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L’Europa intera brucia nella morsa di un’ondata di caldo, e Spielberg non fa eccezione. Al Red Bull Ring, dove questo fine settimana andrà in scena il Gran Premio d’Austria 2026 di Formula 1, sono previsti picchi fino a 33 gradi. Sarà un fine settimana cocente, e la calura può avere delle conseguenze significative sulle monoposto, specialmente se si tiene conto di un fattore peculiare della pista austriaca. Il Red Bull Ring, infatti, sorge circa a 700 metri sul livello del mare. Non si toccano le vette di Città del Messico, ma anche in questo caso la rarefazione dell’aria è un tema.
Questo comporta una serie di conseguenze per le vetture di Formula 1. La prima è che il turbo della power unit è costretto a un superlavoro per compensare la minor densità dell’aria, con il rischio di un turbo lag maggiore e di un surriscaldamento che verrà esacerbato dal caldo infernale previsto in Stiria e dall'assenza della MGU-H. Chi è dotato di un turbo di dimensioni più piccole – come la Ferrari – dovrebbe godere del vantaggio di poter raggiungere il regime di rotazione corretto prima. Ma c’è il rischio che al motore arrivi dell’aria troppo calda.
La prova del nove di quale sia la soluzione più efficace la vedremo soprattutto nella velocità in uscita di curva. Si potrebbe anche compensare un eventuale deficit del turbo con la batteria, ma la natura del Red Bull Ring ne fa uno dei circuiti più complessi del calendario per la gestione dell’energia. E a proposito di batterie, il caldo potrebbe essere particolarmente deleterio per gli accumulatori di casa Mercedes, già soggetti a gravi problemi di affidabilità, l’ultimo dei quali ha causato il ritiro di Andrea Kimi Antonelli a Barcellona.
Il direttore tecnico della Mercedes, James Allison, ha spiegato che l’origine dei problemi è stata individuata, ma che potranno essere debellati solo con l’introduzione delle nuove batterie nel corso della stagione. Tocca quindi stringere i denti, per il momento. E non sarà semplice farlo in Austria per la concatenazione di due fattori. Un’altra delle conseguenze della rarefazione dell’aria è il potenziale surriscaldamento delle componenti vitali della monoposto. Se a questo si aggiunge il caldo previsto nel weekend in Stiria si capisce come il rischio di ritiri sia non trascurabile.
Tremano in particolare i team clienti di casa Mercedes, visto che scontano il prezzo di un’integrazione con il telaio giocoforza meno puntuale rispetto al team ufficiale, che ha potuto lavorare parallelamente a motore e monoposto. È vero in particolare per la McLaren, che a Monaco e a Barcellona ha rotto il coprifuoco per investigare i problemi alla power unit e irrobustirne l’integrazione. Ma sono soluzioni tampone, come ammesso dallo stesso team principal Andrea Stella.
Ma il caldo potrebbe anche andare a influire sulla gestione delle gomme. Il Red Bull Ring non è una pista ad alto rischio degrado, come testimonia la scelta da parte di Pirelli di portare le tre mescole più morbide della gamma. Ma il degrado termico – già favorito dalla rugosità dell’asfalto – rischia di aumentare con temperature dell’asfalto che potrebbero toccare i 50 gradi. Oltretutto, la rarefazione dell’aria implica anche il fatto che a parità di carico venga generata meno deportanza. Le monoposto, quindi, tenderanno a scivolare di più, con un potenziale circolo vizioso che aumenta il surriscaldamento e riduce il grip adesivo dello pneumatico. Sono tante le variabili accese dalla canicola. Quale farà la differenza davvero lo scopriremo in Stiria.