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L’anno in panchina per Sergio Perez è ufficialmente finito. Dopo il licenziamento con effetto immediato al termine della stagione 2024 da parte della Red Bull, il messicano non ha mai mollato la spugna, in attesa di una chiamata dalla Formula 1. E così è stato: Cadillac — undicesimo team della griglia — ha deciso di puntare sulla sua esperienza per il debutto nella categoria. Per Perez, questa è la seconda possibilità concessagli per non perdere definitivamente un sedile. La sua carriera, però, avrebbe potuto avere un’altra piega se Toto Wolff non avesse scelto Lewis Hamilton per la Mercedes.
Foto copertina: ANSA
Sergio Perez vanta una delle carriere più lunghe nella Formula 1 odierna, ma non tutto è sempre filato liscio. Al termine della stagione 2020, infatti, stava per rimanere senza un posto per l’anno successivo. La vittoria a sorpresa a Sakhir, a bordo della Racing Point, ha rivoluzionato il suo percorso, convincendo Red Bull e Christian Horner a dargli una possibilità al posto dell’uscente Alexander Albon. Quel periodo è durato fino al 2024, quando, complici le difficoltà nel condividere il box con Max Verstappen — perno intorno a cui ruota tutta la galassia di Milton Keynes — il suo contratto, rinnovato solo pochi mesi prima, è stato interrotto.
Così il messicano si è trovato senza un posto per il 2025, ma non senza speranze per il futuro, e questo gli ha aperto una grande chance con Cadillac. Una vera e propria opportunità della sua carriera sarebbe potuta arrivare già nel 2013, quando le trattative per approdare in Mercedes non si concretizzarono. All’epoca, il numero #11 era vicinissimo alla firma dopo le prime due stagioni in Formula 1 con la Sauber, dove era salito sul podio per ben tre volte, prima di passare in McLaren. A Woking Perez arrivò in sostituzione dell’uscente Lewis Hamilton, ma lo stesso Checo era a un passo da Brackley.
“È stato tutto molto veloce”, ha raccontato Perez al podcast Cracks. “Ero il pilota più ricercato della griglia: di solito sono i giovani a trovarsi in questa posizione, e quando ottengono risultati rapidamente, tutte le squadre li vogliono perché non sanno cosa possono raggiungere. Avevo tre diverse opzioni da tre grandi team: una era ovviamente la Ferrari, perché sono arrivato in F1 grazie alla loro accademia, e la cosa logica era seguire quella strada, ma la Ferrari non poteva offrirmi un posto fino al 2014. Ero già disperato, giovane, lo volevo già: era il team migliore per iniziare a lottare per i campionati, ed ero disperato”.
Disperazione dovuta all’aver quasi perso un treno che passa una sola volta nella carriera. “All’improvviso si è presentata l’occasione: non l’avrei mai immaginato. Ho sempre pensato che ci fossero due squadre per cui non avrei mai guidato: la McLaren e la Red Bull, perché hanno sempre i loro piloti formati nelle rispettive accademie. Poi è arrivata la McLaren. Erano nervosi perché Hamilton stava per andarsene, e se Hamilton non fosse passato alla Mercedes, avrei avuto l’opzione Mercedes. Così la McLaren è arrivata molto convinta e mi ha offerto un contratto, e io l’ho accettato”.
Dunque, a distanza di tredici anni, il messicano ha rivelato che se non fosse stato per il passaggio di Hamilton dalla McLaren alla Mercedes, Toto Wolff avrebbe scelto lui, che sarebbe così finito a bordo della monoposto che ha dominato l’era turboibrida di Formula 1.