Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Stefano Domenicali, CEO della Formula 1, ha più volte rivendicato con fierezza la capacità di attirare costruttori mostrata negli ultimi anni dalla massima categoria del motorsport. E lo ha ribadito in collegamento da Londra in un talk organizzato da Audi sull’argomento della velocità a Milano. “L’ingresso di Audi – ha spiegato - ha un valore che va oltre lo sport. Quando un gruppo industriale del genere decide di entrare in F1 lo fa perché riconosce che nel nostro mondo si concentrano innovazione, tecnologie, sostenibilità e visione”.
“La F1 oggi sta vivendo una dimensione molto, molto positiva, proprio perché è un luogo credibile dove si può parlare di futuro, di sostenibilità, di mobilità e transizione energetica. Non solo con le squadre, ma anche con i nostri partner e fornitori. Avere un player come Audi alza l’asticella per tutti”, ha aggiunto Domenicali. Audi è stata protagonista di un debutto piuttosto convincente in F1, se si tiene in considerazione l’enormità della sfida di produrre una power unit così complessa – e controversa – come l’attuale propulsore in uso in F1.
Se Audi ha cominciato un percorso che secondo i piani la dovrebbe portare alla vittoria entro il 2030, la F1 lotta per continuare a mantenere la sua rilevanza. “Oggi tutto va verso la sintesi, la velocità di consumare tutto in un attimo, con il dito pronto a cambiare informazione sul telefono. Credo che il punto fondamentale sia dare valore al tempo che le persone scelgono di dedicarci. Una gara di Formula 1 dura un’ora e mezza, due, ma è un’esperienza che viene da lontano. Se si partecipa fisicamente si condividono avventure uniche”.
“Chi invece ci segue su diverse piattaforme deve poter fruire di contenuti. Il vero segreto non è ridurre per l’ansia da prestazione di seguire tutto in maniera veloce, ma di arricchire l’esperienza. Più contenuti diversi creiamo, più riusciamo a far comprendere l’autenticità della nostra piattaforma sportiva. Ci stiamo spostando verso generazioni che hanno una soglia di attenzione molto bassa. Serve autenticità per lasciare il segno”. Resta da vedere quale sarà la resa di questo regolamento tecnico alla luce delle modifiche che verranno ratificate la prossima settimana. E quanto sia autentica se rapportata al DNA della categoria.
Di una cosa, Domenicali è certo. “Dal nostro punto di vista l’approccio tecnologico non metterà mai in discussione la nostra esperienza di vita, l’importanza dell’uomo. Il pilota guiderà sempre la macchina, i meccanici cambieranno sempre le gomme, gli ingegneri sfrutteranno capacità di calcolo straordinarie per progettare. Per noi la centralità delle persone non è negoziabile. La tecnologia cresce a una velocità spaventosa, ma la gente vuole vivere l’esperienza, sentire qualcosa che vada al di là della tecnologia”. E riportare il pilota al centro, in questo senso, sarebbe buona cosa.