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“Ho sempre fatto fatica a credere di poter vincere una gara in F1, finché non l’ho vinta. E ho fatto fatica a credere di avere ciò che serve per vincere un Mondiale, finché non l’ho vinto”. Alla vigilia del weekend a Baku, Lando Norris si presenta nel paddock con la disarmante trasparenza di sempre, ma con la consapevolezza nuova di chi non deve più dimostrare nulla a se stesso. L'iride conquistato lo scorso anno gli ha tolto dalle spalle un peso invisibile, regalando alla McLaren un pilota ancora più lucido e centrato: “Non so se sia una questione di pressione o semplicemente il fatto che riesco a mettermi meno in discussione. Ora ho quella certezza interiore e quella fiducia che avrei voluto avere prima, ma non sono fatto così. Non è una questione di pressione: è maturità, è capacità”.
Tra i temi caldi del weekend ci sono le recenti decisioni sui regolamenti, sui tagli alla durata delle gare per la gestione dell'energia e sulla gestione delle batterie, argomenti su cui il pilota britannico non fa sconti. La priorità, secondo Lando, deve rimanere la guida pura: “Ridurre le gare non serve per spingere di più, ma per evitare di doversi preoccupare costantemente della batteria come quest'anno, che è ciò che noi piloti desideriamo. È un buon compromesso per rendere il nostro sport migliore, per far sì che si basi più sulla guida vera piuttosto che su chi gestisce meglio l'energia. La F1 non è questo: deve mostrare quali piloti riescono a estrarre il massimo dalla vettura. È un sacrificio a breve termine, credo che tra qualche anno tutti i costruttori saranno d'accordo nel riavere più carburante, serbatoi più grandi e tornare alle gare di sempre”.
Anche sul piano politico e del suo peso nel paddock dopo la vittoria iridata, Norris mantiene i piedi per terra, ribadendo la sua lealtà verso chi guarda le corse e chi le vive nell'abitacolo: “La GPDA rappresenta tutti i piloti, ma è chiaro che ora forse la mia voce viene ascoltata di più. È qualcosa che ti guadagni con il rispetto di un Mondiale vinto, ed è bello. Tuttavia, il mio contributo non è mai di parte: non parlo per me stesso, ma sono sbilanciato a favore dei piloti e dei tifosi, più che delle regole commerciali”.
Non mancano le battute sui calendari e sui cambi di tracciato, come la decisione di far correre la Sprint a Monaco o l'imminente ritorno in Malesia, tra nostalgia dei tempi al simulatore e qualche perplessità tecnica: “Onestamente non spetta a me decidere dove si corre, è inutile sprecare tempo a pensarci. Però ci sono posti migliori dove gareggiare, tracciati dove si può effettivamente sorpassare. Per la Malesia sono entusiasta: la guardavo da piccolo e ricordo quando facevo il lavoro al simulatore per Fernando e Stoffel, entrando in fabbrica a mezzanotte per girare fino alle sette del mattino. L'unica cosa, peccato, è l'energia: nelle due curve ad alta velocità dove dovresti volare finisci la batteria, e questo toglie un po' di carattere a una pista incredibile”.
Infine, lo sguardo di Lando si allarga oltre il Circus, forte del recente test effettuato sull’Hypercar della McLaren per la stagione WEC 2027, un'esperienza d'altri tempi che lo ha affascinato ma che non ne scalfisce le priorità: “Non avevo grandi aspettative, volevo solo divertirmi. Ma il livello di dettaglio è pazzesco: sotto certi aspetti c'è molta più libertà d'azione e di regolazione elettronica sulla Hypercar rispetto a una F1 moderna, dove siamo molto più limitati. Assomiglia un po' alla F1 'old school'. È una vettura pesante, con meno carico, ma resta veloce ed emozionante. Il mio futuro? Salire su altre auto per imparare stili diversi e capire cosa puoi portare indietro per guidare meglio qui. Tutto quello che faccio serve a farmi essere più concentrato sul mio vero lavoro, che è e sarà sempre la Formula 1. Non sacrificherò mai nulla della F1 per altro”.