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Se bastasse leggere le aliquote, la conclusione sarebbe scontata: dazi più alti, auto cinesi in frenata. Peccato che il mercato italiano stia raccontando tutt'altra storia. E chi pensa che la sfida tra costruttori europei e nuovi arrivati d'Oriente si risolva in dogana rischia di guardare il dito invece della luna.
Partiamo dai fatti. Tra gennaio e luglio 2026 BYD ha quasi triplicato le proprie immatricolazioni in Italia rispetto allo stesso periodo del 2025. Omoda & Jaecoo ha messo a segno un balzo del 269%. E Leapmotor ha compiuto un salto impressionante: da meno di 2mila a oltre 25mila vetture.
Tutto questo mentre i dazi compensativi voluti dall'Unione Europea sono pienamente operativi da mesi. Com'è possibile? La risposta sta in un dettaglio che spesso sfugge nel dibattito pubblico.
Le misure nate dall'indagine antisussidi del 2023 hanno un bersaglio molto preciso: le auto elettriche a batteria prodotte in Cina. Le aliquote cambiano da gruppo a gruppo e si sommano al dazio ordinario del 10% sulle importazioni extra UE.
Il punto chiave è tutto qui. I dazi non riguardano i marchi cinesi in quanto tali, né le loro ibride o le loro plug in, né tantomeno l'espansione delle reti commerciali. Colpiscono un solo canale: le BEV assemblate in Cina e spedite in Europa.
Sarebbe sbagliato dire che le tariffe non servano a nulla. Secondo un'analisi di Transport & Environment, federazione europea di organizzazioni per la mobilità sostenibile con sede a Bruxelles, la quota di auto elettriche prodotte in Cina sul mercato europeo è scesa dal 22% del 2024 al 17% del primo trimestre 2026. Un dato che, va precisato, comprende tutte le vetture assemblate in Cina, non solo quelle dei marchi cinesi.
Il vantaggio di prezzo, però, resiste: le elettriche cinesi costano in media il 21% in meno rispetto ai modelli europei equivalenti. Più che scomparire, questo vantaggio si sposta e passa sempre più spesso dalla produzione localizzata in Europa, che aggira di fatto la barriera doganale.
Intanto i costruttori del Vecchio Continente non combattono una sola guerra. Volkswagen Group ha stimato in 2,9 miliardi di euro il peso dei dazi americani sul 2025. BMW calcola circa 1,5 punti di erosione sul margine EBIT della divisione Automotive. Mercedes Benz ha visto il ritorno sulle vendite della divisione Cars scivolare dall'8,1% al 5,0% tra 2024 e 2025.
Tradotto: rispondere agli sfidanti con una guerra dei prezzi è una strada che l'Europa non può percorrere a cuor leggero. Ogni sconto pesa su bilanci già messi alla prova.
C'è poi una specificità tutta italiana. Secondo i dati UNRAE, nei primi sette mesi del 2026 il mercato è cresciuto dell'8,9%, ma il motore della crescita non è l'elettrico puro.
Con quasi un'auto su due ibrida, è evidente che i nuovi costruttori cinesi hanno a disposizione un campo di gioco enorme, dove i dazi sulle elettriche semplicemente non arrivano. Motorizzazioni, segmenti, politiche commerciali: la competizione è molto più larga di quanto suggeriscano i titoli sulle tariffe.
Lo sottolinea anche Tommaso Carboni, Country Director di bee2link group Italia, realtà tecnologica che sviluppa piattaforme software per le concessionarie: i dazi "rallentano un canale preciso, quello delle BEV importate dalla Cina", mentre i nuovi brand si muovono "su un fronte molto più largo, fatto di ibrido, plug in e produzione sempre più vicina all'Europa".
Ed eccoci al cuore della questione. Prezzo e tecnologia restano importanti, ma non spiegano più da soli chi conquista il cliente.
L'Automotive Customer Study 2026 di Quintegia rivela che il 74% degli automobilisti si sente prima di tutto cliente della concessionaria. Non solo: tra chi acquista un marchio emergente, il 64% varca la soglia dello showroom senza aver ancora deciso marca e modello. Deloitte completa il quadro: per l'83% degli italiani il rapporto diretto con il dealer è decisivo per fidarsi prima di firmare.
Per un brand appena sbarcato in Italia, senza uno storico su valore residuo, ricambi e assistenza, questo significa una cosa sola: la concessionaria diventa il vero terreno di conquista. Non più un semplice punto vendita, ma il luogo dove la credibilità si costruisce stretta di mano dopo stretta di mano.
Carboni parla di un dealer schiacciato tra "le strategie industriali dei costruttori a monte, e un consumatore sempre più informato ma anche più esigente a valle", dove la tecnologia a supporto della rete diventa "un fattore competitivo tanto quanto il prodotto stesso".
Le aliquote doganali sono nero su bianco, misurabili al centesimo. Ma chi entra in un salone e si trova davanti un logo mai visto prima si pone domande che nessuna tabella può risolvere. Chi mi seguirà in officina fra tre anni? Quanto varrà quest'auto quando vorrò rivenderla? I pezzi di ricambio saranno sempre disponibili?
Ecco allora chi vince davvero con i dazi europei: non chi paga l'aliquota più bassa, ma chi riesce a rispondere meglio a queste domande. Una sfida che si gioca lontano da Bruxelles, nelle concessionarie italiane, un cliente alla volta.
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