Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Il sapore della vittoria è ancora fresco sul palato di George Russell, ma l'aria di casa di Silverstone ha il potere di azzerare tutto. Reduce dal trionfo in Austria, l'inglese si presenta davanti ai media con la maturità di chi sta vivendo il momento più alto della propria stagione, ma con i piedi ben piantati a terra. Questa per lui è l'occasione della vita davanti al proprio pubblico: "Per loro è sicuramente la mia migliore occasione. Ma non è una cosa a cui penso davvero perché mi concentro solo sui miei processi, sul lavorare sodo con la mia squadra, perché so che è questo che si traduce in vittoria. Non si tratta di sognarla, ma di lavorare per ottenerla".
Tra i temi caldi del weekend c'è la gestione delle qualifiche e le proposte sollevate da Carlos Sainz sulle bandiere gialle dopo i fatti del Red Bull Ring che hanno visto proprio il britannico protagonista. Russell, con la consueta lucidità e il ruolo da uomo chiave dell'associazione piloti, ha analizzato la questione bilanciando sicurezza e spettacolo: "Se qualcuno causa una bandiera gialla o rossa, in un certo senso non dovrebbe essere punito perché ha un effetto sugli altri piloti, o vedremo se in un'altra serie il tuo giro più veloce verrà cancellato. Ma d'altro canto, la gente direbbe anche che i piloti non corrono così tanti rischi arrivati in Q3, e tu vuoi vedere i piloti spingere al limite. Non vuoi vedere nessuno farsi male, ma vuoi vedere i piloti andare oltre i limiti. Quindi ci sono pro e contro in entrambi i casi".
L'inglese difende anche l'operato dei commissari di gara, spesso messi sotto accusa per la tempistica delle segnalazioni: "Dobbiamo anche ricordare che la persona che espone la singola bandiera gialla è un volontario. Onestamente, io ne sto parlando adesso da 30 secondi, e loro devono reagire nello spazio di cinque, sei, dieci secondi. A volte non è semplicemente possibile".
C'è poi la sfida tecnica di una Silverstone legata alla gestione dell'energia e alle criticità delle monoposto attuali. Russell ha affrontato le preoccupazioni sul comportamento delle vetture in un circuito così rapido, ricordando come la percezione della velocità sia cambiata: "Penso che 'orribile' sia una parola forte. Dipende da cosa cerchi, a essere onesti. Io, ovviamente, traggo piacere dal guidare le auto più veloci e i motori più veloci del mondo, ma nel corso della mia carriera in F1, l'auto da corsa più veloce che ho guidato nell'arco della stagione è stata probabilmente la Williams del 2020. Non abbiamo segnato un singolo punto in tutta la stagione. Mi è piaciuto? Per niente. Il tempo sul giro che ho ottenuto in qualifica nel 2020 a Silverstone sarà probabilmente molto più veloce di quello che otterrò questo sabato. Ma spero che questo sabato mi divertirò di più perché siamo tutti animali da competizione. Vogliamo tutti correre".
A rassicurarlo è la costanza di una W17 che sembra aver trovato la retta via, nonostante le sorprese arrivate dai rivali sul fronte degli sviluppi: "La macchina è stata estremamente costante in ogni singola gara finora. Siamo rimasti sorpresi da quanti aggiornamenti stiano portando alcune squadre, ma forse pagheranno il prezzo verso la fine della stagione. Sappiamo quando pianificare i nostri aggiornamenti, non è da questa parte della pausa estiva". La sfida è aperta, con Red Bull, McLaren e Ferrari racchiuse in un fazzoletto: "Penso che tre, quattro, cinque piloti siano tutti in lotta, settimana dopo settimana. Vediamo che c'è una bella lotta tra le nostre mani".
Un appuntamento che si preannuncia caldissimo anche per il meteo e le incognite sulle coperture da bagnato, mai provate prima dalla maggior parte della griglia: "Sicuramente il bagnato è qualcosa di cui parlano i piloti. E c'è stata solo una manciata di piloti che ha guidato e ha espresso preoccupazione per le gomme. Quindi dobbiamo continuare a migliorare". Una marea umana che George spera di canalizzare presto in una sua zona dedicata sulle tribune: "Sì, mi piacerebbe. È qualcosa di cui abbiamo parlato con la squadra in passato. Probabilmente è qualcosa su cui stiamo lavorando per il prossimo anno. Lando ha un ottimo posto all'esterno della Stowe, quindi cercherò di deviare da lì".
Ma è quando si parla della sua infanzia che emerge il lato più umano e genuino del pilota Mercedes. Alla domanda se avesse mai sognato un trionfo simile da bambino, davanti al pubblico di casa, Russell spiazza tutti con una confessione d'altri tempi: "Devo essere onesto, quando ero un ragazzino era... Immagino fosse così inverosimile. Non sono nemmeno sicuro che fosse un sogno, perché non era nemmeno possibile da comprendere. Ricordo che da bambino sognavo di avere un trattore Massey Ferguson. Perché era ciò che era ottenibile se avessi avuto successo. Era così fuori portata la F1 che non era nemmeno possibile sognare che potesse essere una realtà". Oggi che guida una delle Hypercar della stella e corre per vincere nel tempio della velocità britannico, quel trattore resta un obiettivo romantico: "Adesso ho una Project One. Ma un giorno avrò un trattore Massey Ferguson". Prima, però, c'è una corona di Silverstone da andare a prendere.