tra i muri angusti e gli infiniti allunghi di Baku per il Gran Premio d'Azerbaijan, ma nel paddock a tenere banco non sono soltanto le insidie del tracciato cittadino, bensì il futuro e le riflessioni di Fernando Alonso. Il due volte campione del mondo, alla vigilia del weekend azero, ha fatto il punto sulle indiscrezioni sorte dopo gli interventi del Presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, e sulla complessa direzione tecnica intrapresa dalla massima categoria.

Foto copertina: ANSA

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Negli scorsi giorni, proprio a Madrid, Ben Sulayem aveva rilasciato dichiarazioni pesanti verso il destino dell'asturiano, sottolineando come la Federazione intendesse fare il possibile per garantire che un campione del suo calibro non si ritrovi costretto ad abbandonare il Circus a causa della mancanza di competitività. Una posizione a cui il Chief Trackside Officer dell'Aston Martin, Mike Krack, ha preferito gettare acqua sul fuoco, ricordando come la squadra si fidi dell'impianto regolamentare e che la priorità di Fernando rimanga il piacere di guida e la passione per le corse.

Sollecitato sulle parole del Presidente della FIA e sulle differenze tra le ambizioni agonistiche di Honda e Aston Martin da una parte e il suo personale gradimento delle monoposto dall'altra, Alonso ha fatto chiarezza senza mezzi termini: "Non c'è nulla di nuovo da parte mia, è stata così tutta la stagione. Sono cresciuto in uno sport diverso in generale e corro ancora in molte categorie differenti, dal kart al rally. A giugno ho guidato la Valkyrie a Puebla, a settembre le vecchie Formula 1 a Barcellona. Sono molto attivo tra una gara e l'altra e, in ogni singola vettura che guido, per me è naturale andare veloce: freni più tardi, vai sul gas prima, ti prendi più rischi e impari nel processo. Impari ogni giro perché conosci meglio la macchina e i limiti. È puro istinto di guida".

Un istinto che, secondo il pilota di Oviedo, la F1 attuale rischia di soffocare: "Con i regolamenti attuali non funziona così. Devi pensare molto prima di guidare, perché tutto è programmato e impostato dai regolamenti, dall'ingegneria e dalle simulazioni. Quindi è molto meno divertente guidare questa vettura. Questo era il mio commento dall'Australia e lo è ancora oggi. Siamo meno competitivi del resto della griglia, sì, ma non credo che questo sia il punto critico per prendere una decisione sul mio futuro".

Il nodo centrale risiede proprio nell'impostazione concettuale della guida, lontana da quello che gli accreditati delle formule minori sono abituati a vivere: "Tutti noi veniamo da formule propedeutiche — dal karting alla Formula 3, fino alla Formula 2 — in cui guidi seguendo l'istinto per andare veloce, attaccando le curve e prendendoti dei rischi. Poi arrivi in Formula 1 e devi azzerare un po' quello che hai imparato negli ultimi 20 anni di carriera per guidare con un metodo diverso. Ma questo accade solo in Formula 1: non esiste un'altra categoria nel motorsport in cui devi guidare piano per andare veloce".

Alonso ha poi analizzato il rendimento altalenante di questo campionato, salvando solo alcune tappe e bocciando senza appello circuiti iconici penalizzati dalle dinamiche delle attuali monoposto: "Ci sono state gare buone e gare brutte quest'anno. Abbiamo disputato buone gare a Monaco e Budapest, forse Austria, e poi gare decisamente brutte. Abbiamo avuto Silverstone, un circuito incredibile che non è più divertente. Abbiamo avuto Spa, dove è stato quasi imbarazzante passare all'Eau Rouge, e Suzuka con la 130R. Ci sono stati circuiti letteralmente rovinati quest'anno. Credo che dai dati raccolti ci sia ancora margine per imparare e avere uno sport migliore il prossimo anno. Queste erano le mie considerazioni a Madrid, in Australia, a Barcellona e in ogni singola gara. È un dialogo costante che ho con Stefano Domenicali, Mohammed Ben Sulayem e i team in generale".

Alla domanda su quali modifiche concrete introdurrebbe per migliorare la qualità delle corse senza dover attendere la rivoluzione del 2030 per eliminare la componente elettrica pesante, l'asturiano ha avanzato una proposta chiara: "Per me la soluzione sarebbe ridurre la potenza di picco della batteria per distribuirla su periodi più lunghi, così da avere un incremento costante della velocità lungo tutto il rettilineo. Ora abbiamo un'accelerazione fortissima che poi crolla, e ci si ritrova ad attaccare la curva in modo strano perché si fa lift and coast per gli ultimi 200 metri. Se avessi meno potenza per più tempo, la traccia della velocità sembrerebbe quella di un'auto da corsa: arrivi alla staccata alla tua massima velocità, non a metà rettilineo. Forse è un'idea, ma non ho tutte le informazioni e dobbiamo fidarci della gestione dello sport".

Nonostante le critiche all'impostazione tecnica delle vetture, l'entusiasmo per il motorsport e la dedizione all'Aston Martin rimangono intatti: "Resterò nell'ambiente. Continuerò a correre, che sia in Formula 1 o in altre categorie non lo so ancora. E finché sarò in Formula 1, sarò con questo team, al volante o meno, perché amo questo sport. La Formula 1 è la mia vita, il motorsport è la mia vita e lo sarà sempre".

Alonso ha voluto anche spezzare una lancia a favore dell'impianto spettacolare imbastito dalla disciplina, tracciando una distinzione netta tra lo show per i tifosi e le sensazioni da dentro l'abitacolo: "In generale concordo sul fatto che lo sport sia in una posizione fantastica. La Formula 1 sta crescendo molto, arrivano nuovi tifosi e le gare a volte sono divertenti da guardare. Gli eventi sono fantastici: guardo al GP di Miami ed è incredibile, ci porto sempre la mia famiglia e mi piacerebbe andarci da spettatore VIP. Dal lato del cockpit, però, specialmente se conosci una Formula 1 diversa, c'è un po' di frustrazione che cerchiamo di comunicare. Magari io e Max siamo più diretti e chiari nei commenti, mentre altri piloti preferiscono stare in silenzio, ma credo che tutti proviamo le stesse cose".

Infine, la testa torna sul weekend di Baku, dove la lunghissima retta da 2 chilometri rischia di evidenziare ulteriori insidie di sicurezza nei giri di lancio e di rientro in qualifica: "Sarà un weekend difficile per noi. Sarà complicato segnare punti ed entrare in Q1, ma non possiamo controllare ciò che è fuori dalla nostra portata. Dobbiamo fare il nostro lavoro e seguire un programma intenso nelle libere: ci sono molte cose da testare per Baku, per i prossimi appuntamenti e in ottica prossimo anno. La sfida principale sarà gestire le differenze di velocità nei giri di preparazione: sul rettilineo ci saranno vetture che procedono a 200 km/h per caricare la batteria e altre che arrivano da dietro a 350 km/h. Sarà fondamentale parlarne nel drivers' briefing per individuare i punti giusti in cui spostarsi e garantire la massima sicurezza".

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