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Brexit, un boomerang per i lavoratori Nissan? Il caso X-Trail

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Nissan cancella la produzione del nuovo SUV a Sunderland, la fabbrica più grande d'Inghilterra. Sulla decisione pesa la paura di un “no deal”, ma anche l'accordo di libero scambio tra UE e Giappone partito l'1 febbraio

Brexit, un boomerang per i lavoratori Nissan? Il caso X-Trail

“Should I stay or should I go?” cantavano i Clash, una delle più importanti band punk inglesi di sempre. Più o meno lo stesso interrogativo ai quali sono stati sottoposti i sudditi di Sua Maestà nel 2016, quando sono stati chiamati a decidere se rimanere o uscire dalla UE.

Alla domanda il Regno Unito si è spaccato in due, con una sostanziale parità (48,11% contro 51,89%) tra i favorevoli al distacco e quelli convinti sul fatto che rimanere ancorati all'Europa sia la scelta migliore, leggermente i superiorità. Il dato però riguarda il complesso del Regno Unito, ma a ben vedere i dati sulla consultazione di due anni fa hanno espresso una certa disomogeneità tra i partiti del “leave” e quelli del “remain” a livello locale.

Sunderland è uno dei casi più evidenti: il 61% dei residenti su una popolazione di circa 174.000 abitanti si è espresso a favore della “Brexit”, contro il 39% dei contrari. Ma Sunderland è anche una città in cui l'economia poggia fortemente su una fabbrica di automobili, quella della Nissan, che dalla metà dei primi anni 2000 è cresciuta fino a diventare la più grande di tutto il Regno Unito, grazie a successi commerciali come il Nissan Qashqai (che è l'auto costruita sull'Isola più venduta del mondo), poi affiancato da Juke e Leaf e più recentemente da Infiniti Q30 e QX30. Una vettura su due prodotta a Sunderland viene esportata verso i paesi dell'UE.

Il Nissan X-Trail di nuova generazione sarebbe dovuto essere prodotto a Sunderland, ma la Casa giapponese ha cambiato piani e lo realizzerà in Giappone
Il Nissan X-Trail di nuova generazione sarebbe dovuto essere prodotto a Sunderland, ma la Casa giapponese ha cambiato piani e lo realizzerà in Giappone

Aperta nel 1986 con la benedizione di Margaret Thatcher, Nissan Motor Manufacturing UK oggi conta circa 7.000 addetti. I quali, nel 2016, votarono prevalentemente a favore del “leave”, contro il parere del datore di lavoro. In generale, infatti, tutta l'industria dell'auto britannica è contraria alla Brexit, dal momento che poggia su scambi con l'estero: 8 auto prodotte in UK oggi infatti sono esportate. Più che la Brexit, infatti, quello che spaventa i costruttore d'Oltremanica è il “no deal”, ovvero l'uscita dall'Europa senza un accordo sugli scambi. Il che porterebbe a dover fronteggiare l'eventualità di costi di import-export più elevati non solo delle vetture finite, ma anche dei componenti rispetto alla situazione odierna.

La stessa Casa giapponese nell'ottobre del 2016, cioè tre mesi dopo il referendum, annunciò infatti che avrebbe costruito due nuovi modelli a Sunderland. Uno di questi sarebbe stato il Nissan X-Trail di prossima generazione, che avrebbe creato circa 740 nuovi posti di lavoro. Un impegno assunto a fronte dell'assicurazione da parte del Governo britannico di voler supportare Nissan con 80 milioni di sterline e più in generale tutta l'industria, come stabilito da una lettera confidenziale a Carlos Ghosn di cui poche ore fa il Financial Times ha rivelato l'esistenza.

A Sunderland Nissan produce anche la Leaf insieme a Qashqai e Juke
A Sunderland Nissan produce anche la Leaf insieme a Qashqai e Juke

Tre giorni fa il dietro-front di Nissan: il nuovo Nissan X-Trail si farà invece in Giappone, nello stabilimento di Kyushu. L'azienda ha motivato la sua scelta in una nota ufficiale: «Nissan sta investendo molto in nuove tecnologie e propulsori per la prossima generazione di veicoli nel nostro stabilimento di Sunderland. Per questo stiamo sfruttando le nostre risorse globali e con X-Trail già prodotto in Giappone, possiamo ridurre i nostri costi di investimento iniziali. La nostra forza lavoro a Sunderland ha piena fiducia e continuerà a beneficiare dell'investimento previsto per Juke e Qashqai», ha spiegato il presidente di Nissan Europa, l'italiano Gianluca de Ficchy.

Ma è dunque davvero solo la Brexit ad aver fatto cambiare idea a Nissan? A ben vedere sembra di no. Più correttamente si dovrebbe dire che è da una parte la mancanza ad oggi di un accordo commerciale con l'UE e l'incertezza che ne deriva da una scadenza, quella del 29 marzo, che si avvicina a grandi passi e che ha convinto i vertici giapponesi a frenare gli investimenti in terra d'Albione.

La produzione di veicoli nel Regno Unito è in calo dal 2016
La produzione di veicoli nel Regno Unito è in calo dal 2016

Dall'altra, però, c'è il varo dell'Economic Partnership Agreement (EPA) tra UE e Giappone che è entrato in vigore proprio l'1 febbraio 2019, 48 ore prima cioè che Nissan annunciasse di voler spostare la produzione dell'X-Trail dal Regno Unito in Giappone. L'accordo commerciale tra Bruxelles e Tokyo prevede semplificazioni e cancellazioni progressive delle tariffe doganali e soprattutto il riconoscimento reciproco delle norme di omologazione dei veicoli. In sostanza, le Case giapponesi in caso di “hard Brexit” del Regno Unito hanno assicurato comunque attraverso tale accordo un corridoio sicuro verso il mercato europeo.

Non c'è dubbio però che l'incertezza creata dalle difficoltà di Londra a mettere nero su bianco un accordo commerciale con Bruxelles prima del 29 marzo, in assenza del quale si verificherebbe la temuta “Hard Brexit”, e il rischio concreto di dazi doganali a gravare sulle attività delle Case sta frenando gli investimenti dei costruttori in terra inglese.

Il Regno Unito esporta 8 su 10 veicoli prodotti sul proprio territorio
Il Regno Unito esporta 8 su 10 veicoli prodotti sul proprio territorio

La Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT) ha indicato un calo del 46,5% nel 2017 degli investimenti nel settore, che si accompagna ad un calo del 9,1% della produzione nel 2018: «Con meno di 60 giorni prima di lasciare l'UE e il rischio di crollare senza un accordo sempre più reale, l'industria britannica è in allarme rosso. L'incertezza sulla Brexit ha già causato enormi danni alla produzione, agli investimenti e ai posti di lavoro», avverte l'associazione dei costruttori d'Oltremanica, per i quali la Brexit rappresenta una scommessa dall'esito ancora troppo incerto.

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